Banco Popolare, nel 2014 perdita netta di 1.946 milioni

Banco Popolare LogoIl consiglio di amministrazione del Banco Popolare ha approvato la relazione finanziaria annuale al 31 dicembre 2014. Dopo il rafforzamento patrimoniale realizzato nel corso del secondo trimestre, grazie alle operazioni di aumento di capitale e di fusione per incorporazione del Credito Bergamasco unitamente all’ottenimento dell’autorizzazione all’adozione dei propri modelli interni per il calcolo dei requisiti patrimoniali per i rischi operativi, nonché il superamento con ampio margine dell’esercizio di comprehensive assessment condotto dalla Banca centrale Europea (Bce) evidenziando un surplus di capitale di vigilanza stimato in circa 1,2 miliardi, il Gruppo, come richiesto dall’Organo di Vigilanza, ha svolto un’attenta analisi dei risultati di dettaglio dell’Asset Quality Review (AQR) che avevano evidenziato aggiustamenti prudenziali per complessivi 1.603 milioni (dato al lordo degli effetti fiscali) quasi totalmente riconducibili al livello di copertura delle esposizioni creditizie verso la clientela (1.561  milioni).

Sulla base di tale analisi, si legge in una nota, sono stati decisi una serie di interventi sui processi  di classificazione e valutazione del credito ordinariamente applicati, adottando  nell’ambito del ventaglio di approcci relativi ai processi di stima consentiti dai principi contabili di riferimento, policy, modelli e parametri valutativi in parte diversi da quelli fino ad ora utilizzati. In adesione a quanto auspicato dall’Organo di Vigilanza, le modifiche introdotte sono state orientate ad eliminare per quanto possibile l’entità del disallineamento esistente tra le valutazioni effettuate ai fini di bilancio e le cosiddette “ECB thresholds”. I cambiamenti introdotti in sede di redazione del bilancio, unitamente alle usuali revisioni delle stime riguardanti le prevedibili perdite su crediti alla luce delle più aggiornate informazioni resesi disponibili, hanno comportato la rilevazione nel quarto trimestre dell’esercizio di rettifiche nette di valore su crediti  per 2,5 miliardi generando unitamente alla rilevazione delle rettifiche su avviamenti ed altre attività una perdita netta di periodo di 1,8 miliardi portando il risultato negativo dell’intero esercizio a 1,9 miliardi.

Le scelte valutative conservative adottate, pur comportando un significativo impatto negativo sulla redditività del periodo, hanno interessato in modo molto più marginale il Common Equity Tier 1 (CET1) Capital ed il relativo ratio “fully phased”. Il CET1 capital “fully phased” si è infatti ridotto nel corso del quarto trimestre di 358 milioni ed il CET1 ratio ha fatto corrispondentemente segnare una contrazione di 35 bps attestandosi all’11,3% rispetto all’11,7% del 30 settembre 2014. Ciò è dovuto al fatto che le esposizioni creditizie, in base alle metriche di natura prudenziale, erano già valutate ad un livello inferiore rispetto al valore loro attribuito in bilancio utilizzando le diverse regole previste dai principi contabili di riferimento dando origine al cosiddetto “shortfall”. La decisione di innalzare il livello di copertura dei crediti in bilancio con i conseguenti impatti negativi sul risultato economico dell’esercizio ha trovato significativa compensazione nell’azzeramento dello shortfall (che al 30 settembre 2014 era pari a 1,3 miliardi).

Lo stesso discorso vale a maggior ragione per gli avviamenti e le altre attività immateriali che sono da sempre integralmente detratte dalle configurazioni patrimoniali di vigilanza.

Il sacrificio in termini reddituali conseguente al sostanziale pieno recepimento nell’ambito di modelli valutativi – necessariamente diversi da quelli prudenziali – delle evidenze quantitative emerse dall’AQR, consente al Gruppo di posizionarsi nel nuovo contesto competitivo sovranazionale. Il profilo patrimoniale rimane particolarmente solido dopo aver significativamente incrementato il livello di copertura medio delle esposizioni creditizie sia nel comparto dei crediti deteriorati che in quello dei crediti in bonis.

