Banche popolari, la riforma è legge

Credito 2A seguito dell’approvazione in via definitiva da parte del Senato, il decreto contenente le disposizioni per la riforma delle banche popolari è divenuto legge.

Le nuove norme modificano la governance delle banche popolari, prevedendo la trasformazione in società per azioni delle dieci maggiori (con asset superiori a 8 miliardi di euro) e il superamento del voto capitario in assemblea.

Una volta pubblicato il testo sulla Gazzetta Ufficiale, sarà necessario attendere le disposizioni attuative da parte di Bankitalia che faranno scattare i 18 mesi di tempo entro i quali le popolari interessate dalla normativa (Banco Popolare, Ubi Banca, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca Popolare di Sondrio, Credito Valtellinese, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e Banca Popolare di Bari) dovranno trasformarsi in società per azioni.

Nella stessa assemblea che stabilirà la trasformazione in Spa (quindi ancora con il voto capitario), gli istituti potranno introdurre nello statuto un limite del 5 per cento all’esercizio del diritto di voto. Si tratta di una clausola difensiva che consente una tutela dal rischio di scalate. Il tetto introdotto con questa maggioranza sarà però limitato a un massimo di 24 mesi.

La legge non riguarda le banche cooperative né le banche popolari di piccole dimensioni, ossia quelle con un patrimonio inferiore agli 8 miliardi.

Attualmente il sistema delle banche popolari conta 70 istituti, di cui 60 non saranno toccati dalla riforma.

 

Banche popolari, la riforma è legge ultima modifica: 2015-03-30T14:20:59+00:00 da Redazione

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