Banca Sistema, al 31 dicembre utili a 23,7 milioni, in crescita del 21%

Banca Sistema LogoIl consiglio di amministrazione di Banca Sistema ha approvato i risultati preliminari al 31 dicembre 2015, chiusi con un utile netto “normalizzato”, per elementi non ricorrenti relativi alla quotazione ed al contributo straordinario al Fondo Nazionale di Risoluzione, pari a 23,7 milioni (19,5 milioni nello stesso periodo del 2014) in aumento del 21% a/a.

Al quarto anno dalla sua fondazione Banca Sistema chiude l’esercizio ancora una volta con un utile in crescita, registrando una redditività tra le più alte nel panorama bancario europeo e con l’acquisizione di Beta Stepstone, annunciata ieri, pone le basi per un’ulteriore crescita futura.

Andamento Commerciale
La robusta crescita del core business factoring, che ha registrato un turnover pari a 1.411 milioni, in aumento del 20% a/a, è stata conseguita anche grazie ad un’azione commerciale mirata:

1. all’aumento dei clienti, passati dai 124 del 2014 ai 294 del 2015, restando comunque elevata la percentuale del turnover recurring pari a circa il 90%;

2. alla diversificazione dei canali di origination, grazie alla chiusura di 14 accordi commerciali con banche (per un totale di 1.100 filiali in Italia) per la distribuzione dei prodotti factoring, che ha contribuito in termini di turnover per 73 milioni.

La crescita ha fatto ulteriormente ridurre anche la concentrazione dei volumi per cliente. Il quarto trimestre del 2015 ha pesato per il 38% sul turnover dell’intero anno in linea con quanto accaduto nel 2014; in particolare il mese di dicembre 2015 ha pesato sul turnover annuo per il 22%.

In termini di prodotto si segnala la crescita del factoring di crediti fiscali (IVA), in aumento del 168% a/a. L’outstanding (dato gestionale) factoring al 31 dicembre 2015 si attesta a 1.111 milioni e il 93% è rappresentato da debitori della Pubblica Amministrazione (PA), tra cui Amministrazioni Centrali dello Stato (27%), Enti Territoriali (40%), ASL (13%), Imprese Pubbliche (7%) ed Enti del Settore Pubblico (6%). L’81% dell’outstanding a fine dicembre 2015, in linea con il core business della banca, è rappresentato da factoring pro soluto, il 9% da factoring pro solvendo e il 10%, in forte aumento rispetto a fine 2014, da crediti fiscali (IVA).

Nel 2015 il Gruppo ha erogato finanziamenti alle PMI garantiti all’80% dal Fondo di garanzia del Ministero dello Sviluppo Economico (legge 662/96) per 79,0 milioni (20,8 milioni nel 2014).
Nel 2015 Il Gruppo ha acquistato crediti CQS/CQP per circa 115 milioni, grazie al rinnovo dell’accordo con un partner specializzato siglato nel 2014 e a quattro nuovi accordi siglati nel 2015, ripartiti tra dipendenti privati (21%), pensionati (47%) e dipendenti pubblici (32%).

Risultati economici del 2015
I risultati economici del 2015 di seguito commentati sono stati “normalizzati” al fine di sterilizzare i costi non ricorrenti relativi al processo di quotazione (6,8 milioni) e al contributo straordinario al Fondo di Risoluzione Nazionale (1,8 milioni).
I costi relativi al processo di quotazione sono prevalentemente riconducibili a costi di collocamento e consulenze, oltre che a un costo riveniente dalla rivalutazione della componente differita di bonus riconosciuta nei precedenti esercizi. Le suddette correzioni ammontano a 8,6 milioni prima delle imposte (4,4 milioni nella voce Spese per il personale e 4,2 milioni nella voce Altre spese amministrative) e 6,1 milioni al netto della fiscalità.

L’utile netto “normalizzato” al 31 dicembre 2015 è di 23,7 milioni (+21%), in forte aumento rispetto allo stesso periodo del 2014.