L’andamento economico della gestione

Il margine di interesse si attesta a 1.555,6 milioni ed evidenzia un decremento del 5,5% rispetto al dato dello scorso esercizio (1.647,0 milioni), dovuto alla riduzione degli impieghi medi lordi ed al negativo andamento del mark-down, indotto dal sensibile calo dei tassi euribor. La contribuzione del quarto trimestre 2014 è pari a 388,3 milioni, in calo rispetto ai 396,6 del terzo trimestre ma in linea con quello del quarto trimestre 2013 (390,2 milioni). Al netto della contribuzione di Banca Italease (che nel terzo trimestre 2014 includeva elementi straordinari per 7,4 milioni), il margine di interesse su base trimestrale rimane sostanzialmente stabile in quanto la riduzione del mark-up (-11 b.p.), dovuta alla competizione ancora elevata sul lato degli impieghi, è stata compensata da un netto miglioramento del mark-down (+ 7 b.p.) e da minori interessi passivi pagati sul funding istituzionale.

Il risultato delle società partecipate, valutate con il metodo del patrimonio netto, risulta positivo per 90,1 milioni rispetto ai 27,4 milioni negativi rilevati nell’esercizio precedente (+25,0 milioni nel quarto trimestre 2014). Il contributo positivo al risultato dell’esercizio 2014 deriva principalmente dalle quote partecipative detenute in Popolare Vita (+36,9 milioni rispetto ai 25,4 milioni del 2013), in Agos Ducato (+39,7 milioni rispetto ad un contributo negativo di 51,2 milioni registrato nel 2013), in Avipop Assicurazioni (+12,1 milioni contro i 4,5 milioni  dello scorso esercizio), ed infine in Energreen (+1 milione rispetto alla perdita di 1,8 milioni rilevata a fine dicembre 2013). Marginale il contributo di Alba Leasing  pari -0,2 milioni (nel 2013 era stato negativo per 4,7 milioni).

In virtù delle dinamiche descritte, il margine finanziario ammonta a 1.645,6 milioni, in crescita dell’1,6% rispetto ai 1.619,6 milioni  del 2013.

Le commissioni nette ammontano a 1.385,4 milioni e risultano sostanzialmente in linea con lo scorso esercizio (1.387,1 milioni), con una contribuzione del quarto trimestre pari a 310,5 milioni, in calo rispetto  al dato del terzo trimestre (356,0 milioni), ma in linea con quello del quarto trimestre 2013 (319,3 milioni). Il mantenimento del livello commissionale raggiunto lo scorso esercizio è stato possibile grazie alla crescita delle commissioni dei servizi di gestione, intermediazione e consulenza che sono risultate pari a 664,0 milioni, in aumento del 3,9% rispetto al dato del 2013, grazie all’attività di distribuzione di prodotti di risparmio ed in particolare del collocamento  di prodotti assicurativi. Tale contributo, unitamente alla riduzione delle commissioni passive pagate a Banca d’Italia per le garanzie rilasciate a fronte dei finanziamenti ottenuti dalla BCE, ha permesso di compensare il calo registrato dal flusso commissionale derivante dalla tenuta e gestione di conti correnti e finanziamenti.

Gli altri proventi netti di gestione sono pari a 138,9 milioni ed evidenziano una riduzione significativa rispetto ai 189,2 milioni registrati nello scorso esercizio, con una contribuzione del quarto trimestre di 26,3 milioni rispetto ai 38,5 milioni del terzo. Il calo è dovuto sostanzialmente alla riduzione dell’ammontare delle “commissioni di istruttoria veloce” addebitate alla clientela, conseguenza anche del calo del volume degli impieghi.

Al fine di permettere una migliore e immediata comprensione del contributo del risultato finanziario, gli effetti della variazione del merito creditizio sulle passività finanziarie di propria emissione valutate al fair value (FVO) risultano esposti in una voce separata del conto economico riclassificato, successiva rispetto al risultato dell’operatività corrente. Per effetto del miglioramento del merito creditizio del Banco, l’impatto della FVO nel 2014 è risultato negativo per 38,8 milioni (-26,0 milioni al netto delle imposte). Nel 2013 il contributo, ugualmente negativo, era stato pari a -143,2 milioni (-95,8 milioni al netto delle imposte).

Il risultato netto finanziario senza FVO è positivo e pari a 215,9 milioni rispetto ai 388,7 milioni  dell’esercizio precedente, con una contribuzione del quarto trimestre 2014 negativa  e pari a -1,9 milioni. Nella comparazione dei risultati prodotti nei due esercizi posti a confronto occorre ricordare che nello scorso esercizio la voce beneficiava sia di un impatto positivo per 37,6 milioni dovuto agli effetti del riacquisto di passività finanziarie emesse dal Gruppo, sia di maggiori plusvalenze per complessivi 77,6 milioni generate dalla cessione di attività finanziarie disponibili per la vendita rispetto a quelle realizzate nel 2014. Inoltre, il contributo fornito dall’operatività sviluppata dalla controllata Banca Aletti, pari a 116,2 milioni risulta in calo rispetto ai 181,4 milioni del 2013, in seguito alla minore attività di strutturazione di prodotti dovuta ad una maggior focalizzazione sul risparmio gestito ed al fatto di aver privilegiato una produzione più concentrata sull’emissione di certificates che si traduce in un maggior contributo della banca a livello di margine di interesse a svantaggio della linea di conto economico in esame.

