Calcolo del tasso di usura, la nuova giurisprudenza non convince

Credito 2Negli ultimi tempi sono state pubblicate diverse sentenze, riprese anche dalla stampa specializzata, che hanno giudicato usurai finanziamenti concessi da banche e intermediari finanziari nonostante gli stessi risultassero conformi alla normativa secondaria emanata al riguardo dal ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Banca d’Italia. Riteniamo che l’argomento richieda qualche considerazione anche per consentire sul tema un dibattito più equilibrato e possibilmente oggettivo.

Una prima domanda che probabilmente i profani si pongono è come sia possibile che una normativa che risale al lontano 1996 venga giudicata solo ora sostanzialmente inefficace nei confronti dell’usura e che in tutti questi anni siano stati probabilmente concessi così tanti prestiti usurai senza che nessuno se ne accorgesse. Ma le principali perplessità, a nostro avviso, si riferiscono soprattutto alle motivazioni, non tanto giuridiche quanto logico-deduttive sui cui la giurisprudenza in questione ha fondato le proprie decisioni. Prima di esaminare le motivazioni di una sentenza che ha ritenuto usuraio un prestito contro cessione del quinto dello stipendio è necessario esaminare dal punto di vista concettuale le caratteristiche del reato di  usura stabilito dalla legge n. 108/1996.

L’usura non è in realtà un concetto assoluto, ma un concetto relativo. Un tasso che in un dato periodo risulta usuraio può non esserlo più pochi mesi dopo. Il tasso di un finanziamento per essere usuraio deve, infatti, essere sensibilmente più alto dei tassi normali praticati in quel periodo per quel genere di operazioni. Il significato delle espressioni “sensibilmente più alto” e “tassi normali” è espressamente stabilito dalla legge.

Fino all’emanazione del Legge n. 106/2011 “sensibilmente più alto” voleva dire superiore di oltre il 50% mentre “i tassi normali” erano rappresentati dalla media aritmetica dei tassi praticati in ogni trimestre solare dagli operatori finanziari (banche e intermediari finanziari) per la stessa categoria (per natura e importo) di finanziamenti.

Le modalità di calcolo del tasso di ciascun prestito vengono stabilite sulla base di una normativa secondaria delegata dalla legge alla Banca d’Italia, mentre la validazione e legittimazione del tasso medio rilevato nel trimestre è  delegata al MEF che provvede mediante apposito decreto. Alla luce dell’inquadramento generale del problema esaminiamo ora le motivazioni sulla base delle quali il Tribunale di Padova, con ordinanza collegiale del 14.3.2014, ha deciso che il tasso di interesse di un finanziamento contro cessione del quinto dello stipendio, concesso nel 2° trimestre 2008, superasse il tasso soglia antiusura.I giudici hanno rilevato che nel calcolo del TEG (tasso effettivo globale) – conformemente alle istruzioni della Banca d’Italia – non erano state incluse le spese di assicurazione con violazione della normativa di legge primaria la quale imponeva di tener conto di “tutte le commissioni, le remunerazioni a qualsiasi titolo e le spese”. L’inclusione di tali ulteriori oneri faceva salire il TEG del finanziamento al 18,047%.

Le istruzioni emanate dalla Banca d’Italia, non conformi alle norme di legge, non avrebbero alcun “carattere vincolante per l’autorità giudiziaria” non potendo “di certo rendere lecito ciò che si pone in contrasto con la legge”.

E fin qui, si potrebbe dire, nulla questio avendo i giudici di Padova, come loro diritto e dovere, rilevato una errata interpretazione della legge.

La questione delicata si pone quando si deve decidere se un TEG del 18,047% per un prestito contro cessione del quinto dello stipendio, in considerazione della natura relativa del concetto di usura, superasse o meno il tasso soglia relativo al secondo trimestre 2008.

Il problema risiede nel fatto che la rilevazione dei tassi all’epoca normalmente praticati nel periodo, elemento fondamentale per determinare lo scostamento e quindi l’usurarietà del TEG del prestito in esame, era stata all’epoca effettuata, sulla base delle istruzioni della Banca d’Italia, senza tener conto delle spese assicurative ed era quindi, secondo il parere dei giudici illegittima e fallace indicando un valore nettamente inferiore a quello reale.

