Banche: quelle etiche rendono tre volte di più di quelle sistemiche

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Banche 2Negli ultimi 10 anni, mentre l’Europa faticava e fatica ancora a riprendersi dagli effetti della crisi finanziaria scoppiata nel 2008, le banche etiche hanno continuato a fare le banche in modo classico, raccogliendo depositi e concedendo prestiti mentre le banche sistemiche (o too big to fail)  si sono dedicate molto di più ad altre attività (investimenti in titoli, servizi finanziari, ecc.). Nel 2017 la concessione di crediti rappresentava in media quasi il 77% delle attività totali per le banche etiche e sostenibili ma solo il 40,52% per le grandi banche tradizionali. È quanto emerge da uno studio sulla finanza sostenibile in Europa presentato nei giorni scorsi a Bruxelles dalla Fondazione Culturale di Banca Etica.

Il report analizza le performance delle 23 banche etiche e sostenibili presenti in Europa (individuate come quelle aderenti alla Global Alliance for Banking o Values e alla Federazione europea delle Banche Etiche e Alternative) confrontandole con quelle delle 15 banche “sistemiche” europee individuate dall’Autorità Bancaria Europea (Eba).

A differenza di altri studi che si limitano a misurare la crescita – costante e incoraggiante, in effetti – degli asset investiti secondo criteri di sostenibilità nel Vecchio Continente, il lavoro della Fondazione Finanza Etica si distingue perché accanto al lato degli investimenti studia anche il versante del credito, misurando quanto la finanza sostenibile faccia il vero mestiere delle banche dando credito a famiglie e imprese (la cosiddetta economia reale) e sostenendo la creazione di valore e occupazione, nel rispetto dell’ambiente, della legalità e dei diritti umani.

Secondo l’analisi le banche etiche hanno mostrato performance migliori anche sul piano dei rendimenti: tra il 2007 e il 2017 le banche etiche e sostenibili hanno reso oltre il triplo rispetto alle banche tradizionali, con una redditività media annua (in termini di Roe-Return on Equity) del 3,98% contro l’1,23%. In effetti, fino al 2006/2007 le banche sistemiche hanno potuto godere di profitti drogati dalla speculazione e dall’indebitamento, ma poi quella fase è finita. Così mentre chi aveva contribuito alla crescita esponenziale delle masse investite in strumenti sempre più sofisticati e speculativi si è dovuto dedicare a rimettere ordine ai propri asset per non essere travolto dallo scoppio delle bolle, ritirandosi anche dal credito all’economia reale, le banche etiche hanno potuto invece svolgere al meglio il proprio compito, trovando anzi ancora più spazi di crescita.

Con la crisi, la crescita dei colossi bancari europei si è fermata o comunque è molto rallentata, mentre gli attivi, i depositi, i prestiti e il patrimonio netto delle banche etiche e sostenibili aumentano con percentuali intorno al 10% annuo.

Le normative e le proposte
Se le banche etiche sono strutturalmente diverse rispetto alle banche sistemiche e si sono dimostrate anche più resistenti alla crisi, è allora urgente approvare normative, a livello nazionale e in Europa, che riconoscano e premino questa diversità. La terza parte del Rapporto analizza è cambiato il sistema finanziario a dieci anni dallo scoppio della crisi, quanto pesano ancora sulle decisioni politiche le lobby della finanza e quante occasioni di riforma si siano perse per strada negli ultimi anni, con il ritorno di un vento di restaurazione preoccupante su entrambe le sponde dell’Atlantico. In particolare, il movimento della finanza etica auspica maggiore coraggio da parte della Commissione Europea che fin qui sembra volersi  concentrare sui soli aspetti ambientali, mettendo in secondo piano i criteri sociali. Un errore di prospettiva che Banca Etica, insieme a Gabv (Global Alliance for Banking on Values) e Febea (Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative) sta cercando di far modificare, grazie alla presentazione di emendamenti al progetto di riforma.