Banca d’Italia: ristagno dei prestiti alle imprese in Puglia

Durante la crisi la quota di famiglie indebitate per un mutuo o per credito al consumo è cresciuta in Puglia più rapidamente che nelle altre aree del paese, quelle che hanno fatto ricorso a entrambi i tipi di debito sono quasi raddoppiate. I tassi d’interesse dopo essere aumentati fino al primo trimestre sono diminuiti nei mesi successivi riportandosi su livelli poco superiori a quelli della fine del 2011. La recessione ha provocato un deterioramento della qualità del credito specie nel settore manifatturiero e delle costruzioni, con un aumento dei prestiti in sofferenza e di quelli incagliati. In corso d’anno si sono allentate le tensioni sulla raccolta delle banche: è proseguita con vigore la crescita dei depositi bancari, si è invece attenuata, pur rimanendo positiva, quella delle obbligazioni.

L’espansione dei prestiti a residenti in regione, che si era progressivamente attenuata dalla seconda metà del 2011, si è quasi annullata nel corso del 2012 (0,1 per cento a dicembre sui dodici mesi); la dinamica è divenuta negativa nei primi mesi del 2013 (-0,8 per cento a marzo in base a dati provvisori; fig. 3.1a e tav. 3.1). Sull’andamento del credito delle banche a imprese e famiglie consumatrici ha influito la persistente debolezza della domanda; vi si sono associate condizioni dell’offerta ancora tese (cfr. il riquadro: L’andamento della domanda e dell’offerta di credito).

La decelerazione del credito ha interessato sia le banche di maggiori dimensioni sia gli intermediari più piccoli (fig. 3.1b). I finanziamenti alle imprese con meno di venti addetti si sono ridotti dell’1,3 per cento a fronte di una lieve espansione di quelli alle imprese medio-grandi. Nel complesso, il credito alle imprese ha ristagnato (0,1 per cento), mentre quello alle famiglie consumatrici ha registrato una flessione per la prima volta negli anni recenti (-0,7 per cento). I prestiti bancari alla clientela regionale hanno comunque registrato un andamento meno sfavorevole rispetto sia al Mezzogiorno sia alla media nazionale, per effetto principalmente del migliore andamento presso le imprese.

Il credito alle famiglie consumatrici. – Il credito concesso alle famiglie consumatrici da banche e società finanziarie è lievemente diminuito nel 2012 (-0,2 per cento), a fronte di un aumento del 3,6 nel 2011 (tav. 3.2). Sono calati i mutui per l’acquisto di abitazioni, in corrispondenza con la riduzione delle compravendite immobiliari (cfr. il paragrafo: Le costruzioni e il mercato immobiliare). Il tasso di crescita del credito al consumo, nonostante la sostenuta espansione dei finanziamenti erogati dalle società finanziarie, è aumentato debolmente rispetto all’anno precedente (0,7 per cento), riflettendo la perdurante debolezza degli acquisti di beni durevoli (cfr. il paragrafo: I servizi). I tassi d’interesse praticati dalle banche sui mutui per l’acquisto di abitazioni, dopo l’aumento registrato nel primo trimestre, sono diminuiti nei mesi successivi riallineandosi, nello scorcio dell’anno, ai valori della fine del 2011 (4,21 per cento). Nel primo trimestre dell’anno in corso i tassi sono diminuiti al 4,07 per cento (tav. A26). Le erogazioni di nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni hanno subito una consistente riduzione nel 2012, a poco più di un miliardo di euro (-55,5 per cento rispetto al 2011, oltre il 60 per cento in meno del picco del 2007; fig. 3.2). La contrazione è stata più marcata di quella media nazionale e del Mezzogiorno. In corrispondenza con un minore differenziale tra i tassi fissi e quelli variabili, il peso delle erogazioni a tasso fisso è lievemente aumentato nel 2012 (al 36,5 per cento del totale).

Nel corso del 2012 le nuove erogazioni di mutui sono calate in misura più marcata per i giovani (tav. a27). Tra il 2006 e il 2012 la quota di nuovi mutui a debitori con meno di 35 anni si è ridotta di circa 7 punti percentuali, dal 46 al 38,9 per cento. Si è arrestata, nel 2012, la tendenza all’aumento delle erogazioni di mutui di importo elevato. Le erogazioni oltre i 150 mila euro, che avevano raggiunto un picco pari al 40,9 per cento del totale nel 2011, sono diminuite al 36,8 per cento. Questo potrebbe riflettere un atteggiamento più prudente da parte delle famiglie nell’acquisto della casa o la lieve flessione dei prezzi immobiliari. Sulla base delle risposte delle banche alla RBLS, nel 2012, dopo diversi anni, è tornata ad aumentare di circa due punti la percentuale del valore dell’immobile mediamente finanziata dalle banche (loan to value). L’atteggiamento più cauto delle banche ha comportato tuttavia una minore frequenza di mutui con loan to value oltre l’80 per cento o con durata oltre i trent’anni. Sono anche molto diminuite le surroghe o sostituzioni di mutui tra banche concorrenti, rese meno convenienti dal peggioramento delle condizioni di offerta. In base ai dati dell’inda per un mutuo o per credito al consumo è cresciuta in Puglia più rapidamente che nelle altre aree del paese (tav. a28). Il valore regionale nel 2011 è rimasto inferiore alla media nazionale (23,9 per cento in Puglia, a

