Banca Sistema, crescita del 9% dell’utile netto nel 2019

Banca Sistema LogoIl consiglio di amministrazione di Banca Sistema ha approvato gli schemi di bilancio consolidato al 31 dicembre 2019.

Andamento Commerciale

La business line factoring, con volumi (turnover) pari a 3.055 milioni, ha registrato una crescita del 27% a/a, anche grazie ai maggiori acquisti di crediti verso operatori del sistema sanitario. Il contributo al turnover generato dagli accordi con le banche commerciali è stato pari a circa il 26% del turnover.

Gli impieghi factoring di Gruppo al 31 dicembre 2019 (dato gestionale) si attestano a 1.839 milioni (di cui il 24% in azione legale), in aumento del 7% rispetto ai 1.716 milioni al 31 dicembre 2018 ed in aumento rispetto al 30 settembre 2019. Il factoring pro soluto pari all’89% degli impieghi è al 27% rappresentato da crediti fiscali.

Con riferimento alla business line CQS/CQP, il Gruppo ha acquistato/erogato crediti per 266 milioni e lo stock dei crediti al 31 dicembre 2019 ammonta a 817 milioni, in aumento del 25% a/a.

Gli impieghi del credito su pegno si attestano al 31 dicembre 2019 a circa 12 milioni con sottostanti numero contratti di circa 9.000.

Risultati economici al 31 dicembre 2019

Il margine di interesse, pari a 80,7 milioni è in aumento dell’8% a/a, grazie alla crescita degli impieghi, sia del factoring che del CQ, e al maggior contributo del portafoglio titoli.

I maggiori interessi attivi (110,3 milioni vs 99,7 milioni rispettivamente al 31.12.2019 e al 31.12.2018) hanno più che compensato l’aumento degli interessi passivi a/a. Il costo totale della raccolta risulta in lieve calo a/a, pari a 0,8% (0,9% nel 2018).

L’aumento degli interessi attivi è prevalentemente dovuto al maggior contributo a/a del factoring (+8% a/a) che ha potuto giovare della buona performance nel segmento dei crediti fiscali, ed anche al maggior contributo del CQ (+18% a/a) e al maggior contributo del portafoglio dei titoli Stato.

Il contributo complessivo a conto economico al 31 dicembre 2019 da interessi di mora azionati è in lieve crescita e pari a 29,0 milioni (28,4 milioni al 31 dicembre 2018), di cui 5,1 milioni derivanti dall’aggiornamento delle stime di recupero (7,8 milioni a fine 2018) effettuato nel terzo trimestre 2019.

L’ammontare degli interessi di mora da azione legale, maturati al 31 dicembre 2019 e rilevanti ai fini del modello di stanziamento, risulta pari a 107 milioni (142 milioni includendo i soli comuni in dissesto, componente su cui non vengono stanziati in bilancio interessi di mora), mentre i crediti iscritti in bilancio sono pari a 49,9 milioni. L’ammontare non transitato a conto economico entrerà, per competenza o per cassa, nei prossimi esercizi sulla base delle attese di collection, superiori all’80%.  

Le commissioni nette, pari a 16,1 milioni, risultano in aumento a/a (+5%), grazie alla crescita delle commissioni attive del factoring (+17% a/a), che più che compensano le maggiori commissioni passive collegate all’attività di raccolta di conti deposito all’estero. La componente commissionale del factoring va considerata unitamente alla componente di interesse, di conseguenza il contributo in termini di ricavi totali del factoring, dato dalla somma di interessi attivi e commissioni attive, risulta in valore assoluto in aumento anno su anno, ma in lieve calo se rapportato alla media dei crediti. Sia le commissioni attive che le passive includono dal secondo trimestre 2019 il contributo derivante dal nuovo business di origination diretta del CQ a seguito dell’acquisizione di Atlantide.

Al 31 dicembre 2019 gli utili da tesoreria (voci 80 e 100.b del Conto Economico) risultano pari a 2,8 milioni, derivanti dal portafoglio di titoli di Stato italiani, ed hanno contribuito in misura maggiore rispetto all’anno precedente (+1,8 milioni a/a). Nel quarto trimestre 2019 la cessione di portafogli di crediti factoring su debitori privati ha generato utili complessivi per 1,1 milioni.