Gli altri proventi operativi (proventi operativi diversi dal margine finanziario) sono quindi pari a 1.740,2 milioni rispetto ai 1.965,0 milioni  dell’esercizio precedente, con una contribuzione del quarto trimestre pari a 334,9 milioni. Il totale dei proventi operativi (margine finanziario + altri proventi operativi) ammonta quindi a 3.385,9 milioni rispetto ai 3.584,6  dell’esercizio precedente (-5,5%).

Le spese per il personale sono pari a 1.432,3 milioni, con una contribuzione del quarto trimestre di 376,1 milioni, e sono in calo dell’ 1,0% rispetto ai 1.446,7 milioni  dello scorso esercizio. Le spese addebitate al conto economico dell’esercizio comprendono l’onere stimato derivante dagli accordi raggiunti con le Organizzazioni Sindacali per la fuoriuscita di 578 persone (138,2 milioni). Tali oneri sono stati in parte compensati dalla riduzione di retribuzioni variabili e di altri oneri accantonati in sede di redazione del bilancio dello scorso esercizio. Anche il dato relativo all’esercizio 2013 includeva analoghi oneri per l’importo complessivo di 141,7 milioni a fronte del futuro esodo di 758 dipendenti che anche in quel caso avevano trovato parziale compensazione in interventi di contenimento delle retribuzioni variabili di tutto il personale dipendente. Escludendo l’impatto delle componenti straordinarie il costo 2014 è sostanzialmente in linea con quello dello scorso esercizio. Il numero totale dei dipendenti ammonta al 31 dicembre 2014 a 17.179 risorse “full time equivalent” rispetto alle 17.671 risorse in organico alla data del 31 dicembre 2013, dato reso omogeneo per il confronto (17.543 al 30 settembre 2014).

L’attento controllo dei costi ha interessato anche le altre spese amministrative che al 31 dicembre   2014 ammontano a 645,1 milioni in diminuzione del 3,3% rispetto ai 667,1 milioni del 2013, con una contribuzione del quarto trimestre pari a 135,5 milioni rispetto ai 170,9 milioni del terzo. La riduzione delle spese ha beneficiato anche della rilevazione dell’insussistenza di alcuni debiti stanziati nel corso del precedente esercizio, impatto già rilevato nel corso del primo trimestre, per 7 milioni. Le rettifiche di valore su attività materiali ed immateriali dell’esercizio ammontano a 191,9 milioni rispetto ai 140,0 milioni del 31 dicembre 2013, con una contribuzione del quarto trimestre pari a 86,8 milioni rispetto ai 31 milioni del terzo. L’incremento a livello annuale è imputabile alle rettifiche di valore registrate nel corso del quarto (-50,5 milioni) e del primo trimestre (-17,5 milioni) a fronte di alcuni immobili classificati come investimenti immobiliari. Tali rettifiche sono state rilevate al fine di adeguare il valore contabile degli immobili al valore recuperabile stimato sulla base delle più recenti perizie acquisite. L’aggregato in esame ha invece beneficiato dell’effetto conseguente all’adeguamento della revisione in aumento della stima della vita utile di alcune categorie di immobilizzazioni. L’impatto economico di tale adeguamento rilevato nel secondo  trimestre è stato stimato pari a 6,7 milioni.

Il totale degli oneri operativi risulta conseguentemente pari a 2.269,3 milioni ed evidenzia un incremento dello 0,7% rispetto ai 2.253,8 milioni  dello scorso esercizio. Al netto delle rettifiche di valore di carattere straordinario l’aggregato registra una riduzione di circa il 2% rispetto al corrispondente dato del 2013. Il cost/income di periodo, calcolato come rapporto tra il totale degli oneri operativi, al netto delle rettifiche di carattere straordinario ed il totale dei proventi al netto dell’impatto della variazione del merito creditizio, risulta pari al 61,3%.

Il risultato della gestione operativa ammonta quindi a 1.116,6 milioni in calo rispetto ai 1.330,7 milioni  dello scorso esercizio.