fronte del 27,3 medio), ma ha superato negli ultimi anni quello del Mezzogiorno. Le famiglie che hanno fatto ricorso simultaneamente al mutuo e al credito al consumo sono quasi raddoppiate nel periodo considerato (dall’1,5 al 2,9 per cento del totale; nel 2011 erano il 4,4 per cento a livello nazionale). A differenza di altre regioni, in Puglia la partecipazione delle famiglie al mercato del credito è solo in parte correlata al reddito,

raggiungendo un massimo presso quelle con redditi medio-alti: le famiglie indebitate nel 2011 erano il 20,5 per cento del totale nel primo quartile di reddito, il 30,9 nel terzo. La presenza simultanea di debito immobiliare e al consumo è particolarmente frequente presso i nuclei più numerosi, passando dall’1,8 per cento di quelli con un solo membro al 5,6 presso quelli con almeno cinque membri. La quota di famiglie finanziariamente vulnerabili è più elevata presso i nuclei di lavoratori autonomi o più giovani: il 4,5 delle famiglie di lavoratori autonomi e il 4,2 di quelle con capofamiglia sotto i 35 anni destinavano oltre il 30 per cento del reddito al rimborso della rata del mutuo (a fronte dell’1,9 per cento del totale del campione). Le famiglie in arretrato sulle rate del debito sono più diffuse tra quelle con capofamiglia meno istruito e quelle più numerose. Sulla base dei dati della Centrale di allarme interbancaria l’incidenza delle famiglie consumatrici che presentano anomalie nei pagamenti con assegni o carte di credito ha continuato a ridursi nel 2012, dopo avere toccato un massimo nel corso del 2009 (tav. a29). Il valore del 2012 (34 soggetti ogni 10 mila abitanti) è allineato alla media nazionale, e di quasi un terzo inferiore a quello del Mezzogiorno.

Il credito alle imprese. – Nel 2012 i prestiti concessi alle imprese da banche e finanziarie si sono lievemente ridotti (-0,3 per cento), a fronte di un’espansione nel 2011 (3,1; tav. 3.3). Il calo è stato particolarmente marcato per le imprese manifatturiere (-1,5 per cento) e per quelle dei servizi (-2,1). Rimane espansiva la dinamica dei finanziamenti alle società di costruzioni (0,8 per cento). Al netto, tuttavia, dei prestiti in sofferenza e delle operazioni di pronti contro termine, anche il credito al settore edile è diminuito (cfr. il riquadro: Il finanziamento delle imprese della filiera immobiliare). Sono cresciuti in misura sostenuta i finanziamenti alle imprese degli altri settori (6,4 per cento), che includono quelle del comparto energetico.

La riduzione dei prestiti alle imprese manifatturiere ha riguardato quasi tutti i comparti produttivi, specie il tessile e il metallurgico (-6,4 e -2,7 per cento, rispettivamente; tav. a30). La riduzione dei prestiti al settore delle costruzioni, iniziata nel secondo semestre del 2011, è proseguita per quasi tutto il 2012, mostrando segni di ripresa solo nell’ultimo trimestre. Tra le imprese dei servizi si è registrato un calo particolarmente marcato per quelle dei trasporti (-10,6 per cento, a fronte di una stagnazione nel 2011). La dinamica del credito ai settori energetici ha beneficiato del favorevole andamento degli investimenti nel comparto degli impianti eolici, specie nella provincia di Foggia, e in quelli fotovoltaici sull’intero territorio regionale.

Il calo del fatturato e degli investimenti si è riflesso, rispettivamente, in una forte contrazione degli anticipi su operazioni commerciali (-10,5 per cento) e in una riduzione dei prestiti a scadenza (-2,0 per cento). I prestiti in conto corrente dopo essersi ridotti nel 2011 hanno ripreso a espandersi nel secondo semestre del 2012 (1,8 per cento lo scorso dicembre; tav. 3.3). Sull’incremento del credito in conto corrente influisce il peggioramento dei termini del credito commerciale: per le imprese intervistate dalla Banca d’Italia tra il 2011 e il 2012 sono aumentati i giorni medi di dilazione concessi ai clienti (da 81 a 83), la quota di clienti in ritardo nei pagamenti (dal 38 al 42 per cento) e i giorni medi di ritardo (da 62 a 72).