Il margine di interesse si attesta del 2015 a circa 58 milioni, in aumento del 20% rispetto allo stesso periodo del 2014 (in aumento del 19% nel quarto trimestre 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014), a fronte di una maggiore contribuzione del factoring anche grazie alla riduzione del costo della raccolta, e a fronte di un maggiore apporto delle nuove linee di business finanziamenti a PMI e CQS/CQP.
In diminuzione invece il contributo al margine d’interesse (carry trade) da parte del portafoglio titoli di Stato, che passa da 2,4 milioni nel 2014 a 1,6 milioni nel 2015 per effetto dell’abbassamento dei rendimenti dei titoli registrato nel periodo.

Gli interessi attivi da impieghi commerciali, in aumento del 9,4%, sono sostanzialmente composti dai ricavi generati dal portafoglio crediti factoring. Gli interessi del factoring sono generati dall’acquisto di crediti a sconto e non includono interessi di mora maturati nei confronti della Pubblica Amministrazione pari a circa 82 milioni di euro su crediti già incassati e pari a circa 70 milioni su crediti non incassati, per un totale di 152 milioni (121 milioni nel 2014).

Nel corso del 2015 la Banca ha incassato interessi di mora su portafogli acquistati prevalentemente in precedenti esercizi pari a 2,9 milioni. La richiesta degli interessi di mora resta una modalità utilizzata per incoraggiare alcuni debitori a migliorare i tempi di pagamento.

Il costo della raccolta è in diminuzione rispetto al precedente esercizio a seguito di una riduzione generale dei tassi di mercato e di un incremento della raccolta wholesale. In calo anche il costo della raccolta retail a seguito dell’abbassamento operato sui tassi dei conti deposito e conti corrente, oltre che della scadenza di depositi vincolati con tassi più elevati rispetto agli attuali rinnovi.

Le commissioni nette, pari a 11,2 milioni, risultano in lieve calo rispetto al 2014 per l’effetto combinato di maggiori commissioni passive di collocamento riconosciute a terzi strettamente correlate all’aumento dei volumi factoring erogati e minori commissioni attive da attività di collection dovute ad una lieve riduzione delle fatture di terzi gestite (passate da 300 milioni a 288 milioni). Rispetto al precedente periodo risultano invece stabili (10,9 milioni) le commissioni derivanti dal factoring.

Nel corso del 2015 gli utili derivanti dal portafoglio di proprietà e quelli derivanti dal portafoglio di trading hanno contributo in misura inferiore rispetto all’anno precedente a seguito rispettivamente di un andamento meno favorevole del mercato e di una contrazione dei volumi negoziati per conto terzi.

Il margine di intermediazione, pari a 71,8 milioni, è aumentato del 11% rispetto al 2014.

Le rettifiche di valore per deterioramento crediti al 31/12/2015 pari a 5,4 milioni (di cui 1,2 milioni collettive/bonis pari al 23% del totale) risultano in aumento per ingressi tra i crediti in sofferenza di nuovi Comuni in stato dissesto (rispetto alla situazione al 30.09.2015 ci sono stati 2 nuovi ingressi) e per il deterioramento di posizioni di Finanziamenti alle PMI garantiti dallo Stato (garantiti all’80% del valore nominale).

Le rettifiche registrate nell’ultimo trimestre del 2015 sono influenzate dall’aumento dell’outstanding degli impieghi (la collettiva nel quarto trimestre rappresentava il 35% delle rettifiche totali).

Il costo del rischio, escludendo dai crediti i pronti contro termine, al 31 dicembre 2015 si attesta a 50bps in aumento rispetto al 2014 per il deterioramento di finanziamenti alle PMI. Il costo del rischio del factoring è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2014.

