Bankitalia, Visco: “Pil salirà del 5% nel 2021 ma incertezza resta elevata”

Ignazio Visco, Banca d'ItaliaLa ripresa economica si sta consolidando, grazie al buon andamento della campagna di vaccinazioni e al miglioramento del quadro sanitario. L’annuncio è arrivato questa mattina dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in occasione dell’assemblea annuale dell’Associazione bancaria italiana (Abi).

In attesa degli aggiornamenti previsti il 16 luglio con il prossimo bollettino economico, Visco ha affermato che “secondo le valutazioni attuali, la crescita si rafforzerebbe con decisione nel secondo semestre; nella media dell’anno potrebbe toccare valori intorno al 5%, consentendo un recupero di oltre metà della caduta del prodotto registrata nel 2020”.

La crescita verrebbe favorita dalla vivace dinamica degli investimenti; il recupero dei consumi sarebbe più lento, con un graduale rientro dagli elevati tassi di risparmio causati dalla pandemia; le esportazioni di beni beneficerebbero dell’accelerazione della domanda estera. Con il supporto della politica di bilancio, incluse le misure finanziate con i fondi europei, e il mantenimento di condizioni monetarie e finanziarie favorevoli, la fase espansiva dovrebbe consolidarsi, restando sostenuta anche per il prossimo biennio.

Incertezza elevata

L’incertezza, ha sottolineato il numero uno di Bankitalia, resta però elevata. Questo scenario presuppone “che prosegua ai ritmi attuali la campagna di vaccinazioni e si consolidi il contenimento dei contagi; ritardi nell’attuazione delle misure di rilancio previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) potrebbero indebolire, anche per gli effetti negativi sulla fiducia di imprese e famiglie, le prospettive sulla domanda aggregata e sull’occupazione. Le favorevoli previsioni di crescita scontano l’ipotesi che le condizioni di accesso al credito si mantengano distese”.

Il credito alle imprese

Secondo i dati della Banca d’Italia, nei primi cinque mesi dell’anno in corso i prestiti hanno continuato ad aumentare a ritmi sostenuti, pur se in lieve rallentamento. La domanda di credito delle imprese, per la maggior parte assistito da garanzie pubbliche, ha riflesso, oltre a esigenze di ristrutturazione dei debiti e motivi precauzionali, l’intenzione di finanziare la ripresa degli investimenti. “I prestiti garantiti sono stati fondamentali per sostenere l’attività economica – ha precisato Visco -. La decisione del Governo di estendere questa misura fino alla fine dell’anno per agevolare l’uscita dall’emergenza consentirà alle imprese di continuare ad avere accesso a finanziamenti a medio termine a tassi particolarmente contenuti e alle banche di soddisfare la domanda di credito con un impatto ridotto sui requisiti di capitale. La diminuzione della quota garantita dallo Stato mira ad accrescere l’attenzione delle banche al merito di credito delle imprese richiedenti”.

Il forte incremento dei prestiti e la riduzione dei consumi hanno determinato un significativo aumento dei depositi. “Lo scorso maggio quelli delle imprese avevano raggiunto quasi 460 miliardi, quelli delle famiglie 900, rispettivamente il 16% e il 7% in più rispetto a dodici mesi prima. I depositi delle imprese, la cui forte crescita riflette la domanda di liquidità durante la crisi pandemica, sono destinati a ridursi con l’uscita dall’emergenza – ha aggiunto -. Le banche potranno contribuire al necessario riequilibrio della struttura finanziaria delle imprese proponendo alla clientela, nel rispetto attento della normativa a tutela dell’investimento al dettaglio, prodotti di risparmio gestito che consentano di indirizzare le risorse verso l’attività produttiva, anche sotto forma di capitale di rischio”.

Le condizioni delle banche e la qualità del credito

La condizione patrimoniale delle banche si mantiene solida: dopo essere salito dal 14% al 15,5% nel corso del 2020, nel primo trimestre di quest’anno il rapporto tra il capitale di migliore qualità e gli attivi ponderati per il rischio è rimasto sostanzialmente stabile. Secondo la Banca d’Italia, analogamente, il flusso dei nuovi prestiti deteriorati in rapporto al totale dei crediti non ha registrato variazioni, mantenendosi all’1,1%, un valore di due decimi superiore al minimo toccato nel terzo trimestre dello scorso anno. “Nei bilanci bancari è leggermente aumentata, dell’1,5%, la consistenza dei crediti deteriorati – ha spiegato Visco -. L’incremento, più intenso nella categoria di quelli scaduti o sconfinanti da oltre 90 giorni, riflette l’entrata in vigore della nuova disciplina per identificare le esposizioni in stato di default prudenziale, definita da tempo, a integrazione del regolamento sui requisiti di capitale delle banche, dalle linee guida dell’Autorità bancaria europea (European Banking Authority, Eba) e da un regolamento delegato della Commissione europea”.

Secondo il presidente di Bankitalia, nei prossimi anni la gestione dei crediti deteriorati, inclusa la scelta se cederli sul mercato o mantenerli in bilancio, sarà anche influenzata dalle riforme programmate sul fronte della giustizia civile. “Come è noto, accrescere l’efficienza dell’amministrazione giudiziaria e ridurre la durata dei procedimenti è uno degli obiettivi del Pnrr – ha affermato -. Il Piano prevede l’assunzione di personale specializzato che sarà impiegato in apposite strutture di supporto all’attività dei giudici, il rafforzamento della digitalizzazione del sistema e la semplificazione delle procedure (incluse quelle esecutive), l’introduzione di incentivi a ricorrere con maggiore frequenza a meccanismi stragiudiziali di risoluzione delle controversie. Queste riforme rappresentano un’importante occasione per migliorare il contesto istituzionale entro cui si svolge l’attività d’impresa, con benefici per il processo di riallocazione delle risorse all’interno dell’economia”.

Le difficoltà indotte dalla pandemia acuiscono le pressioni sul settore bancario, spinto, in Italia come altrove, a rivedere i modelli di attività per renderli più sostenibili e adeguati ai profondi cambiamenti in atto. A queste sfide gli intermediari stanno rispondendo anche attraverso piani di ristrutturazione e possibili operazioni di aggregazione. “Seguiamo da vicino questo processo, anche nell’ambito dell’Eurosistema, non certo per guidarne l’esito secondo programmi prestabiliti, ma per assicurare che esso conduca a intermediari più solidi e, quindi, maggiormente in grado di sostenere l’economia e favorirne il ritorno su un sentiero di crescita elevata e duratura. Allo stesso modo, siamo impegnati nella valutazione delle possibili soluzioni ai casi di crisi che riguardano alcuni intermediari di medie-grandi dimensioni, attualmente alle prese con processi di recupero e risanamento che le difficili condizioni economiche sperimentate negli ultimi anni hanno contribuito a rendere ancora meno agevoli”, ha concluso.