Bper Banca, i risultati del I trimestre dopo l’acquisizione di filiali Ubi Banca e Intesa Sanpaolo

Bper Banca LogoIl consiglio di amministrazione di Bper Banca ha esaminato e approvato lo scorso 7 maggio i risultati individuali della banca e consolidati di gruppo al 31 marzo 2021 che includono il contributo economico pro rata temporis del ramo acquisito a partire dal 22 febbraio 2021.

Il trimestre appena concluso ha rappresentato una fase fondamentale della strategia di crescita di Bper grazie all’integrazione delle 587 filiali di Ubi Banca, alle quali si aggiungeranno, a giugno, 33 filiali di Intesa Sanpaolo. Il processo di integrazione è avvenuto nel rispetto delle tempistiche previste e ha garantito la piena continuità operativa della nuova rete – ha commentato l’amministratore delegato Piero Luigi Montani -. Questo grazie al grande impegno profuso da tutti i colleghi che hanno lavorato al progetto, in un contesto esterno particolarmente complesso. Tale operazione di trasferimento ha interessato circa 1,4 milioni di clienti e porta Bper ad essere il terzo gruppo bancario italiano per raccolta totale. L’acquisizione del ramo ha consentito al gruppo di compiere un significativo salto dimensionale in termini di volumi, quote di mercato e clientela, migliorandone al contempo la posizione competitiva attraverso un complessivo ribilanciamento sul territorio nazionale in aree geografiche dove Bper aveva una presenza di minor rilevanza”.

Alcuni benefici attesi dall’operazione sono già visibili nei risultati. “In particolare grazie ad un’ulteriore riduzione dei ratio lordo e netto dei crediti dubbi, rispettivamente al 5,9% e al 3,1%, pur preservando un’elevata posizione di capitale, con un Cet1 ratio ben superiore al 13%. I risultati assumono ancora più valore se vengono messi in relazione all’ambiente esterno profondamente condizionato dagli effetti della pandemia – ha proseguito Montani . Il completamento dell’operazione di acquisizione ci permetterà, in un contesto di graduale rimozione delle restrizioni, di focalizzare le nostre energie sullo sviluppo commerciale, al fine di incrementare i servizi alla clientela, e, allo stesso tempo, di rendere più efficiente la nostra struttura, mantenendo una forte tensione sul continuo processo di miglioramento della qualità dell’attivo. Colgo l’occasione per dare il mio più caloroso benvenuto ai nuovi colleghi che entreranno a far parte del gruppo nel mese di giugno, convinto che parteciperanno al futuro di Bper, animati  dal forte impegno al servizio della clientela che li ha sempre contraddistinti nella loro attività”.

Conto economico consolidato: dati principali

Bper ricorda che i dati di conto economico riferiti ai risultati consolidati di gruppo al 31 marzo 2021 non sono confrontabili con i periodi precedenti a causa della variazione dimensionale del gruppo che, dal 22 febbraio 2021, include il contributo economico nonché le attività e passività del ramo acquisito).

Il margine di interesse si attesta a € 343,5 milioni, tra cui € 291,7 milioni riferibili all’attività commerciale di intermediazione con la clientela, € 29,0 milioni derivanti dal contributo del portafoglio titoli e € 31,8 milioni relativi al contributo dei fondi TLTRO-III al netto degli interessi pagati sull’eccedenza di liquidità depositata in BCE.

Le commissioni nette risultano pari a € 328,1 milioni, di cui € 138,0 milioni riferibili al comparto della raccolta indiretta e polizze vita assicurative e € 190,2 milioni riferiti al business tradizionale, in continua ripresa benché ancora impattato dalla pandemia.

La voce dividendi risulta pari a € 1,7 milioni.

Il risultato netto della finanza si attesta a € 76,2 milioni, beneficiando della buona performance realizzata dai mercati. In particolare, il dato include: utili netti da cessione di attività finanziaria e crediti per € 53,6 milioni, plusvalenze nette su titoli e derivati per € 21,6 milioni e altri elementi positivi per € 1,1 milioni.

I proventi operativi netti risultano pari a € 757,7 milioni.

Gli oneri operativi ammontano a € 546,5 milioni, di cui € 92,3 milioni di oneri non ricorrenti quasi interamente riferibili al processo di integrazione del ramo acquisito. In dettaglio, le spese per il personale risultano pari a € 302,1 milioni, di cui € 17,5 milioni di costi straordinari legati all’attività di allineamento delle nuove risorse. Le altre spese amministrative ammontano a € 189,9 milioni, di cui € 65,9 milioni di oneri non ricorrenti prevalentemente connessi all’attività di consulenza, migrazione  IT e rebranding delle filiali integrate. Le rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali risultano pari a € 54,5 milioni e includono € 8,9 milioni di svalutazioni di asset dovuti anche al cambio del criterio valutativo degli immobili dal costo al fair value (maggiori ammortamenti).