Le risorse (FTE) del Gruppo sono passate da 113 unità al 31 dicembre 2014 a 130 al 31 dicembre 2015. Le spese del personale, pari a 13,1 milioni al netto delle voci non ricorrenti descritte ad inizio paragrafo, aumentano di circa 1 milione rispetto al 2014, principalmente per la crescita dell’organico avviata dall’esercizio precedente. Le altre spese amministrative, pari a circa 20,1 milioni (al netto delle voci non ricorrenti descritte ad inizio paragrafo), sono cresciute del 9,4% rispetto al precedente esercizio. I costi nei confronti di terzi per l’attività di collection e servicing dei crediti commerciali, compresi nelle altre spese amministrative, pari a 7,0 milioni nel 2015 rispetto ai 7,1 milioni del 2014, sono in linea anche se i volumi sono aumentati per effetto di una riduzione del costo percentuale applicato agli incassi avuti, grazie anche ad una maggiore incidenza dei volumi gestiti internamente.

I costi operativi aumentano a/a del 6%, +3% escludendo il contributo ordinario al Fondo Nazionale di Risoluzione richiesto solo a partire dall’esercizio 2015 (0,6 milioni) ed il contributo al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (0,2 milioni).

Nel 2015 il Cost Income si attesta al 46% rispetto al 49% dell’esercizio 2014. L’utile delle partecipazioni, pari a 0,4 milioni nel 2015, riflette il risultato netto pro-quota della società CS Union S.p.A. L’utile da cessione di investimenti pari a 0,5 milioni si riferisce ad una stima prudenziale della parte di prezzo differito previsto contrattualmente che la controllata SFT Holding dovrà ricevere dalla SFTI in liquidazione, sulla base dell’attuale andamento positivo della liquidazione della stessa. Si tratta dell’unwinding della cartolarizzazione di “Pubblica Funding” e detti proventi si possono pertanto ritenere parte dei profitti derivanti dal core business “excess spread” anche se assumono la forma di prezzo differito.

Le imposte sul reddito del periodo, includendo le maggiori imposte relative alle voci non ricorrenti descritte ad inizio paragrafo, ammontano a 10,4 milioni al 31 dicembre 2015 (10,1 milioni nello stesso periodo del 2014).

L’utile netto di periodo (contabile) dell’esercizio 2015 è pari a 17,6 milioni.

Gli aggregati patrimoniali al 31 dicembre 2015 Al 31 dicembre 2015 il totale attivo della banca è pari a circa 2,4 miliardi, in aumento del 16% circa rispetto alla chiusura dell’esercizio 2014. Il portafoglio titoli della Banca resta interamente composto da titoli di Stato Italiani con duration media al 31 dicembre 2015 pari a circa 9 mesi (la duration media residua a fine esercizio 2014 era pari a 8,5 mesi), in linea con la politica di investimento del Gruppo che prevede di mantenere titoli con duration inferiori ai 12 mesi.

I titoli di proprietà al 31 dicembre 2015 ammontano a 920 milioni (858 milioni al 31 dicembre 2014), esclusivamente titoli di Stato italiani a breve termine. La riserva di valutazione al 31 dicembre 2015 era positiva e pari a 352 mila.

Nel mese di luglio la Banca ha acquistato 200 quote di partecipazione in Banca d’Italia per un controvalore di 5 milioni. Le quote sono state classificate nel portafoglio AFS.

La voce Crediti verso clientela, prevalentemente composta dagli impieghi in essere su factoring pro soluto verso la Pubblica Amministrazione, che passano dal 94% all’82% esclusi i pronti contro termine, è in aumento del 22% a/a. Gli impieghi nel factoring, pari a 1.050 milioni, sono in forte aumento a/a (+23,2%) in conseguenza della dinamica del turnover generato nel 2015, e degli incassi del periodo e particolarmente influenzati dal turnover generato nel quarto trimestre 2015 pari a 536 milioni (311 milioni nel solo mese di dicembre 2015).

