Banca Popolare di Vicenza, perdita da 1,9 miliardi nel 2016

Banca Popolare di Vicenza LogoBanca Popolare di Vicenza archivia il 2016 con un risultato netto negativo per 1,9 miliardi. Sulla perdita, spiega una nota dell’istituto, hanno influito in particolare 1.078 milioni di rettifiche di valore su crediti, 367 milioni di rettifiche di valore su titoli e partecipazioni e 291 milioni di accantonamenti ai fondi rischi e oneri connessi al rischio litigations su azioni Bpvi e agli esiti dell’offerta di transazione ai soci.

A marzo la liquidità della Banca Popolare di Vicenza è peggiorata quale conseguenza della significativa uscita di raccolta commerciale a seguito dei timori di bail-in connessi alle incertezze sul processo di ricapitalizzazione. Per questo lo scorso 23 marzo il cda ha deciso di procedere con la richiesta a Banca d’Italia e al Mef di un’ulteriore emissione di titoli con Garanzia dello Stato fino a un massimo di 2,2 miliardi di euro della durata di 3 anni.

Di seguito le dinamiche delle voci di conto economico al 31 dicembre 2016:

Il margine di interesse si attesta a 380,1 milioni di euro ed è in flessione del 24,6% rispetto al 31 dicembre 2015, principalmente a causa del maggior costo del funding connesso al diverso mix delle fonti di raccolta a cui si è fatto ricorso per sostenere il profilo di liquidità del Gruppo, che si è progressivamente deteriorato e si è reso necessario sostenere anche ricorrendo al deleveraging degli impieghi con clientela.

La voce dividendi e risultato delle partecipazioni valutate al patrimonio netto è pari a 14,0 milioni di euro in calo del 70,7% rispetto al 31 dicembre 2015. La riduzione è dovuta ad una flessione dei dividendi che beneficiavano nel 2015 di importanti apporti (21,8 milioni di euro) degli investimenti in fondi di private equity e nonché a minori risultati conseguiti dalle compagnie assicurative valutate a patrimonio netto.

Le commissioni nette, sono pari a 230,3 milioni di euro, in diminuzione del 28,6% rispetto al 31 dicembre 2015. Il calo è principalmente attribuibile alla flessione delle commissioni nette legate ai servizi di gestione ed intermediazione (-44,6%) che risentono delle minori consistenze di raccolta indiretta, nel più generale contesto di riduzione delle masse intermediate. Tale riduzione ha avuto un impatto negativo anche sullo sviluppo delle commissioni connesse alla prestazione di servizi di tipo tradizionale quali, ad esempio, la tenuta e gestione dei conti correnti, il comparto estero ed i servizi di incasso e pagamento e di ricezione e trasmissione ordini di negoziazione su strumenti finanziari.

Il risultato netto dei portafogli di proprietà è pari a 46,2 milioni di euro in calo del -71,7% rispetto al 31 dicembre 2015, per effetto di minori ricavi derivanti dall’attività di negoziazione e di minori utili dalla cessione di titoli di Stato
che, nello scorso esercizio, avevano beneficiato di favorevoli finestre di mercato consentendo il realizzo di importanti
plusvalenze.

Gli altri proventi netti ammontano a 49,5 milioni di euro, a fronte dei 15,3 milioni di euro del 31 dicembre 2015. Si precisa che il confronto presenta taluni limiti di comparabilità in quanto, a fine 2016, l’aggregato include per 4,2 milioni di euro anche le risultanze nette delle società HDS non presenti invece al 31 dicembre 2015. Si ricorda infine che tra gli altri oneri del 31 dicembre 2015 figuravano componenti negative una-tantum connesse ai riaccrediti che erano stati effettuati alla clientela a ristoro di commissioni e recuperi di spesa addebitati negli esercizi precedenti.

Il totale dei proventi operativi si attesta a 720,1 milioni di euro in calo del 31,6% a/a e riflette la significativa riduzione delle masse intermediate con la clientela (circa -8,8 miliardi di euro, pari a -14,2%), l’incremento del costo della raccolta e la riduzione del contributo derivante dalla cessione di titoli di stato.

Gli oneri operativi ammontano complessivamente a 687,5 milioni di euro, in flessione dell’1,2% rispetto al dato del 2015. Il confronto presenta taluni limiti di comparabilità in quanto, a fine 2016, l’aggregato include per 5,8 milioni di
euro anche le risultanze delle società HDS SpA non presenti invece al 31 dicembre 2015, nonché componenti non ricorrenti quali la sanzione AGCOM per 4,5 milioni e gli oneri accantonati a fronte del fondo di solidarietà per 20,4 milioni. Al netto di tali componenti gli oneri operativi evidenziano una riduzione pari al 5,6%.

