Caputo (Federconfidi): “Se lo Stato ci dà un profilo più ampio possiamo aiutare a decongestionare il sistema bancario”

Federconfidi Logo“Sono migliaia e migliaia le imprese che si stanno rivolgendo, da quando è scoppiata la pandemia e la conseguente crisi di liquidità, ai confidi per avere un supporto nell’istruttoria della richiesta di finanziamento in banca. Ma noi potremmo fare molto di più, se lo Stato vuole può allargare le nostre funzioni e permetterci di aiutare in particolare le micro imprese ad accedere al credito. Federconfidi, mediante Assoconfidi, ha fatto pervenire sul tavolo del governo alcune proposte per garantire liquidità e agevolare l’accesso al credito delle pmi in questa fase di emergenza”. È quanto dichiarato da Rosario Caputo, presidente di Federconfidi Confindustria, intervistato da Adnkronos/Labitalia.

“Lo Stato – ha aggiunto Caputo – ha provato a risolvere il problema di liquidità delle aziende garantendo per loro con le banche. Ma non ha risolto i problemi che stanno a monte, e cioè l’istruttoria delle pratiche per il finanziamento, che si basano su algoritmi Bce e Bankitalia che se derogati espongono a rischi penali le banche stesse. Noi abbiamo la stessa operatività delle banche, ma non facciamo il loro stesso ‘mestiere’, e parlo dei 35 confidi vigilati da Bankitalia in quanto intermediari finanziari. E allora se lo Stato ci dà un ‘profilo’ più ampio possiamo aiutare a decongestionare il sistema bancario e decongestioniamo anche il Fondo che deve dare la garanzia. E infatti, lo scorso 27 aprile, anche grazie all’azione congiunta Assoconfidi – Ministero dello Sviluppo Economico, una circolare di Mediocredito Centrale ha coinvolto maggiormente i confidi nella delicatissima partita del sostegno alle imprese in questa drammatica fase, che ci sta mettendo di fronte ad una emergenza nell’emergenza: ovvero, il crescente fabbisogno di liquidità delle nostre imprese”.

Per gli istituti di credito, ha spiegato Caputo “fare un innalzamento del rischio per coloro che sono già clienti, piuttosto fare una pratica ex-novo. Il risultato è che quelle tipologie di imprese già piccole e piccolissime che non entravano in banca continuano a non entrarci. Il nostro ruolo potrebbe essere appunto di complementarità con banche e Fondo per aiutare quelle aziende che già erano fragili ieri e figuriamoci oggi, ma non per questo possono essere condannate a morte. Noi ci mettiamo a disposizione delle aziende proprio per aiutarle. Oggi il tema da affrontare è il deficit del capitale circolante. Molte delle aziende che devono ripartire non hanno non solo i soldi per pagare i debiti precedenti ma neanche per acquistare ad esempi merci e beni nuovi. Noi diciamo se ci allargate l’operatività siamo pronti a intervenire. Secondo regolamento Bankitalia noi possiamo prestare garanzie, poi in via residuale possiamo fare anche altro, ad esempio prestare anche altro, ma per il 20% rispetto al nostro attivo, ma noi non abbiamo attivi tali da potere muovere risorse considerevoli. Quindi se non vengono prima ampliate le nostre possibilità di intervento, permettendoci appunto di erogare finanziamenti, sarà difficile che potremo dare un fattivo contributo”.