Risultano in aumento anche gli impieghi in finanziamenti a piccole medie imprese (PMI) garantiti dalla Stato, oltre che i finanziamenti nella forma tecnica di CQS e CQP grazie alle erogazioni dell’esercizio 2015. In particolare, i finanziamenti a PMI ammontano a 83,2 milioni (18,7 milioni al 31 dicembre 2014), mentre il CQS/CQP ammonta a 120,4 milioni (13,2 milioni al 31 dicembre 2014).

La strategia di diversificazione avviata a fine 2014 su altre forme di impiego mostra i primi risultati, i finanziamenti alle PMI garantiti dallo Stato e il CQS/ CQP rappresentano il 16% dei crediti verso clientela al netto dei pronti contro termine.

Lo stock dei crediti deteriorati lordi si riduce rispetto al 30 settembre 2015 a seguito del calo degli scaduti e delle sofferenze, che più che compensano l’aumento delle inadempienze probabili. L’incremento delle inadempienze probabili rispetto al 30 settembre 2015 e rispetto al 31 dicembre 2014 è riconducibile al deterioramento dei finanziamenti alle PMI coperte dalla garanzia dello Stato all’80%. Lo stock dei crediti deteriorati lordi aumenta a/a prevalentemente per l’incremento degli scaduti a causa dell’adozione di una metodologia interna di classificazione maggiormente conservativa dello scaduto relativo a crediti verso la PA, che pertanto non ha comportato di per sé un peggioramento della qualità del credito, in quanto si tratta di un andamento fisiologico rispetto al business della Banca.

L’incidenza dei crediti deteriorati netti sul totale portafoglio in essere (al netto dei pronti contro termine) passa dal 4,4% del 31 dicembre 2014 al 6,6% del 31 dicembre 2015.
L’incremento delle sofferenze a/a è prevalentemente riconducibile a nuovi enti locali in dissesto. L’incidenza delle sofferenze nette sul totale portafoglio in essere (al netto dei pronti contro termine) passa dall’1,0% del 31 dicembre 2014 all’1,1%, restando comunque a livelli contenuti.

L’ammontare delle Partecipazioni include l’interessenza del 25,8% in CS Union S.p.A. (operante nel mercato dell’acquisto e della gestione di crediti finanziari e commerciali in sofferenza, oltre che della gestione e recupero crediti tra privati).

La raccolta Retail rappresenta il 42% (il 46% al 31 dicembre 2014) circa del totale ed è costituita da conti correnti e depositi a termine.

L’aggregato Debiti verso banche è in decremento rispetto al 31 dicembre 2014 per effetto di una minore raccolta da BCE, a favore della raccolta effettuata attraverso pronti contro termine passivi (nella voce Debiti verso clientela), che nel periodo è sempre risultata maggiormente conveniente rispetto ai tassi della Banca Centrale. La raccolta in BCE pari a 80 milioni, per 49,3 milioni è stata effettuata utilizzando come sottostanti a garanzia crediti commerciali e per la parte restante titoli di Stato.

Al 31 dicembre 2015 si è invece incrementata la raccolta effettuata sul mercato interbancario nella forma tecnica di depositi vincolati.

Nell’ambito dell’aggregato Debiti verso clientela, lo stock dei depositi vincolati (572 milioni al 31 dicembre 2015 rispetto a circa 569 milioni a fine dicembre 2014) e dei conti correnti (336 milioni al 31 dicembre 2015 rispetto a circa 312 milioni a fine dicembre 2014, inclusa la clientela Corporate) è in lieve aumento rispetto a fine 2014, anche se il Gruppo ha deciso di ridurre il costo della raccolta Retail, mantenendo però un elevato buffer di liquidità, grazie anche ad un maggior numero di linee di credito uncommitted di banche.

Il Patrimonio netto aumenta rispetto al 31 dicembre 2014 prevalentemente per l’incremento delle riserve che includono l’ammontare raccolto in fase di collocamento dalle nuove azioni emesse per la quotazione (n.10 milioni di azioni al prezzo unitario di 3,75 euro) al netto dei costi capitalizzati relativi alla quotazione stessa pari a circa 1,5 milioni (al netto delle imposte differite attive pari 0,3 milioni, fiscalmente deducibili in cinque anni) e per l’utile del 2015 pari a 17,6 milioni.