Le rettifiche di valore nette per deterioramento dei crediti verso la clientela sono pari a 3.561,4 milioni (rispetto ai 1.691,4 milioni  dello scorso esercizio), con una contribuzione del quarto  trimestre, pari a 2.496,1 milioni. Il significativo livello delle rettifiche del quarto trimestre 2014, come già anticipato, trova principale giustificazione nelle decisioni assunte a seguito dell’analisi dei risultati dell’esercizio di AQR svolta successivamente alla messa a disposizione dei dettagli da parte della BCE. Per un’illustrazione più dettagliata degli impatti contabili conseguenti alle modifiche introdotte nelle policy, nei modelli e dei parametri valutativi si rimanda allo specifico paragrafo del presente comunicato nell’ambito del quale viene fornita l’informativa richiesta dalla Consob. Il costo del credito, misurato dal rapporto tra le rettifiche nette di valore su crediti e gli impieghi lordi, è su base annua pari a 406 b.p., rispetto ai 185 b.p. registrati nello scorso esercizio.

Al conto economico dell’esercizio sono state inoltre addebitate rettifiche di valore nette per deterioramento di altre attività per 39,8 milioni (19,3 milioni nel quarto trimestre) rispetto ai 161,5 milioni dello scorso esercizio. Le rettifiche si riferiscono per 17,6 milioni alle attività finanziarie disponibili per la vendita ed in particolare a quote di fondi ed investimenti partecipativi e per 11,1 milioni a titoli di debito legati ad operazioni di cartolarizzazione inclusi nel portafoglio dei crediti verso la clientela. Gli accantonamenti netti ai fondi rischi ed oneri ammontano a 39,5 milioni (di cui 50,6 milioni riferiti al quarto trimestre a fronte di riprese registrate nei primi nove mesi per 11,1 milioni) rispetto ai 121,4 milioni  del 2013. Gli accantonamenti sono stati prudenzialmente stanziati a fronte di vertenze legali e contenziosi fiscali in essere.

La revisione annuale dello scenario macroeconomico di riferimento, la brusca discesa dei tassi di interesse e la stagnazione del Prodotto Interno Lordo hanno suggerito l’adozione di un approccio multi- scenario ai fini della conduzione dell’annuale impairment test sulle attività immateriali allocate alle cash generating unit (CGU). Il conseguente abbattimento dei flussi finanziari assunti a riferimento, in particolare nello scenario più prudenziale, unitamente all’incremento atteso della soglia di patrimonio target da rispettare ai fini regolamentari, ha comportato un abbattimento della stima del valore recuperabile della CGU “Private & Investment banking” rispetto al precedente esercizio determinando la necessità di rilevare un parziale impairment (200 milioni) dell’avviamento a essa allocato. Analoghe motivazioni hanno reso necessaria la rilevazione di ulteriori impairment riferiti ad attività immateriali a vita definita per complessivi 39 milioni. Nell’esercizio 2013 non era stato rilevato alcun impairment, anzi il conto economico del 2013 aveva beneficiato della rilevazione di una ripresa netta di valore a fronte delle partecipazioni per complessivi 95,2 milioni.

Nel periodo sono stati registrati utili da cessione di partecipazioni e investimenti per 2,3 milioni (+4,8 milioni nel 2013), derivanti da proventi prevalentemente imputabili alle plusvalenze da cessione di immobili di proprietà (come per lo scorso esercizio).

Il risultato lordo dell’operatività corrente è conseguentemente negativo e pari a 2.760,8 milioni a fronte della perdita lorda di 543,5 milioni realizzata nello scorso esercizio.

Le imposte sul reddito dell’operatività corrente alla data del 31 dicembre 2014 sono positive  e pari a 802,2 milioni rispetto ai 48,9 milioni  dell’esercizio precedente.

Considerata la quota delle perdite attribuibili ai soci terzi pari a 38,7 milioni (nel 2013 erano state addebitate ai soci di minoranza perdite per 13,7 milioni), e gli impatti della FVO già in precedenza illustrati, l’esercizio si chiude con una  perdita di periodo pari a 1.945,9 milioni, rispetto alla perdita di 606,3 milioni realizzata nello scorso esercizio.