Il margine di intermediazione si attesta a 100,9 milioni, in aumento dell’11% a/a, grazie alla crescita di tutte le linee di business.

Le rettifiche di valore nette per deterioramento crediti ammontano a 9,1 milioni in aumento a/a, in linea rispetto alle attese ed all’evoluzione degli impieghi factoring verso la PA e privati. Il costo del credito relativo ai crediti alla clientela risulta pari a 36 bps, in leggero aumento rispetto all’intero esercizio 2018 (33 bps) ed in lieve calo rispetto al primo semestre 2019 (38 bps).

Le risorse (FTE) del Gruppo, pari a 215, risultano superiori alle 183 dello stesso periodo del 2018, prevalentemente a seguito dell’entrata nel Gruppo delle risorse di Atlantide. Le spese del personale aumentano a/a in linea con l’aumento dell’organico ed anche per una componente di costo incrementale pari a circa 0,8 milioni come stima di oneri legati ad incentivi all’esodo e costo legato a patti di non concorrenza. Escludendo i costi one-off di integrazione di Atlantide per 0,6 milioni, la voce altre spese amministrative (che include il contributo al Fondo di Risoluzione per circa 1,1 milioni) insieme alla voce rettifiche di valore su attività materiali/immateriali (che include l’ammortamento del “diritto d’uso” dell’attività oggetto di leasing, a seguito dell’applicazione dell’IFRS16) aumenta a/a prevalentemente per effetto del consolidamento/fusione di Atlantide e per le maggiori spese legali ed IT.

All’aumento a/a del Totale costi operativi (+20%) ha anche contribuito l’accantonamento a fondo rischi ed oneri, pari a 2,0 milioni, dovuto alla valutazione di passività potenziali di contenziosi in essere e alla valutazione e quantificazione di possibili rischi futuri. 

L’utile prima delle imposte al 31 dicembre 2019 è pari a 41,3 milioni ed al netto dei costi derivanti dall’integrazione di Atlantide dal secondo trimestre 2019 in poi risulterebbe pari ai 43,8 milioni, in aumento rispetto ai 42,1 milioni del 2018.

Alla formazione dell’utile netto, pari a 29,7 milioni, in aumento del 9% a/a, ha contribuito anche il risultato della vendita della partecipazione del 10% del capitale sociale in Axactor Italy S.p.A., registrato nel primo trimestre 2019, per circa 565 mila ed anche l’introduzione di nuove norme fiscali. Inoltre, ha contribuito positivamente per 1,5 milioni l’utilizzo delle perdite pregresse registrate da Atlantide acquistata e fusa in Banca Sistema nel 2019.

Gli aggregati patrimoniali al 31 dicembre 2019

Il portafoglio titoli è composto da titoli di Stato Italiani, pari a 985 milioni (una cui parte è classificata nella voce Attività finanziarie al costo ammortizzato, pari a 435 milioni, invariata negli ultimi 5 trimestri), con una vita residua media di 17,6 mesi. La componente “Held to Collect and Sell” (HTCS), pari a 298 milioni a dicembre 2018, è al 31 dicembre 2019 pari a 550 milioni, con una vita residua media di circa 20,1 mesi.

La voce Attività finanziarie al costo ammortizzato (3.112 milioni), prevalentemente composta dagli impieghi in essere su factoring (1.715 milioni), che risultano in aumento del 9% rispetto al 31 dicembre 2018, pari a 1.567 milioni, include anche i finanziamenti nella forma tecnica di CQS e CQP, anche questi in crescita rispetto alla fine del 2018, parte del portafoglio titoli ed i 12 milioni circa del credito su pegno. In particolare, gli impieghi in CQS/CQP ammontano a 817 milioni (652 milioni al 31 dicembre 2018).

L’ammontare dei crediti scaduti è principalmente riconducibile al portafoglio factoring verso la PA e   rappresenta un dato fisiologico del settore, che non implica criticità in termini di qualità del credito e probabilità di recupero.

Lo stock dei crediti deteriorati lordi aumenta rispetto al 31 dicembre 2018 (245,6 milioni rispetto a 225,2 milioni) prevalentemente per la crescita delle inadempienze probabili, che più che compensano il calo degli scaduti. L’aumento delle inadempienze probabili nel quarto trimestre è ascrivibile all’esposizione factoring verso PA.

