Carige, perdita netta da 244,9 milioni nei 9 mesi

Banca Carige LogoIl consiglio di amministrazione di Banca Carige ha approvato i risultati consolidati al 30 settembre 2016.

Nel corso del terzo trimestre, si legge in una nota, il gruppo ha attivamente perseguito la realizzazione del piano strategico approvato e presentato lo scorso 29 giugno, focalizzandosi, in particolare, su iniziative funzionali alla riduzione dei costi operativi e sulla cessione di un primo portafoglio di crediti deteriorati.

A fronte della prosecuzione del deleveraging, la raccolta diretta è sostanzialmente stabile e la raccolta indiretta si è anch’essa stabilizzata nel terzo trimestre, positivamente influenzata dalla dinamica del risparmio gestito.

I risultati di conto economico del Gruppo Carige
*Il conto economico dei primi *nove mesi del 2016 chiude con un risultato netto negativo per 244,9 milioni (sul quale incidono le importanti svalutazioni su crediti e l’integrale impairment dell’avviamento di Banca Cesare Ponti, registrati nel primo semestre) a fronte di un risultato negativo per 0,4 milioni del settembre 2015 che includeva una componente oneoff positiva per 68,1 milioni connessa alla cessione delle compagnie assicurative.

Nel dettaglio, il margine di interesse (233,2 milioni) mostra una flessione del 5,2% rispetto allo stesso periodo del 2015, influenzato dal persistente contesto di tassi di mercato in continuo calo e dalla contrazione dei volumi intermediati, solo parzialmente compensati dalla diminuzione del costo medio della raccolta.

Le commissioni nette (184,6 milioni) si attestano su valori inferiori rispetto ai primi nove mesi 2015 (-6,0%), per effetto della contrazione delle masse intermediate da clientela e del contesto di mercato. Nel terzo trimestre si evidenzia un andamento positivo delle commissioni rivenienti dall’attività bancaria commerciale.

La finanza contribuisce con un utile di 61,4 milioni (+70,4% rispetto ai primi nove mesi del 2015), di cui 16,8 milioni riconducibili al terzo trimestre, grazie all’attività di negoziazione titoli. Il risultato include componenti non ricorrenti per 6,6 milioni (cessioni CartaSì nel primo trimestre e Visa Europe nel secondo trimestre). Nonostante il perdurare di condizioni di contesto macroeconomiche e del settore di riferimento non favorevoli, il margine di intermediazione mostra una buona tenuta attestandosi a 479,2 milioni, in crescita dello 0,2% sullo stesso periodo dell’esercizio precedente.

Le *rettifiche su crediti per cassa a clientela *dei primi nove mesi del 2016 sono pari a 417,2 milioni (198,5 milioni nei nove mesi del 2015) per effetto delle importanti svalutazioni, effettuate in larga parte nel secondo trimestre, anche a seguito di una ampia verifica condotta da Bce nel primo semestre, che hanno comportato l’aumento del coverage del credito deteriorato.

Il costo del rischio di credito annualizzato è pari a 291 bps (121 bps nei primi nove mesi del 2015). Le azioni di contenimento dei costi si sono tradotte in una riduzione del 7,0% rispetto ai nove mesi 2015, al netto di componenti reddituali derivanti da modifiche normative e oneri di sistema (costi pari a 9,2 milioni di contributi annuali al Fondo Nazionale di Risoluzione, 9,1 milioni per contributo al Sistema di Garanzia dei Depositi e 24,3 milioni relativi ai canoni per imposte anticipate (Dta) nonché componenti positive una tantum sulle spese del personale per 19,4 milioni).

Il rapporto cost/income normalizzato scende all’81,5% dall’86,6% dello stesso periodo dell’esercizio precedente.

Le spese del personale sono pari a 226,1 milioni, in calo del 13,0% rispetto ai nove mesi 2015 anche per la contabilizzazione di componenti non ricorrenti, al netto delle quali la riduzione è comunque del 5,5%.

Nel terzo trimestre sono stati contabilizzati gli impatti del nuovo accordo sindacale per 2,9 milioni, mentre nel secondo trimestre erano state contabilizzate poste positive per 22,3 milioni collegate alla definizione degli accordi sul Fondo integrativo pensionistico aziendale.

Le altre spese amministrative ammontano a 211,2 milioni, in riduzione dell’11,4% rispetto a dati omogenei; risultano in crescita dell’11,0% rispetto ai nove mesi 2015, includendo 42,6 milioni di oneri derivanti da modifiche normative e oneri di sistema.