L’evoluzione dei principali aggregati patrimoniali

La raccolta diretta al 31 dicembre  2014 ammonta a 86,5 miliardi ed evidenzia un decremento del 3,9% rispetto ai 90,0 miliardi del 31 dicembre 2013 ed un incremento  dell’1,2% rispetto agli 85,5 miliardi del 30 settembre 2014. Il calo registrato su base annua, correlato all’analoga diminuzione del volume degli attivi, è imputabile alla diminuzione della raccolta obbligazionaria (principalmente retail), influenzato dalla parziale sostituzione con altre forme di raccolta meno onerose e dal piano di rimborsi finalizzato a ridurre il costo complessivo della raccolta. La riduzione della componente illustrata ha trovato parziale compensazione nella crescita sia della raccolta in senso stretto rappresentata da conti correnti e depositi (+9,1% su base  annua e +3,4% su base trimestrale), sia delle operazioni di pronti contro termine e prestito titoli. La riduzione della raccolta diretta è inoltre in larga misura compensata dalla stabile liquidità generata dallo stock di certificates, pari a 3,8 miliardi di valore nominale al 31 dicembre 2014 (1,6 miliardi al 31 dicembre 2013).

La crescita registrata nell’ultimo trimestre è riconducibile all’ulteriore espansione delle operazioni di pronti contro termine e prestito titoli ed all’incremento dei conti correnti e depositi, che hanno più che compensato il calo della componente obbligazionaria.

Coerentemente con gli obiettivi del piano industriale la raccolta indiretta, pari a 66,5 miliardi, segna un incremento del 4,1% rispetto ai 63,8 miliardi di inizio anno (-0,8% rispetto alle consistenze al 30 settembre 2014, che erano pari a 67,0 miliardi).

L’aumento su base annua è imputabile esclusivamente alla componente raccolta gestita (+13,2%  rispetto al dato di inizio anno), mentre la raccolta amministrata risulta in calo  (-3,3% rispetto al dato di fine esercizio 2013). La crescita della componente gestita deriva principalmente dal sensibile sviluppo del comparto di Fondi e Sicav (+20,8% rispetto a fine 2013) e polizze assicurative (+10,0%).

Il calo registrato nell’ultimo trimestre è invece imputabile alla raccolta amministrata che ha subito una riduzione di valore nella componente azionaria principalmente per effetto del calo delle quotazioni di mercato dei titoli bancari, incluso il titolo Banco Popolare.

Gli impieghi lordi ammontano al 31 dicembre 2014 a 87,7 miliardi, in calo del 2,5% rispetto agli 89,9 miliardi del 30 settembre 2014 e del 4,3% rispetto ai 91,6 miliardi del 31 dicembre 2013. La riduzione conseguente alle scadenze dei finanziamenti già in essere non ha ancora trovato compensazione nelle nuove erogazioni che si confermano comunque in buona crescita rispetto al 2013 in tutti e tre i principali segmenti core (+1,1 miliardi, pari al +8% su base annua, nel segmento privati; +1,7 miliardi, pari al +26%, nel segmento small business; +2,6 miliardi pari al +89%, nel segmento mid corporate). In maggior dettaglio gli impieghi lordi del Gruppo “standalone” ammontano a fine esercizio a 83,4 miliardi rispetto agli 85,4 miliardi di fine settembre (-2,4%) ed agli 86,2 miliardi di fine dicembre 2013 (-3,3%).La componente riferita agli impieghi di Banca Italease registra invece il regolare processo di ammortamento delle operazioni di leasing e scende nel trimestre di 0,3 miliardi attestandosi al 31 dicembre 2014 a 6,7 miliardi rispetto ai 7,0 miliardi del 30 settembre 2014 ed ai 7,5 miliardi del 31 dicembre 2013.

Le esposizioni nette deteriorate (sofferenze, incagli, crediti ristrutturati ed esposizioni scadute) ammontano al 31 dicembre 2014 a 14,2 miliardi ed evidenziano una crescita dell’1,7% rispetto ai 14,0 miliardi del 31 dicembre 2013 ed un calo del 4,6% rispetto ai 14,9 miliardi del 30 settembre 2014. La crescita contenuta su base annua ed il calo registrato nell’ultimo trimestre trovano spiegazione nel già illustrato  significativo incremento delle rettifiche di valore su crediti addebitate al conto economico del quarto trimestre dell’esercizio.

Le esposizioni nette deteriorate rappresentate da crediti originati da Banca Italease risultano in calo rispetto al 31 dicembre 2013 ed ammontano a 2,6 miliardi, principalmente rappresentate da contratti di leasing immobiliare.

In maggior dettaglio, sempre al netto delle rettifiche di valore, le sofferenze del Gruppo ammontano a 6,0 miliardi, gli incagli a 6,7 miliardi, i crediti ristrutturati ad 1,3 e le esposizioni scadute a 0,3 miliardi.