I giudici sono consapevoli del problema costituito dalla “disomogeneità dei valori da prendere a raffronto per la determinazione del tasso usuraio” ma, aderendo a una precedente decisione del Tribunale di Pordenone, ritengono che lo stesso possa essere agevolmente “ricompreso nel margine di scostamento concesso al TEG praticato dall’intermediario rispetto al TEGM calcolato dalla Banca d’Italia”. Tale affermazione non appare conforme non solo alle norme di legge ma anche a quelle della logica.

Il TEGM (tasso effettivo globale medio), come noto, rappresenta la media aritmetica di decine di migliaia di TEG rilevati nel trimestre interessato. Trattandosi di una media è evidente che vi saranno tantissimi TEG (circa la metà) che sono superiori al TEGM. Sono usurai, per espressa disposizione di legge (che non può essere modificata né ignorata dai giudici) solo quelli che superano tale valore di oltre il 50%. Asserire che tale scostamento assorbe anche possibili aumenti del TEGM determinati da una diversa modalità di calcolo dello stesso, ripetiamo, è illogico. Un aumento del TEGM determinato dalla inclusione nel calcolo dello stesso delle spese di assicurazione lasciando ferma la soglia antiusura, calcolata invece senza tener conto di tali costi, determinerebbe, infatti, per un banale ragionamento matematico, l’usurarietà di TEG che superano il nuovo TEGM di molto meno del 50%, con una aperta violazione della norma di legge.

Nel caso in esame affermare che il TEG del finanziamento ricalcolato al 18,047% è usuraio equivale – sulla base di quanto detto – ad affermare che il TEGM del trimestre interessato, ricalcolato con lo stesso criterio, non oltrepassa il 12,031% nonostante che il TEGM rilevato dal MEF senza tener conto delle spese assicurative sia del 10,26%. Tale ipotesi implicitamente sottintesa nella decisione dei giudici di Padova non viene purtroppo in alcun modo esplicitata e dimostrata nelle motivazioni della stessa. Il buon senso suggerisce al contrario che inserendo le spese di assicurazione sia nel calcolo del TEG del singolo finanziamento sotto esame che in quello del TEGM del periodo i due valori aumentino in modo omogeneo e che quindi i tassi compresi nel tasso soglia con il metodo precedente risultino non usurai anche se si includono nel calcolo, per entrambi i valori, anche le spese di assicurazione.

Ma, ci permettiamo di aggiungere, oltre al buon senso vi sono concreti dati oggettivi che supportano tale conclusione. Nel corso del 2009 la Banca d’Italia ha infatti modificato le istruzioni sulla rilevazione dei tassi antiusura includendo nel calcolo degli stessi anche il costo delle polizze assicurative in questione. A seguito delle modifiche sulle modalità di calcolo del TEG il TEGM rilevato per tale categoria di operazioni è aumentato, nel 1° trimestre 2010, in una situazione di mercato sostanzialmente invariata, dal 13,77% (senza inclusione dei costi assicurativi) al 18,69% (con inclusione dei costi assicurativi) con un incremento del 35,73%. Se volessimo applicare tout court tale incremento percentuale al TEGM del 2° trimestre 2008 otterremmo un tasso soglia del 20,888% ampiamente superiore al TEG ricalcolato del finanziamento in esame (18,047%).

Pertanto l’affermazione dei giudici di Padova secondo cui “la mancanza del parametro omogeneo” (TEGM calcolato secondo i criteri corretti comprensivi dei costi assicurativi) “se indubbiamente crea una difficoltà operativa (e di giudizio) assai grave, non può giustificare la semplice negazione di giustizia che si avrebbe applicando, nonostante tutto, l’erronea metodologia recepita nei decreti ministeriali” non convince. Non pensiamo si possa per non negare giustizia a una parte del giudizio affermare in modo evidentemente non logico e senza una convincente dimostrazione la sussistenza di un grave reato come l’usura a carico dell’altra parte in causa. Sorprende infine come tali decisioni giurisprudenziali abbiano suscitato così vasta eco anche sulla stampa specializzata senza alcuna analisi del contenuto e del merito delle stesse, limitandosi a riportare esclusivamente i commenti e le considerazioni di avvocati e società di consulenza che difendono i clienti mutuatari e senza nessun accenno o riferimento alle opinioni in argomento degli operatori bancari e finanziari.

Aurelio de Gennaro

 

 

Calcolo del tasso di usura, la nuova giurisprudenza non convince ultima modifica: 2014-10-01T09:31:48+00:00 da Redazione

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