Il rapporto tra le sofferenze nette ed il totale della voce crediti verso la clientela è in calo rispetto al 2018, pari al 1,2%.

La raccolta Retail rappresenta il 61% circa del totale (59% al 31 dicembre 2018) ed è costituita da conti corrente e depositi a termine. La componente Retail della raccolta è cresciuta in valore assoluto rispetto a fine 2018 e al 30 settembre 2019; anche la componente Wholesale è cresciuta rispetto agli stessi periodi, ma in misura minore. 

All’interno della voce Passività finanziarie al costo ammortizzato, i Debiti verso banche sono in calo rispetto al 31 dicembre 2018 e in aumento rispetto al 30 settembre 2019. La componente “verso banche” è aumentata rispetto al 30 settembre 2019 a seguito della maggior componente “verso banche centrali” (BCE), passata da 143 milioni al 30 settembre 2019 a 358 milioni al 31 dicembre 2019 (l’utilizzo del TLTRO III in totale è pari a 108 milioni, rispetto a potenziali 295 milioni, ed era 10 milioni al 30 settembre 2019; il TLTRO II è stato interamente rimborsato nel quarto trimestre 2019). Il calo a/a della voce Debito verso banche è stato parzialmente compensato dall’incremento della voce Titoli in circolazione, grazie alla terza cartolarizzazione del portafoglio CQ finalizzata a settembre 2019.

All’interno della voce Passività finanziarie al costo ammortizzato, i Debiti verso clientela sono in aumento rispetto a fine 2018, per la crescita dello stock dei conti deposito. In particolare, per i conti deposito, la crescita dello stock è guidata dall’aumento della raccolta estera, pari al 60% del totale dei conti deposito (di cui 89% in Germania, 9% in Spagna e 2% in Austria).

All’incremento a/a della voce Fondo rischi ed oneri hanno contribuito maggiormente la stima per la copertura di possibili rimborsi anticipati sui portafogli CQ acquistati da intermediari terzi, la stima di oneri legati a contenziosi passivi con clientela e la stima di oneri per contenziosi e controversie giuslavoristiche.

Il Totale dei fondi propri (Total Capital) al 31 dicembre 2019 ammonta a 210,6 milioni, in aumento rispetto a fine 2018 (181,1 milioni), come effetto combinato del risultato della gestione del 2019, della fusione di Atlantide (che ha generato un avviamento di 2,1 milioni, iscritto in Stato Patrimoniale, tra le Attività Immateriali) e l’emissione, nel secondo trimestre e nel terzo trimestre del 2019, di un prestito subordinato TIER 2 per complessivi 18 milioni (in concomitanza del rimborso di un altro prestito subordinato Lower TIER 2 di 12 milioni, che non era più totalmente computabile a capitale).

Al 31 dicembre 2019 i coefficienti patrimoniali sono in forte aumento rispetto al 30 giugno 2019 ed anche a fine 2018 a fronte di un aumento del capitale più che proporzionale rispetto alla crescita degli impieghi ponderati per il rischio (RWA) e risultano ampiamente superiori ai requisiti minimi. I coefficienti risultano rafforzati se si considera l’effetto stimato derivante dalla riduzione della ponderazione del capitale di rischio per i prestiti assistiti dalla cessione del quinto (CQ), dal 75% al 35% prevista dal Regolamento 876/2019 che verrà applicato a partire dal 28 giugno 2021:

  • CET1 ratio pro-forma 13,9%; CET1 ratio regolamentare 11,7% (10,8% al 30 giugno 2019);
  • TIER 1 ratio pro-forma 14,6%; TIER 1 ratio regolamentare 12,3% (11,3% al 30 giugno 2019);
  • Total Capital ratio pro-forma 17,8%; TC ratio regolamentare 15,0% (13,7% al 30 giugno 2019).

[1] In conformità con quanto previsto dall’EBA con le Guidelines on common SREP (Supervisory Review and Evaluation Process), la Banca d’Italia ha richiesto il mantenimento dei seguenti requisiti minimi per il 2019:

  • coefficiente di capitale primario di classe 1 (CET1 ratio) pari al 7,75%;
  • coefficiente di capitale di classe 1 (TIER1 ratio) pari al 9,50%;
  • coefficiente di capitale totale (Total Capital ratio) pari al 11,85%.