Le modifiche introdotte nelle policy, modelli e parametri valutativi hanno consentito un notevole rafforzamento degli indici di copertura di tutte le categorie dei crediti. L’indice di copertura dell’intero aggregato dei crediti deteriorati includendo i crediti in sofferenza oggetto di parziale stralcio si attesta al 44,6% (in netta crescita sia rispetto al 37,6% di dicembre 2013 che rispetto al 38,4% di settembre 2014). In maggior dettaglio, al 31 dicembre 2014 le sofferenze del Gruppo risultano nel complesso già passate a perdite o svalutate per il 58,8% del loro ammontare (54,7% e 54,3% rispettivamente al 31 dicembre 2013 ed al 30 settembre 2014), la copertura degli incagli si attesta al 26,1% (18,2% e 18,1% rispettivamente al 31 dicembre 2013 ed al 30 settembre 2014), quella dei crediti ristrutturati al 27,0% (17,7% e 22,5% rispettivamente al 31 dicembre 2013 ed al 30 settembre 2014) e quella degli scaduti al 17,0% (6,9% e 7,0% rispettivamente al 31 dicembre 2013 ed al 30 settembre 2014).

Aumenta nettamente anche il coverage ratio delle esposizioni in bonis passando dallo 0,40% del 31 dicembre 2013 all’attuale 0,64%. Escludendo dal computo le esposizioni in pronti contro termine ed in prestito titoli e quelle con parti correlate, sostanzialmente prive di rischio, l’indice di copertura raggiunge lo 0,73% rispetto allo 0,46% del 31 dicembre 2013.

I ratio patrimoniali del gruppo

Nel corso del 2013 le istituzioni comunitarie hanno approvato la direttiva 2013/36/UE, nota come “CRD IV”, ed il Regolamento (UE) n. 575, noto come “CRR”, che traspongono nell’Unione Europea gli standard definiti dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (cosiddetto Framework “Basilea 3”). Le nuove norme sono entrate in vigore dal 1° gennaio 2014 secondo i dettami definiti dalla Banca d’Italia nelle circolari n. 285 (“Nuove Disposizioni di Vigilanza per le banche”) e n. 286 (“Istruzioni per la compilazione delle segnalazioni prudenziali per le banche e Sim”) pubblicate a fine 2013.

A partire dalla rilevazione del 31.3.2014, i “Fondi propri” sono stati calcolati secondo le nuove norme.

Applicando il regime transitorio in vigore a fine dicembre 2014 e tenendo conto dell’intera perdita registrata nel corso dell’esercizio, il Common Equity Tier 1 ratio (CET1 ratio) risulta pari all’11,9% (13,7% al 30 settembre 2014). Il Core Tier 1 ratio è pari al 12,3% (13,7% al 30 settembre 2014).

Il Total capital ratio è invece pari al 14,6% (16,5% al 30 settembre 2014). La significativa riduzione del rapporto in esame deriva dall’esclusione dal capitale di classe 2 del prestito obbligazionario subordinato 18 novembre 2013 – 18 novembre 2020 il cui valore nominale ammonta a 799,9 milioni. La computabilità di tale strumento di capitale alla luce della normativa entrata in vigore a partire dal 1° gennaio 2014 è stata recentemente messa in dubbio sulla base di una interpretazione fornita dall’EBA in risposta ad unl quesito posto da un intermediario con riferimento a un prestito obbligazionario subordinato avente caratteristiche simili a quelle dello strumento finanziario emesso dal Banco Popolare. In assenza di indicazioni formali precise sull’applicabilità dell’interpretazione al caso di specie, si è ritenuto prudenzialmente opportuno escludere il prestito dal calcolo del capitale di secondo livello riservandosi di condurre gli opportuni approfondimenti con l’Organo di Vigilanza. A titolo informativo si segnala che qualora il prestito fosse stato considerato pienamente computabile, in linea con il trattamento adottato dall’1 gennaio 2014, il total capital ratio alla data del 31 dicembre 2014 sarebbe risultato pari al 16,3%.

Il CET1 ratio calcolato sulla base delle regole che saranno in vigore al termine del periodo transitorio (c.d. CET1 ratio fully phased) è stimato pari all’11,3% (11,7% al 30 settembre 2014).

Considerando anche gli impatti attesi della già deliberata operazione di incorporazione della controllata Banca Italease il CET1 ratio pro-forma fully phased è pari all’11,5%.

In seguito alle rettifiche di valore apportate al conto economico dell’esercizio, lo shortfall si è azzerato ed attualmente i fondi rettificativi rilevati in bilancio a fronte delle esposizioni creditizie risultano eccedenti le perdite attese stimate sulla base dei modelli interni validati dall’Organo di Vigilanza per 187 milioni (di cui 117 milioni su crediti deteriorati e 70 milioni su crediti in bonis). Tale eccedenza è computata nel capitale di secondo livello (Tier 2).