Il permanere di condizioni di offerta ancora tese è confermato dalle risposte delle imprese industriali intervistate dalla Banca d’Italia. Il 44,2 per cento di esse ha cercato di aumentare il proprio indebitamento nel 2012, e oltre la metà di queste avrebbe anche accettato un aggravio delle condizioni. Tra le imprese che hanno richiesto nuovo credito poco meno di un quinto si sono viste opporre un rifiuto dalla banca, a fronte del 56 per cento che lo ha ottenuto integralmente; richieste di rientri anticipati da precedenti finanziamenti hanno interessato un’impresa su nove. Metà delle imprese ha decurtato i propri programmi d’investimento per ridurre l’indebitamento. Oltre che dal credito tradizionale, lo sviluppo delle imprese potrebbe essere sostenuto da forme di finanziamento non bancario, quali il private equity, che tuttavia appaiono scarsamente presenti sul territorio regionale (cfr. il riquadro: Gli investimenti dei fondi di private equity). A dicembre del 2012 i tassi di interesse a breve termine praticati dalle banche alle imprese sono aumentati di circa mezzo punto percentuale rispetto alla fine del 2011, al 7,71 per cento, dopo avere toccato un massimo nel secondo trimestre (tav. a26). Sono invece rimasti praticamente invariati i tassi applicati sui prestiti a medio e a lungo termine. L’aumento del costo del credito a breve è stato omogeneo tra i principali settori, e più marcato per le imprese con meno di venti addetti. Nel 2012 si è confermata la selettività delle banche nei confronti di imprese caratterizzate da diversi profili di rischio. È rimasto stabile il differenziale tra il costo del debito per le imprese rischiose rispetto a quelle con indici di bilancio più solidi (cfr. la sezione: Note metodologiche). Per i prestiti a breve termine tale differenza è stata pari in media a 2,3 punti percentuali nell’ultimo trimestre del 2012 (fig. 3.3a). Il differenziale è più contenuto nel segmento dei finanziamenti a medio e a lungo termine, più frequentemente assistiti da garanzie reali: in questo caso lo spread tra le imprese più rischiose e quelle più sicure si è ampliato dalla fine del 2010, raggiungendo un massimo a metà dell’anno scorso (fig. 3.3b).

La qualità del credito

La perdurante congiuntura sfavorevole si è riflessa in un ulteriore aumento della rischiosità del credito, che ha raggiunto valori storicamente elevati presso le imprese, specie quelle delle costruzioni (cfr. il riquadro: Il finanziamento delle imprese della filiera immobiliare). Nella media dei quattro trimestri del 2012 il flusso di nuove sofferenze rettificate è stato pari al 2,9 per cento dei prestiti vivi in essere all’inizio del periodo (2,2 nel 2011) e, sulla base di dati provvisori, è cresciuto ulteriormente a marzo 2013 (3,2 per cento). Anche le partite deteriorate, costituite da incagli, crediti scaduti e prestiti ristrutturati, hanno subito un incremento passando dal 5,7 al 7,3 per cento dei prestiti totali nel periodo da dicembre 2011 a dicembre 2012 (tav. A31). Per le imprese il tasso di decadimento ha subito un incremento dal 3,1 al 4,5 per cento (fig. 3.4a), un valore superiore alla media nazionale ma inferiore a quella del Mezzogiorno (3,4 e 5,2 per cento, rispettivamente). Le nuove sofferenze delle imprese i sono concentrate, in particolar modo, nel comparto manifatturiero e in quello edile, sebbene anche presso le imprese del terziario si sia registrato un incremento.

L’indice di deterioramento netto del credito alle imprese, che tiene conto di tutti i crediti la cui qualità è peggiorata, al netto dei miglioramenti, è fortemente cresciuto nel corso del 2012, portandosi a dicembre al -8,1 per cento (-5,1 alla fine del 2011; fig. 3.4b). In particolare è divenuto più frequente il deterioramento di prestiti precedentemente privi di qualsiasi anomalia. Il decadimento del credito alle famiglie consumatrici è rimasto costante all’1,2 per cento, un valore leggermente inferiore alla media nazionale e del Mezzogiorno. Tuttavia nel 2012 è tornata a deteriorarsi lievemente la qualità dei nuovi mutui: i casi di anomalia su quelli erogati nei 3 anni precedenti, che avevano raggiunto un massimo nel 2009, si sono riportati all’1,6 per cento (1,3 nel 2011; fig. 3.5a). Il peggioramento si è concentrato nei mutui a tasso variabile. Considerando tutti i crediti alle famiglie consumatrici (indipendentemente dalla data di erogazione), l’indice di deterioramento netto è rimasto migliore del corrispondente dato nazionale (fig. 3.5b).

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Banca d’Italia: ristagno dei prestiti alle imprese in Puglia ultima modifica: 2013-06-18T11:34:21+00:00 da Flavio Meloni

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