Bankitalia: credito ai privati cresciuto del 6,1% a novembre 2020. I dati del bollettino economico

La crescita del credito è rimasta sostenuta nel terzo trimestre del 2020. Secondo i dati pubblicati nel Bollettino economico di gennaio 2021 della Banca d’Italia, diffuso oggi, le banche hanno continuato a soddisfare la domanda di fondi da parte delle imprese. Le condizioni di offerta si sono mantenute nel complesso distese anche grazie alle misure di politica monetaria e a quelle governative a sostegno della liquidità. Il costo della provvista obbligazionaria delle banche si è ulteriormente ridotto e i tassi sui prestiti a imprese e famiglie sono rimasti su livelli contenuti.

Prestiti al settore privato cresciuti del 6,1% a novembre

In novembre i prestiti al settore privato non finanziario sono cresciuti del 6,1% sui tre mesi (al netto dei fattori stagionali e in ragione d’anno). A differenza degli altri principali Paesi dell’area, la dinamica del credito alle società non finanziarie si mantiene robusta (8,9%), ancora sospinta dall’ampio ricorso delle imprese ai finanziamenti coperti da garanzia pubblica. I prestiti alle famiglie si sono espansi a ritmi pressoché invariati rispetto ad agosto (4,1%). I mutui hanno lievemente accelerato, mentre il credito al consumo si è mantenuto debole. Gli schemi di garanzia sui nuovi finanziamenti e le moratorie sui prestiti esistenti, adottati dal Governo a sostegno della liquidità di imprese e famiglie, sono stati estesi fino a giugno 2021.

Il costo del credito alle imprese resta contenuto

Il tasso di interesse sui nuovi prestiti bancari alle imprese è rimasto basso, all’1,3% in novembre; il moderato incremento rispetto ad agosto ha riguardato i finanziamenti di importo fino a un milione di euro. Il costo medio dei nuovi prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni si è mantenuto stabile, all’1,3%.

I criteri di offerta del credito alle imprese sono rimasti invariati

I risultati dell’indagine sul credito bancario nell’area dell’euro (Bank Lending Survey) riferita al terzo trimestre del 2020, che si è conclusa il 6 ottobre, incorporano solo in parte le prime valutazioni circa le conseguenze della seconda ondata della pandemia. Le banche italiane intervistate hanno segnalato criteri di offerta invariati sui prestiti alle imprese, anche grazie agli effetti positivi delle misure di politica monetaria. Per il quarto trimestre gli intermediari si attendono un ulteriore, seppur più contenuto, aumento della domanda di finanziamenti da parte delle società non finanziarie.

Il tasso di deterioramento del credito beneficia delle misure adottate dalle autorità

Il flusso dei nuovi crediti deteriorati in rapporto al totale dei finanziamenti si è ridotto nel terzo trimestre (allo 0,9%, al netto dei fattori stagionali e in ragione d’anno, dall’1,3% del secondo). La diminuzione ha riguardato sia i prestiti alle famiglie (allo 0,9%, dall’1%), sia quelli alle imprese (all’1,2%, dall’1,7%). L’andamento di tali indicatori continua a riflettere le misure di sostegno all’accesso al credito introdotte dal Governo (moratorie e garanzie sui nuovi prestiti), nonché l’utilizzo della flessibilità insita nelle regole della classificazione dei finanziamenti, secondo le linee segnalate dalle autorità di vigilanza. È proseguita la riduzione dell’incidenza dello stock di crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti dei gruppi bancari significativi, sia al lordo sia al netto delle rettifiche di valore. Il tasso di copertura dei crediti deteriorati è aumentato, principalmente per via delle rettifiche di valore contabilizzate da un intermediario in vista di una operazione di cessione.

Si riduce la redditività delle banche…

Nei primi nove mesi del 2020 la redditività dei gruppi significativi è diminuita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il rendimento annualizzato del capitale e delle riserve (return on equity, roe), calcolato al netto delle componenti straordinarie, si è ridotto di oltre due terzi, in larga parte per effetto dell’aumento delle rettifiche di valore su crediti. I ricavi complessivi sono diminuiti, sebbene la flessione sia rallentata nel corso del terzo trimestre. Prosegue il calo dei costi operativi; al netto degli oneri sostenuti per agevolare l’interruzione anticipata del rapporto di lavoro, i costi sono diminuiti in misura maggiore rispetto ai ricavi, determinando una riduzione della loro incidenza sul margine di intermediazione (cost-income ratio) di oltre due punti percentuali rispetto ai primi nove mesi del 2019, al 62,8 %.

…ma prosegue il rafforzamento della loro situazione patrimoniale

Nel terzo trimestre dell’anno il livello di patrimonializzazione dei gruppi significativi, misurato in base al rapporto tra il capitale di migliore qualità e le attività ponderate per il rischio (common equity tier 1 ratio, Cet1 ratio), è aumentato di circa 30 punti base, al 15,1 per cento. La crescita è dipesa dalla flessione degli attivi ponderati per il rischio (-3%), a sua volta riconducibile alla ricomposizione di alcuni portafogli bancari verso attività meno rischiose e all’operare delle garanzie pubbliche. Il calo degli attivi ponderati ha più che compensato la leggera diminuzione del capitale di migliore qualità.