Banche di credito cooperativo, il Consiglio dei ministri approva la riforma. Bindelli, Bcc Civitanova Marche: “Disposizioni incostituzionali”

Bcc LogoIl Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Matteo Renzi e del ministro dell’Economia e delle Finanze Pietro Carlo Padoan, ha approvato un decreto legge contenente misure urgenti per la riforma delle banche di credito cooperativo e altre disposizioni urgenti per il settore del credito.

Nello specifico, si legge in una nota pubblicata dal Consiglio dei ministri, il decreto legge contiene la riforma delle banche di credito cooperativo e il recepimento nella legislazione dell’accordo raggiunto con la Commissione europea sullo schema di garanzia per agevolare le banche nello smobilizzo dei crediti in sofferenza. Inoltre, per favorire il recupero dei crediti, è stata inserita una misura che agevola la vendita di immobili in esito a procedure esecutive, prevedendo una netta riduzione dell’imposta di registro che deve essere versata nella misura fissa di 200 euro (anziché del 9% per valore di assegnazione). L’agevolazione è fruibile a condizione che l’immobile sia rivenduto nei due anni successivi.

Il pacchetto di misure si inserisce nell’ampio disegno di ristrutturazione del sistema bancario italiano con l’obiettivo di rafforzarlo, renderlo più resistente agli shock, mettere gli istituti nelle condizioni di finanziare adeguatamente l’economia reale e quindi favorire la crescita e l’occupazione. Fanno parte di questo disegno la riforma delle Banche Popolari approvata lo scorso anno e l’autoriforma delle Fondazioni di origine bancaria, sostenuta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in qualità di Autorità di vigilanza.

La riforma delle Bcc consentirà di superare le criticità che presenta la vigente disciplina del settore: debolezze strutturali derivanti dal modello di attività, particolarmente esposto all’andamento dell’economia del territorio di riferimento, ed anche dagli assetti organizzativi e dalla dimensione ridotta. Allo stesso tempo viene confermato il valore del modello cooperativo per il settore bancario e rimane il principio del voto capitario.

Le linee guida dell’intervento riformatore sono:

  • confermare il ruolo delle BCC come banche cooperative delle comunità e dei territori;
  • migliorare la qualità della governance e semplificare l’organizzazione interna;
  • assicurare una più efficiente allocazione delle risorse all’interno del sistema;
  • consentire il tempestivo reperimento di capitale in caso di  tensioni patrimoniali, anche attraverso l’accesso di capitali esterni al mondo cooperativo;
  • garantire l’unità del sistema per accrescere la competitività e la stabilità nel medio-lungo periodo.

In particolare, la riforma del settore del credito cooperativo prevede:

  • Obbligo per le Bcc di aderire a un gruppo bancario cooperativo che abbia come capogruppo una società per azioni con un patrimonio non inferiore a 1 miliardo di euro. L’adesione a un gruppo bancario è la condizione per il rilascio, da parte della Banca d’Italia, dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria in forma di banca di credito cooperativo.
    La Bcc che non intende aderire a un gruppo bancario, può farlo a condizione che abbia riserve di una entità consistente (almeno 200 milioni) e versi un’imposta straordinaria del 20 per cento sulle stesse riserve. Non può però continuare ad operare come banca di credito cooperativo e deve deliberare la sua trasformazione in spa. In alternativa è prevista la liquidazione.
  • La società capogruppo svolge attività di direzione e di coordinamento sulle Bcc in base ad accordi contrattuali chiamati ‘’contratti di coesione’’.  Il contratto di coesione indica disciplina e poteri della capogruppo sulla singola banca. I poteri saranno più o meno stringenti a seconda del grado di rischiosità della singola banca misurato sulla base di parametri oggettivamente individuati.
  • La maggioranza del capitale della capogruppo è detenuto dalle Bcc del gruppo. Il resto del capitale potrà essere detenuto da soggetti omologhi (gruppi cooperativi bancari europei, fondazioni) o destinato al mercato dei capitali.
  • Al fine di favorire la patrimonializzazione delle singole Bcc è stato elevato il limite massimo dell’investimento in azioni di una banca di credito cooperativo e il numero minimo dei soci.
  • La capogruppo potrà sottoscrivere azioni di finanziamento (di cui all’articolo 2526 del codice civile) per contribuire al rafforzamento patrimoniale delle Bcc, anche in situazioni diverse dall’inadeguatezza patrimoniale o dall’amministrazione straordinaria.
  • Disposizioni transitorie: la banca che intende assumere il ruolo di capogruppo deve trasmettere la relativa comunicazione alla Banca d’Italia entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore delle disposizioni di attuazione della stessa Banca d’Italia.  Il contratto di coesione è stipulato entro 90 giorni dalla conclusione degli accertamenti di Banca d’Italia. Sono previsti 60 mesi dall’entrata in vigore della legge per l’adeguamento da parte delle BCC al nuovo numero minimo di soci.