Il risultato della gestione operativa è pari a € 211,2 milioni. Al netto delle componenti non ricorrenti il dato si attesta a € 303,5 milioni.

Le rettifiche di valore nette per rischio di credito si attestano a € 418,8 milioni e includono € 260,0 milioni di rettifiche addizionali conseguenti all’aggiornamento delle proprie policy valutative, che hanno consentito un rafforzamento delle coperture su crediti. Il costo del credito annualizzato del trimestre risulta quindi pari a 222 p.b. (84 p.b. escludendo le rettifiche su crediti addizionali).

Gli accantonamenti netti ai fondi per rischi e oneri ammontano a € 40,9 milioni di cui € 30,5 milioni di carattere straordinario, di cui la maggior parte riferibili all’adeguamento della quota di “profit sharing” da corrispondere al Fondo di Risoluzione in esecuzione degli accordi connessi all’acquisizione di Nuova Carife S.p.A..

I contributi ai fondi sistemici si riferiscono al pagamento ordinario per l’anno 2021 al Fondo di Risoluzione Unico (“SRF”) pari a € 31,1 milioni sulla base del perimetro del Gruppo al 31 dicembre 2019. Si evidenzia che nello schema di Conto economico riclassificato, per chiarezza espositiva, tali contributi sono esposti in una riga separata, mentre nello schema di Banca d’Italia essi sono ricompresi all’interno della voce 190 b) “Altre spese amministrative”.

Avviamento negativo (c.d. Badwill) pari a € 1.077,9 milioni di cui:

  • € 781,5 milioni relativi al badwill emerso dal processo di Purchase Price Allocation (PPA) provvisoria richiesta dall’IFRS 3 “Aggregazioni aziendali” rispetto all’acquisizione dei rami d’azienda di UBI Banca e UBISS eseguita nel trimestre. Il differenziale tra patrimonio netto di pertinenza del ramo acquisito e prezzo di acquisto ha generato un badwill (bargain purchase) iniziale pari a € 928,5 milioni. Il processo di PPA tra le attività e passività oggetto di acquisizione valutate al fair value ha comportato l’allocazione di € 147,1 milioni. Tra i principali effetti, si evidenzia un fair value inferiore al valore contabile acquisito dei crediti non-performing per € 337,5 milioni ed un fair value superiore al valore contabile acquisito  dei crediti performing per € 220,1 milioni.
  • € 296,4 milioni relativi al recupero della fiscalità sullo stesso badwill come da previsioni contrattuali con Intesa Sanpaolo.

L’utile (perdite) da investimenti è negativo per € 250,7 milioni e include principalmente € 230,4 milioni relativi a rettifiche degli avviamenti e € 22,5 milioni relativi a  svalutazioni dovute al citato passaggio del criterio di valutazione degli immobili, dal costo al fair value.

L’utile della gestione corrente al lordo delle imposte risulta pari a € 547,6 milioni. Al netto delle componenti non ricorrenti il dato è pari a circa € 105,5 milioni.

Le imposte sul reddito ammontano a € 140,8 milioni ed includono il carico fiscale del badwill[iii] per € 296,4 milioni.

L’utile di periodo si attesta pertanto a € 406,8 milioni e comprende un utile netto di pertinenza di terzi pari a € 6,5 milioni.

L’utile di periodo di pertinenza della capogruppo è pertanto pari a € 400,3 milioni.

Stato patrimoniale consolidato

La raccolta diretta da clientela (debiti verso clientela, titoli in circolazione e passività finanziarie designate al fair value) risulta in forte aumento a € 94,4 miliardi di cui € 29,4 miliardi riferibili al ramo acquisito. A perimetro costante la raccolta risulta in crescita del 2,5% rispetto a fine 2020. All’interno dell’aggregato totale la raccolta da clientela ordinaria è pari a € 90,3 miliardi, costituita principalmente da conti correnti e depositi per € 85,8 miliardi. La raccolta istituzionale, costituita quasi interamente da obbligazioni, è pari a € 4,1 miliardi in aumento rispetto ai € 3,6 miliardi di fine 2020 in seguito all’emissione inaugurale di un social bond per € 500 milioni.

La raccolta indiretta da clientela, valorizzata ai prezzi di mercato, è pari a € 160,7 miliardi (di cui € 37,8 miliardi riferibili al ramo acquisito) anch’essa in significativa crescita. A perimetro costante la raccolta indiretta è in aumento dello 0,7% rispetto a fine 2020. All’interno dell’aggregato totale, la raccolta gestita è pari a € 60,4 miliardi, di cui € 17,7 miliardi relativi a Arca Holding al netto della quota di fondi collocata dalla rete del Gruppo BPER; il portafoglio premi assicurativi riferibile al ramo vita è pari a € 17,7 miliardi; la raccolta amministrata si attesta a € 82,6 miliardi.

