Bankitalia: le cause della stretta creditizia. E le prospettive di miglioramento

Caduta dei consumi dei privati e contrazione degli investimenti delle aziende. Sono queste, secondo la Banca d’Italia le ragioni della decelerazione dei prestiti. Le indicazioni sono contenute nel n.62 del volume Questioni di economia e finanza. Domanda e offerta di credito in Italia durante la crisi finanziaria, nel quale si esamina il calo della domanda come dell’offerta di credito nel nostro paese.

Il quadro generale

In Italia il credito bancario aveva iniziato a decelerare già nella prima metà del 2007, all’indomani di una espansione lunga quasi un quinquennio. La dinamica dei prestiti si è ancora affievolita con lo scoppio della crisi, fino a divenire negativa alla metà del 2009. Per la precisione, dal 2007 l’espansione annuale del credito bancario al settore privato non finanziario in Italia si è ridotta del 12% circa, risultando sostanzialmente nulla nel gennaio del 2010. Il rallentamento è stato accentuato per le imprese (15% circa) rispetto alle famiglie (7,50%). Il rallentamento registrato nello scorso biennio ha coinciso, oltre che con le turbolenze dei mercati dei capitali, con la debolezza del comparto immobiliare, con la caduta della spesa per consumi e investimenti, con il peggioramento del merito di credito della clientela bancaria. “Un tale concorso di eventi rende arduo stabilire se – e in che misura – la decelerazione dei prestiti rifletta un calo della domanda da parte di famiglie e imprese piuttosto che una restrizione dell’offerta da parte delle banche” spiega l’analisi. Ancor più complesso è valutare se l’evoluzione del mercato del credito prefiguri un credit crunch, ossia un calo dell’offerta di prestiti che non riflette una riduzione della domanda o il peggioramento del rischio di insolvenza ma scelte e vincoli interni alle stesse banche.

La contrazione dell’offerta

La riduzione dell’offerta dei prestiti è riconducibile soprattutto all’aumento del rischio di credito. Altra causa è l’impatto che la crisi ha avuto, soprattutto in una prima fase, sulla condizione patrimoniale e di liquidità delle banche, sulla loro capacità di accedere ai finanziamenti esterni. “Analisi econometriche avvalorano tali indicazioni, suggerendo che la decelerazione del credito riconducibile alle condizioni delle banche sarebbe di entità contenuta” precisa lo studio.

L’analisi della Banca d’Italia sottolinea inoltre il peso del sensibile peggioramento della qualità dei

prestiti: “l’incremento delle sofferenze, tuttora in atto, è diffuso tra categorie di intermediari e aree geografiche; è accentuato per le imprese, soprattutto quelle manifatturiere e di costruzioni, ma riguarda anche le famiglie”. Il peggioramento del merito di credito della clientela bancaria è confermato da numerosi indicatori sia bancari – quali l’aumento dei crediti incagliati o ristrutturati – sia di mercato, quali gli spread sulle obbligazioni societarie. In un contesto di questa natura, la cautela che caratterizza le scelte di affidamento seguite dalle banche non sorprende: “tale circostanza è tipica delle fasi di recessione dell’economia reale, ma nella fase attuale potrebbe essere accentuata da un aumento dell’avversione al rischio degli intermediari”.

Il calo della domanda

Secondo le stime della Banca d’Italia, la diminuzione della domanda da parte delle imprese è da attribuirsi soprattutto alla diminuzione del fabbisogno finanziario, a sua volta legato alla netta contrazione degli investimenti. Sui prestiti alle famiglie hanno inciso invece la caduta dei consumi e la debolezza del mercato immobiliare.

Previsioni per il futuro

Le tensioni nell’offerta di credito potrebbero proseguire nei prossimi mesi. “L’esperienza passata mostra che l’aumento dei crediti inesigibili emerge con ritardo rispetto alla fase recessiva e prosegue ben oltre l’avvio della ripresa – spiega l’analisi -. Inoltre, il ritardo con cui i bilanci delle imprese affidate registrano gli effetti della recessione provocheranno nei prossimi mesi un deterioramento del merito di credito stimato dalle banche mediante sistemi automatici di selezione della clientela”. A limitare i rischi di una carenza di finanziamenti alle imprese italiane, secondo la Banca d’Italia, contribuirà la ripresa dell’economia reale e la conseguente riduzione del rischio di insolvenza della clientela bancaria. E concorreranno inoltre i numerosi interventi effettuati dalle Autorità dall’avvio della crisi. “Dato il ruolo preminente del rischio di insolvenza tra gli ostacoli all’espansione degli impieghi, particolare rilevanza assumono le misure attuate al fine di sostenere finanziariamente le imprese, innalzandone il merito di credito – precisa lo studio -. La disponibilità di prestiti trae infine beneficio dal miglioramento delle condizioni patrimoniali e di liquidità delle banche. Anche in questo campo le Autorità, soprattutto le banche centrali, hanno effettuato interventi di ampia portata”.

Il testo integrale: Questioni di economia e finanza. Domanda e offerta di credito in Italia durante la crisi finanziaria

Bankitalia: le cause della stretta creditizia. E le prospettive di miglioramento ultima modifica: 2010-04-02T07:44:44+00:00 da Flavio Meloni

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