Il decreto legge include inoltre le disposizioni che permettono di avviare il regime di garanzia sulle passività emesse nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione realizzate a fronte della cessione da parte di banche italiane di portafogli di crediti pecuniari qualificati come sofferenze. La misura ha caratteristiche tali da escludere la presenza di elementi di aiuto come formalmente confermato oggi dalla Commissione europea.

Scopo della misura è favorire lo sviluppo del mercato italiano dei nonperforming loans (prestiti non performanti), facilitando l’accesso di investitori con orizzonte di medio-lungo periodo e contribuendo a ridurre la forbice di prezzo tra chi vende e chi compra crediti deteriorati, che rappresenta l’ostacolo principale per la crescita di questo mercato.

La garanzia dello Stato può essere concessa solo ai titoli della classe senior e  purché questi abbiano previamente ottenuto un livello di rating da una agenzia riconosciuta dalla Bce corrispondente a un investment grade. La garanzia diviene efficace quando la banca abbia venduto più del 50% dei titoli junior.

La garanzia è onerosa e il prezzo della garanzia è costruito prendendo come riferimento i prezzi dei credit default swap di società italiane con un rating corrispondente a quello dei tioli senior che verrebbero garantiti.

Il decreto legge definisce anche le caratteristiche delle operazioni ammissibili e dei titoli senior, la procedura di richiesta e l’eventuale fase di escussione delle garanzia.

Contro il provvedimento si è scagliato Marco Bindelli, vice presidente della Banca di credito cooperativo di Civitanova Marche, sottolineando in un articolo apparso su Formiche.net che “le parole di Renzi e Padoan, tradotte in italiano, significano riforma incostituzionale (di diritto e di fatto) per salvare la poltrona di coloro che hanno male amministrato le proprie Bcc, vedasi le banche di coloro che sono ai vertici nazionali da oltre 30 anni, già sanzionate da Bankitalia, e degli altri amministratori delle federazioni regionali, organismi per i quali nulla si dice circa la loro sorte a seguito della riforma). Soprattutto significa che le inefficienze e le carenze di governance del credito cooperativo, non solo non saranno eliminate, ma saranno addirittura accentuate grazie al collaudato sistema clientelare e della attribuzione di poltrone. 

Qualora il parlamento, in sede di conversione, non abbassasse il limite minimo di 1 mld per la holding, difficilmente riusciranno a costituirsi più gruppi, così come poche saranno le Bcc che avranno la possibilità di raggiungere i 200 mln di riserve nei 18 mesi previsti, sempre nell’ipotesi che detto limite non fosse ridotto in sede di conversione.  In definitiva, le BCC che sino ad ora hanno correttamente operato in base al principio della sana e prudente gestione che non possiedono 200 mln di riserve e che non intendono farsi dirigere da coloro che hanno male amministrato le proprie banche, oltre al ricorso per incostituzionalità, avranno 18 mesi di tempo per aggregarsi e raggiungere i 200 mln di riserve e corrispondere un’imposta del 20% su queste riserve per poter usufruire della facoltà di non partecipare al gruppo unico.  Un’alternativa, ovviamente provocatoria, potrebbe essere la seguente. Considerato che viviamo in un paese in cui l’impunità sembra essere costantemente premiata per legge, nei 18 mesi a disposizione, le Bcc virtuose potrebbero depauperare il patrimonio faticosamente accumulato impiegando (ossia prestando) nel territorio soprattutto a coloro che non avrebbero alcun merito creditizio (magari salvando anche qualche azienda già in default) così da trovarsi allineate con le altre Bcc in difficoltà al momento della costituzione della holding. 

A parte gli scherzi, si potrebbe percorrere anche un’altra strada, ma é presto per parlarne: il decreto, come hanno lasciato intendere Renzi e Padoan, potrebbe essere sostanzialmente modificato in Parlamento! Credo che il governo, così come non si é reso conto dei problemi provocati con il famoso decreto salva banche, non abbia la percezione della rivolta che si produrrà nei territori nel momento in cui si avrà la percezione che un’altra parte del sistema bancario locale rischia di essere perduta, specie in quelle provincie già provate dalle vicende della 4 banche”.

Banche di credito cooperativo, il Consiglio dei ministri approva la riforma. Bindelli, Bcc Civitanova Marche: “Disposizioni incostituzionali” ultima modifica: 2016-02-12T13:44:30+00:00 da Redazione

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