Le spese per il personale sono in aumento dello 0,6% ed includono il costo (20,4 milioni di euro) riferibile all’attivazione del fondo di solidarietà del personale dipendente, al netto del quale la voce è in riduzione del 4,3%, principalmente per effetto del diminuito numero di dipendenti e della riduzione dei costi per Tfr e Fap connessi all’applicazione del nuovo Ccnl. Le altre spese amministrative si riducono di 8,9 milioni di euro (-3,6%). Al netto della sanzione Agcm e delle risultanze delle società HDS SpA, la riduzione della voce è pari al -7,7%. Infine, gli ammortamenti sono in flessione di 2 milioni di euro (-5,7%).

Per effetto delle dinamiche sopra descritte il risultato della gestione operativa del Gruppo, pur in forte riduzione rispetto al 2015 (-324,3 milioni di euro) è complessivamente positivo per 32,6 milioni di euro.

Le rettifiche e gli accantonamenti ammontano a 1.719 milioni di euro e si posizionano su livelli molto elevati, ancorché complessivamente in riduzione del 26,6% rispetto al 31 dicembre 2015. In particolare:

– le rettifiche di valore su crediti, pari a 1.077,5 milioni di euro (-19,2% a/a), riflettono l’evoluzione del credito deteriorato, le ulteriori rettifiche su clienti con finanziamenti correlati al capitale nonché gli effetti delle ispezioni della Bce del 2016 e di inizio 2017.

– le rettifiche di valore su titoli AFS e partecipazioni, pari a 367 milioni di euro (+114,3% a/a), sono principalmente riconducibili al recesso dalla partnership esercitato da Cattolica Assicurazioni ed alla conseguente svalutazione della partecipazione (221,8 milioni di euro inclusivi degli effetti connessi alla riclassifica dell’interessenza tra le “attività finanziarie disponibili per la vendita”) e alla valutazione negativa (80,9 milioni di euro) delle opzioni put detenute da Cattolica sul 60% delle compagni assicurative, nonché alle ulteriori svalutazioni dei fondi Lussemburghesi Optimum MSI e MSII (50,5 milioni di euro).

– gli accantonamenti netti ai fondi rischi e oneri, pari a 265,4 milioni di euro (-48,3%), sono in gran parte riconducibili a rischi per litigation su azioni BPVi (290,6 milioni di euro inclusivi della stima preliminare degli oneri a fronte dell’Offerta di Transazione formulata dalla Capogruppo ai propri Soci/Azionisti, parzialmente compensati da
circa 83 milioni di euro di liberazione dei fondi stanziati lo scorso esercizio su azioni correlate a finanziamenti a fronte di stralci per accordi transattivi e/o rettifiche di valore sui finanziamenti) e, in misura minore, ad altri rischi su controversie legali (24,5 milioni di euro), a penali connesse allo scioglimento della jont venture con Cattolica Assicurazioni (6,2 milioni di euro) ed ad altri oneri (27,1 milioni di euro) per lo più riferibili a sanzioni preannunciate
alla capogruppo da parte di autorità di vigilanza.

Il risultato netto della cessione/valutazione di investimenti viene a determinarsi in 7,4 milioni di euro ed è riferibile per 18,4 milioni di euro all’earn-out connesso alla cessione della quota di interessenza in Icbpi avvenuta lo scorso esercizio, mentre ha inciso negativamente per 9,2 milioni di euro la svalutazione degli immobili di proprietà a seguito delle nuove perizie effettuate. Al riguardo si precisa che le risultanze del 2015 includevano invece la plusvalenza di 166,7 milioni di euro realizzata con la cessione dell’interessenza detenuta nell’Istituto Centrale delle Banche Popolari.

I contributi Brrd, Fitd e schema volontario registrati nell’esercizio sono pari a 57,7 milioni di euro a fronte di 58,1 milioni di euro a fine 2015.

Le imposte sono negative per 164,5 milioni di euro (+486,3 milioni di euro al 31 dicembre 2015), principalmente per effetto dello scarico di Dta precedentemente iscritte a seguito dell’esito del nuovo “probability test” condotto a  fine esercizio. Nella voce è altresì incluso il canone per le Dta ex D.L. 59/2016 (7,1 milioni di euro, assente nel 2015).

Banca Popolare di Vicenza, perdita da 1,9 miliardi nel 2016 ultima modifica: 2017-03-29T12:22:37+00:00 da Redazione

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