Il Totale dei fondi propri al 31 dicembre 2015 ammonta a 106,9 milioni (57,8 milioni al 31 dicembre 2014) e il CET1 ammonta a 86,9 milioni (37,8 milioni al 31 dicembre 2014).

I coefficienti patrimoniali risultano tutti in aumento rispetto al 31 dicembre 2014, rispettivamente:

– CET1 dal 10,4% al 13,7%;
– TIER1 dal 12,6% al 14,9%;
– Total Capital dal 15,9% al 16,8%.

L’incremento delle attività di rischio ponderate (RWA) rispetto al 31 dicembre 2014 è dovuto al forte incremento degli impieghi commerciali, dove il mix di prodotti è cambiato anche verso impieghi con maggior assorbimento di capitale, all’incremento dello scaduto PA, conseguenza delle politiche di credito menzionate precedentemente ed alla crescita del margine di intermediazione riflesso in un maggior rischio operativo.

Il calo dei coefficienti patrimoniali nel trimestre, dal 31 dicembre 2015 al 30 settembre 2015, è ascrivibile in misura prevalente all’incremento delle attività ponderate per i rischi passate da 531 milioni a 636 milioni. Tale incremento è riconducibile alla componente di rischio di credito (in aumento in tutti i segmenti di business) ed all’incremento del rischio operativo.

I coefficienti patrimoniali sono calcolati su un’ipotesi di distribuzione di dividendo pari a 0,05 euro per azione. In data 15 marzo 2016 il Consiglio di Amministrazione formulerà la proposta di dividendo definitiva all’Assemblea Generale.

Si fa inoltre presente che, in conformità con quanto previsto dall’EBA con le Guidelines on common SREP (Supervisory Review and Evaluation Process), la Banca d’Italia con lettera del 14 ottobre 2015 ha richiesto il mantenimento dei seguenti requisiti minimi:

– coefficiente di capitale primario di classe 1 (CET1 ratio) pari al 7,2%, +0,2% addizionale rispetto al minimo regolamentare;
– coefficiente di capitale di classe 1 (TIER1 ratio) pari al 9,6%, +1,1% addizionale rispetto al minimo regolamentare;
– coefficiente di capitale totale (Total capital ratio) pari al 12,9%, +2,4% addizionale rispetto al minimo regolamentare.

Evoluzione prevedibile della gestione
L’esercizio 2015 si è concluso confermando il trend di crescita rispetto al precedente esercizio dei volumi del factoring, dei finanziamenti a piccole e medie imprese e delle cessione del quinto. Il margine di interesse, sulla base delle attuali condizioni di mercato, continuerà a beneficiare di una sostanziale stabilità dei costi della raccolta e della diversificazione attraverso nuove forme di raccolta.

Nel corso dell’anno sono stati conclusi nuovi accordi commerciali strategici e accordi quadro che hanno consentito e contribuiranno nel 2016 al Gruppo di consolidare il processo di diversificazione dei prodotti offerti. L’obiettivo resta quello di allargare la base della Clientela e sfruttare le opportunità che derivano dall’ottimo posizionamento strategico del Gruppo Banca Sistema sul mercato italiano.

I proventi netti derivanti dalla quotazione e il conseguente rafforzamento dei Fondi Propri agevoleranno il perseguimento delle proprie strategie e, quindi, più precisamente, il rafforzamento e consolidamento nel core business del factoring, la crescita delle nuove linee di business introdotte nel 2014 e favoriranno la possibilità di proseguire la diversificazione del business mediante l’individuazione di nuove opportunità, anche attraverso acquisizioni strategiche.

Leggi il comunicato

Banca Sistema, al 31 dicembre utili a 23,7 milioni, in crescita del 21% ultima modifica: 2016-02-10T11:53:08+00:00 da Redazione

Print Friendly
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli che potrebbero interessarti: