Banca d’Italia, Perrazzelli: da Fintech nuove opportunità di riduzione dei costi per i manager bancari

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FintechNonostante l’economia digitale si diffonda in Italia più lentamente rispetto agli altri Paesi europei, l’industria finanziaria ha già sperimentato vasti processi di automazione, partendo dall’adozione degli Atm alla fine degli anni sessanta del secolo scorso e proseguendo con l’introduzione di piattaforme di negoziazione elettronica nei mercati nel decennio successivo. I cambiamenti cui assistiamo oggi sembrano però assumere connotazioni inedite. Parte da qui l’intervento della vice direttrice generale della Banca d’Italia, Alessandra Perrazzelli, nel corso della lectio magistralis tenuta oggi all’Università di Genova e intitilata “FinTech, rischi e opportunità per i giovani futuri manager bancari”.

La rivoluzione digitale, scardinando gli schemi tradizionalmente utilizzati dagli intermediari per l’offerta di servizi finanziari, modifica l’assetto del mercato e impone agli operatori un sostanziale ripensamento dei modelli e delle strategie – ha spiegato la vice direttrice generale di Bankitalia -. Nascono banche completamente digitali, in grado di servire ampie quote di mercato con costi molto più contenuti rispetto agli intermediari tradizionali. Gli operatori FinTech espandono l’offerta dai servizi di pagamento a quelli di gestione del risparmio. Le multinazionali nel settore tecnologico (BigTech) offrono ormai da alcuni anni servizi finanziari sulle proprie piattaforme, istantaneamente in tutto il mondo a miliardi di persone. L’attività delle BigTech sfrutta sinergie nuove tra servizi finanziari tradizionali (come quelli di pagamento, di credito e di assicurazione) e quelli di natura commerciale, attraverso un processo di unbundling e re-bundling che modifica radicalmente gli scenari competitivi”.

Le sfide e le opportunità per i futuri manager bancari

Le sfide poste dalla crescente digitalizzazione ai manager bancari possono, secondo Perrazzelli, ricondursi al conseguimento di tre obiettivi principali: garantire la sicurezza, mantenere la trasparenza e la correttezza nei confronti dei consumatori e continuare a promuovere l’innovazione.

La sfida più importante è quella di un sostanziale ammodernamento del sistema bancario italiano – ha aggiunto -. Non mi riferisco solo all’offerta di servizi sul canale digitale ma anche alla possibilità di ristrutturare interi processi operativi, seppure progressivamente, recuperando margini di redditività attraverso la riduzione dei costi che ne deriva.  La coesistenza di vecchi e nuovi canali distributivi, di prodotti tradizionali e innovativi è un’opportunità: vi è la possibilità di adattare l’offerta sulla base delle esigenze dei clienti e di raggiungere una platea più ampia di consumatori, ampliando i confini del mercato e l’inclusione finanziaria”.

Anche gli intermediari di piccola dimensione avranno la possibilità di restare sul mercato: “nonostante la competizione con le BigTech, le grandi banche e i providers tecnologici, se sapranno sfruttare la possibilità di differenziare la loro offerta in base ai segmenti di clientela”.

La rivoluzione digitale, della quale stiamo verosimilmente sperimentando soltanto la fase iniziale, promette di aumentare in modo sostanziale e diffuso il benessere delle nostre società, ma non senza rischi – si conclude così la lectio magistralis della vice direttrice generale della Banca d’Italia in tema di Fintech -. Ci aspetta una lunga fase di transizione, prefigurata già settant’anni fa da Norbert Wiener, un pioniere di questa rivoluzione, che nel 1949 (!) scriveva: “Nemmeno lo scenario più luminoso di un’era in cui l’uomo è in comando e in cui avremo tutti un’ampia disponibilità dei servizi offerti dalle macchine potrà compensare le tribolazioni della transizione se non saremo umani e intelligenti”.