Il Leverage ratio calcolato secondo le regole del regime transitorio è pari al 5,0%. Lo stesso indicatore in prospettiva fully phased è stimato pari al 4,7%.

Il profilo di liquidità

Il Gruppo conferma al 31 dicembre 2014 un eccellente profilo di liquidità. L’esposizione in BCE ammonta al 31 dicembre 2014 a 12,0 miliardi. Alla stessa data il Gruppo dispone di  attivi stanziabili presso la BCE e ad oggi non utilizzati che, al netto degli haircut, ammontano a 14,1 miliardi (17,3 miliardi al 30 settembre 2014) rappresentati esclusivamente da un portafoglio libero di titoli governativi italiani.

Gli indici LCR (Liquidity Coverage Ratio) e NSFR (Net Stable Funding Ratio) sono  in linea con i target di Basilea 3, in particolare l’LCR e  NSFR sono superiori al 100%.

Risultati dell’esercizio di Comprehensive Assessment: impatti contabili (Informativa richiesta dalla Consob ai sensi dell’art. 114, comma 5, del D. Lgs. n.58/98)

Al fine di garantire una informativa adeguata ed omogenea sugli impatti contabili dell’esercizio di  Comprehensive Assessment, in data 30 gennaio 2015 la Consob ha inviato a tutte le banche partecipanti a tale esercizio  la richiesta di fornire nel presente comunicato le informazioni di seguito illustrate.

La presente informativa integra ed aggiorna quella già precedentemente fornita nell’ambito della comunicazione dei risultati dei primi nove mesi e nel  resoconto intermedio di gestione al 30 settembre 2014.

Pubblicazione dei risultati dell’esercizio di Comprehensive Assessment condotto dalla Banca Centrale Europea

In data 26 ottobre 2014, il Supervisory Board e il Governing Council della BCE hanno approvato il Final Report and Results dell’esercizio di Comprehensive Assessment. Tale esercizio è stato condotto dalla Banca centrale Europea (BCE) in collaborazione con le autorità di vigilanza nazionali e si è articolato nelle seguenti fasi:

  • AQR sui dati contabili a fine 2013 che ha comportato una revisione della qualità degli attivi ed un controllo dell’adeguatezza delle valutazioni dei medesimi, nonché delle garanzie e dei relativi accantonamenti;
  • Stress Test, condotto in stretta collaborazione con la European Banking Authority (EBA), che ha esaminato la tenuta dei bilanci bancari in condizioni di stress. Gli esiti dello Stress Test riflettono l’impatto dell’applicazione di due scenari predefiniti denominati “baseline” e “adverse” i quali non costituiscono previsioni né sulla performance finanziaria futura né sui ratio patrimoniali attesi delle banche interessate.

Il Gruppo ha superato l’esercizio con ampio margine grazie alle misure di rafforzamento patrimoniale già realizzate nel primo semestre 2014:

  • il CET1 ratio post AQR è risultato pari all’11,50% rispetto ad una soglia minima richiesta dell’8,0% (+350 p.b. di surplus corrispondente a oltre 1,8 miliardi);
  • il CET1 ratio post impatto Stress Test condotto secondo lo scenario baseline è risultato pari al 10,26% rispetto ad una soglia minima richiesta dell’8,0% (+226 p.b. di surplus);
  • il CET1 ratio post impatto Stress Test condotto secondo lo scenario adverse è risultato pari all’8,29% rispetto ad una soglia minima richiesta del 5,5% (+279 p.b. di surplus).

In maggior dettaglio l’esercizio di AQR condotto nell’ambito del Comprehensive Assessment ha evidenziato “aggiustamenti” rispetto ai valori espressi nel bilancio al 31 dicembre 2013 per un ammontare complessivo pari a 1.603 milioni al lordo dei relativi effetti fiscali. L’impatto sul Common Equity Tier 1 Capital al 31 dicembre 2013 è risultato pari a 1.080 milioni.  La tabella di seguito riportata fornisce il dettaglio degli aggiustamenti identificati:

Dalla tabella sopra riportata si evince che la quasi totalità degli aggiustamenti identificati nell’ambito dell’esercizio riguardano la valutazione dei crediti verso la clientela (1.561 milioni pari al 97,4% del totale).

Si evidenzia al riguardo che l’entità degli aggiustamenti identificati è sostanzialmente non dissimile dall’ammontare dello “shortfall”che al 31 dicembre 2013 ammontava a 1.336,4 milioni. Si ricorda al riguardo che tale informazione è oggetto di periodica comunicazione al mercato nell’ambito della cosiddetta “Informativa Pillar III”.