Il risultato lordo si attesta a -356,1 milioni (-120,1 milioni al 30 settembre 2015); al netto di recuperi di imposte sul reddito per 108,2 milioni e del risultato di pertinenza di terzi (-3,0 milioni), il *risultato netto di periodo di pertinenza della Capogruppo *è negativo per 244,9 milioni (-0,4 milioni a settembre 2015 che incorporava il risultato netto delle attività non ricorrenti in via di dismissione).

Gli aggregati patrimoniali del Gruppo Carige
*La *raccolta diretta da clientela *si attesta a 21,1 miliardi (-2,3 miliardi rispetto a dicembre 2015); il deflusso è riconducibile prevalentemente al primo trimestre dell’anno, caratterizzato da forti tensioni di mercato, innescate dal recepimento della normativa BRRD. Rispetto al semestre, si è registrata una contrazione per 0,7 miliardi, che ha coinvolto soprattutto la componente institutional (-9,0%) e in minima parte la componente retail (-0,9%), quest’ultima in ripresa da ottobre. La dinamica della componente institutional è legata alla riduzione dei PCT passivi, finalizzata al contenimento del costo del funding. La *raccolta indiretta *nel terzo trimestre è rimasta stabile a 21,2 miliardi (-2,9% su dicembre 2015 e +0,2% su giugno 2016). Il risparmio gestito (+0,4% rispetto a giugno 2016) registra variazioni positive sia per i prodotti bancassurance (+0,8%) sia per le gestioni patrimoniali (+2,6%), mentre è in lieve contrazione la dinamica dei fondi comuni (-0,3%).

Prosegue nel trimestre l’attività di deleveraging degli impieghi a clientela (-3,8% a 22,5 miliardi), specie sulla componente institutional, in linea con il primo semestre dell’anno. La riduzione della componente institutional (-31,0% su giugno 2016 a 0,8 miliardi) è spiegata dalla contrazione dei PCT attivi, a ridotta remunerazione.

Gli *impieghi a privati e imprese *registrano una contrazione di 0,6 miliardi (-2,4%) su giugno 2016: il credito alle imprese diminuisce nella componente a breve (conti correnti), mentre il credito a privati si contrae per effetto delle normali scadenze dei mutui, i quali registrano un andamento positivo in relazione alle nuove erogazioni (334 milioni nei nove mesi, di cui 118 milioni nel terzo trimestre).

Il portafoglio titoli governativi mantiene un basso profilo di rischio sia in termini di dimensione (67,4% dei fondi propri contro una media di Sistema del 176,6%) che di duration (2,2 anni). Escludendo la partecipazione detenuta in Banca d’Italia, il 97% circa del portafoglio è costituito da titoli governativi italiani.

Gli indicatori di solidità patrimoniale si mantengono stabilmente al di sopra della media di Sistema, compensando l’aumento del coverage con la riduzione delle attività ponderate per il rischio: il *CET1 Ratio Phased-in *è stabile rispetto a dicembre 2015, al 12,3% ; *Leverage Ratio Phased-in *al 7,4%.
Il profilo di liquidità risulta in miglioramento rispetto a giugno 2016, nonostante l’incerto contesto di mercato: il *Liquidity Coverage Ratio (LCR) *si colloca al 137% – ampiamente superiore al target SREP richiesto da BCE del 90% – con la cassa e le attività libere stanziabili presso la Bce che ammontano a 2,3 miliardi (dopo il rimborso di due titoli subordinati Lower Tier 2 avvenuto in giugno per complessivi 423,0 milioni).

Il portafoglio crediti deteriorati *si mantiene sostanzialmente stabile, attestandosi a *7,1 miliardi lordi, con il coverage in aumento di 3,5 p.p. sul dato di dicembre 2015, al 45,9%, al di sopra della media di Sistema (45,4%), e ulteriormente rafforzato rispetto a giugno 2016 (+30 bps).
Nello spaccato, il portafoglio *sofferenze *è stabile a 3,7 miliardi lordi (1,4 miliardi netti) e registra un elevato coverage al 61,1% (60,4% a dicembre 2015, 58,7% la media di Sistema ), le inadempienze probabili ammontano a 3,3 miliardi lordi (2,3 miliardi netti) con un coverage al 30,0% stabile rispetto a giugno 2016 (24,2% a dicembre 2015, 27,5% la media di Sistema ).

Il rafforzamento del presidio sul credito problematico recepisce le risultanze della verifica condotta da Bce nel corso del primo semestre, che ha interessato oltre un quarto del portafoglio crediti.

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