I crediti lordi verso la clientela sono pari a € 78,1 miliardi di cui € 22,0 miliardi riferibili al ramo acquisito. A perimetro costante i crediti lordi sono in aumento dell’1,3% rispetto a fine 2020. All’interno dell’aggregato totale, i crediti “performing” lordi sono pari a € 73,3 miliardi, mentre quelli deteriorati lordi ammontano a € 4,8 miliardi con un’incidenza del 6,1% sui crediti lordi complessivi, in calo rispetto al 7,8% di fine 2020, beneficiando sia del contributo del ramo acquisito che delle cessioni di crediti deteriorati finalizzate nel trimestre. Includendo nell’aggregato anche le cessioni perfezionate formalmente in aprile (€ 0,2 miliardi), l’incidenza cala ulteriormente al 5,9%.

Con riferimento alla composizione dei crediti lordi, le sofferenze sono pari a € 2,4 miliardi; le inadempienze probabili si attestano a € 2,3 miliardi; i crediti scaduti ammontano a € 129,6 milioni.

I crediti netti verso la clientela sono pari a € 75,4 miliardi di cui € 21,8 miliardi relativi al ramo acquisito. A perimetro costante i crediti netti crescono dell’1,1% rispetto a fine 2020. All’interno dell’aggregato totale, i crediti “performing” netti sono pari a € 73,0 miliardi, mentre quelli deteriorati netti ammontano a € 2,4 miliardi, con un’incidenza pari al 3,2% sui crediti netti complessivi (3,1% tenuto conto degli UTP ceduti lo scorso aprile), in diminuzione rispetto al 4,0% di fine 2020. Il coverage ratio del totale dei crediti deteriorati si attesta al 49,5%.

Con riferimento alle singole componenti dei crediti deteriorati, le sofferenze nette sono pari a € 1,0 miliardi con un livello di copertura del 57,8%; le inadempienze probabili nette si attestano a € 1,3 miliardi con un livello di copertura del 42,2%; i crediti scaduti netti ammontano a € 95,9 milioni con una copertura pari al 26,1%.

La copertura dei crediti performing sale allo 0,5% dallo 0,3% di fine 2020.

Nell’ambito delle misure di sostegno erogate dal Gruppo Bper (incluso il ramo acquisito) destinate a famiglie e imprese per fronteggiare le ripercussioni economiche derivanti dall’emergenza pandemica, l’ammontare delle moratorie erogate ammonta a € 16 miliardi (di cui € 5 miliardi riferibili al ramo acquisito) delle quali € 8,1 miliardi ancora attive a fine marzo 2021. I finanziamenti garantiti dallo Stato si attestano a € 6,1 miliardi (di cui € 1,9 miliardi riferibili al ramo acquisito) in aumento rispetto ai € 3,5 miliardi di fine 2020.

La posizione interbancaria netta risulta negativa per € 1,5 miliardi determinata dallo sbilancio tra i crediti verso banche di € 20,7 miliardi e i debiti della stessa natura pari a € 22,3 miliardi. L’ammontare complessivo del rifinanziamento con la Banca Centrale Europea (“BCE”) del Gruppo BPER, interamente composto da fondi “TLTRO III” con scadenza triennale, risulta pari a € 18,4 miliardi, in aumento di  € 1,7 miliardi rispetto a fine dicembre 2020 in seguito a ulteriori tiraggi di liquidità all’asta tenutasi a marzo scorso. Gli strumenti finanziari utilizzabili come collaterale per operazioni di rifinanziamento sul mercato ammontano a € 29,2 miliardi al netto dell’haircut, di cui € 9,7 miliardi disponibili, ai quali si aggiungono € 19,0 miliardi di depositi presso la BCE.

Le attività finanziarie ammontano complessivamente a € 26,4 miliardi e risultano pari al 20,5% del totale attivo. All’interno dell’aggregato, i titoli di debito ammontano a € 25,3 miliardi (95,7% del portafoglio complessivo) e includono € 12,5 miliardi riferiti a titoli governativi e di altri enti pubblici, di cui € 8,0 miliardi di titoli di Stato italiani.

I mezzi patrimoniali complessivi ammontano a € 6,8 miliardi, con una quota di patrimonio di pertinenza di terzi pari a € 0,1 miliardi. Il patrimonio netto consolidato del Gruppo, che include il risultato di periodo, si attesta pertanto a € 6,7 miliardi.

Per quanto riguarda gli indici di liquidità LCR (“Liquidity Coverage Ratio”) e NSFR (“Net Stable Funding Ratio”), al 31 marzo 2021 l’indice LCR è maggiore del 200%, mentre l’indice NSFR è stimato al di sopra del 100%.