La natura degli impatti patrimoniali emersi dall’esercizio di Comprehensive Assessment

Come precisato dalla stessa BCE nel proprio “Aggregate Report on the Comprehensive Assessment”, il Comprehensive Assessment rappresenta un esercizio avente finalità di vigilanza prudenziale e non un esercizio volto a verificare l’applicazione dei principi contabili alla redazione dei bilanci. Ne consegue che i risultati del Comprehensive Assessment non sono destinati ad essere direttamente riflessi nei bilanci delle banche che hanno partecipato all’esercizio. Se tale conclusione è di assoluta evidenza per i risultati degli stress test, meno immediata è la sua comprensione con riferimento ai risultati della parte dell’esercizio denominata AQR.

Anche con specifico riferimento a quest’ultima la BCE è tuttavia molto chiara laddove afferma che, nell’ambito di una serie di comportamenti ammessi dai principi contabili, ai fini dell’esercizio sono state definite le cosiddette “ECB thresholds” intese come linee guida univoche stabilite privilegiando l’adozione di parametri valutativi più stringenti in ottica prudenziale. Nel proprio rapporto la stessa BCE precisa che le “ECB thresholds” non necessariamente devono essere utilizzate ai fini della redazione dei bilanci, riservando a ciascuna banca la valutazione in merito all’opportunità di riflettere in bilancio tali aggiustamenti.

Come già evidenziato nel Resoconto Intermedio di Gestione pubblicato il 14 novembre 2014, l’esercizio di AQR ha fornito una serie di indicazioni nuove che ha indotto la banca ad avviare immediatamente un processo di analisi dei risultati nel suo complesso. La valutazione avviata aveva come obiettivo principale un’attenta verifica della compatibilità dei criteri prudenziali applicati dall’Organo di Vigilanza con i principi contabili finalizzata a valutare l’eventuale opportunità di intervenire sui processi di classificazione e valutazione del credito ordinariamente applicati adottando, nell’ambito del ventaglio di approcci relativi ai processi di stima consentiti dai principi contabili di riferimento, parametri valutativi in parte diversi da quelli fino ad allora utilizzati e più in linea con quelli adottati dalla BCE e dagli Organi di Vigilanza nazionale nella conduzione dell’AQR.

Successivamente alla pubblicazione del documento la BCE è ritornata sul tema con specifiche comunicazioni indirizzate alla banche che sono state oggetto dell’esercizio. Nell’ambito di tali comunicazioni, l’Organo di Vigilanza ha invitato il Banco Popolare a esaminare criticamente tutte le evidenze emerse dall’AQR intendendo per tali sia i risultati quantitativi riportati nel precedente paragrafo, sia alcune osservazioni di tipo qualitativo portate a conoscenza della Banca con lettera del 4 dicembre 2014.

L’Organo di Vigilanza nell’ambito delle suddette comunicazioni ha invitato i competenti organi del Banco Popolare a valutare criticamente i risultati emersi dall’AQR e le motivazioni sottostanti agli aggiustamenti identificati. Nelle proprie comunicazioni ha inoltre espresso l’auspicio che, già ai fini della redazione del bilancio al 31 dicembre 2014, fosse presa in considerazione l’opportunità di introdurre appropriate modifiche nei processi valutativi (fondamentalmente dei crediti verso la clientela) finalizzati a ridurre l’entità del disallineamento esistente tra le valutazioni effettuate ai fini di bilancio e le “ECB thresholds”.

L’esito dell’analisi dei risultati dell’Asset Quality Review condotta dal Banco Popolare

Sulla base dell’analisi dei risultati quantitativi e qualitativi dell’AQR comunicati dalla BCE si è deciso di intervenire, successivamente alla chiusura del terzo trimestre, sui processi di classificazione e valutazione del credito ordinariamente applicati adottando fin dalla redazione del bilancio al 31 dicembre 2014, nell’ambito del ventaglio di approcci relativi ai processi di stima consentiti dai principi contabili di riferimento, modelli e parametri valutativi in parte diversi da quelli fino ad allora utilizzati e più in linea con quelli adottati dalla BCE e dagli Organi di Vigilanza nazionale nella conduzione dell’AQR. Tutto ciò al fine di eliminare per quanto possibile l’entità del disallineamento esistente tra le valutazioni effettuate ai fini di bilancio e le “ECB thresholds”.

 

Banco Popolare, nel 2014 perdita netta di 1.946 milioni ultima modifica: 2015-02-12T10:30:39+00:00 da Redazione

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