Carige, via libera al piano strategico 2011-2014

Gli indirizzi strategici trovano concretezza in 20 iniziative individuate dal management e riferite a:
rete distributiva e modello di servizio, in cui gli interventi mirano soprattutto a riallineare la performance della Rete Extra Liguria a quella della Rete Liguria, a ridurre la varianza di produttività e redditività tra sportelli della stessa area, oltre che ad ampliare la rete distributiva mediante l’apertura di 48 sportelli e lo sviluppo dell’intercanalità. Inoltre gli interventi sono volti ad affinare il modello di servizio delle imprese e a spingere sul segmento private anche attraverso il brand Banca Cesare Ponti;
portafoglio prodotti/servizi, efficienza allocativa e politiche di prezzo, in cui il principale intervento riguarda il miglioramento della gestione attiva dei crediti lungo il loro intero ciclo di vita: dalla definizione dei target e dei vincoli delle politiche creditizie (portafoglio target), alla gestione dinamica del portafoglio dei crediti vivi e di quelli non performing. Inoltre verrà attuata un’intensa attività di repricing a valere sui principali prodotti del gruppo;
risorse, innovazione e efficienza tecnico operativa, che concerne il progressivo incremento dell’efficienza operativa derivante, tra l’altro, dal continuo presidio dei costi generali e amministrativi e dall’analisi dei processi al fine di individuare opportunità di risparmio di tempi/ risorse, facendo leva sull’innovazione tecnologica;
solvibilità, solidità e bassa rischiosità, in cui gli interventi riguardano il bilanciamento delle strutture di finanziamento, il remix dei prodotti di raccolta qualificabili per il miglioramento del liquidity ratio, lo sviluppo e messa a regime dei modelli di credit rating e di portafoglio crediti,  nonché le attività di capital management finalizzate al recepimento del Nuovo Accordo di Basilea 3.

Target
Tra il 2010 ed il 2014 si prevede che le masse complessivamente intermediate dal gruppo cresceranno del 5,8% annuo arrivando a oltre 95 miliardi: con le attività finanziarie intermediate in aumento del 6,1% annuo, dai 50.674 milioni del 2010 ai 64.139 milioni del 2014, e gli impieghi lordi a clientela in crescita, dai 25.373 milioni di fine 2010 ai 31.130 milioni nel 2014, con un incremento medio annuo del 5,2%.
Ci si attende inoltre un’evoluzione del mix delle Afi a favore della raccolta indiretta, nell’ambito della quale tenderà ad aumentare il peso della componente gestita. In particolare, si stima la raccolta diretta in crescita dai 26.584 milioni del 2010 ai 32.931 milioni del 2014, con un incremento annuo del 5,5%: nell’ambito della stessa si prevede uno sviluppo dei prodotti a breve su ritmi più contenuti (+3,3% all’anno da 15.680 milioni a 17.825 milioni), mentre la raccolta a medio lungo termine  evolverà ad un tasso di crescita dell’8,5% (da 10.904 a 15.106 milioni). “La crescita sarà sostenuta dall’incremento della raccolta obbligazionaria da clientela e da nuovi collocamenti sui mercati internazionali” precisa un comunicato dell’istituto.

Per quanto riguarda la raccolta indiretta, si prevede uno sviluppo del 6,7% annuo a 31.208 milioni nel 2014 (24.091 milioni nel 2010).  Nel dettaglio, per il periodo considerato è prevista una crescita del risparmio gestito dell’8,3% annuo dai 10.342 milioni del 2010 ai 14.242 milioni del 2014; all’interno la componente dei prodotti bancario assicurativi e previdenziali è attesa in crescita del +9,5% annuo a 5.941 milioni, i fondi comuni del 7,5% a 7.348 milioni, le gestioni patrimoniali del 7,8% a 953 milioni. Il risparmio amministrato dovrebbe presentare invece uno sviluppo più contenuto (+5,4% all’anno): da 13.749 milioni nel 2010 a 16.966 milioni nel 2014.

In funzione del previsto sviluppo delle masse intermediate e tenuto conto di un allargamento degli spread con la clientela di 49 centesimi entro fine Piano, il margine di interesse crescerà da 713,9 milioni del 2010 p.f. a 1.025,4 milioni nel 2014, corrispondente ad un incremento annuo pari al 9,5%” si legge nella nota.

Anche i ricavi netti da servizi sono previsti in crescita, da 367,2 milioni del 2010 p.f. a 420,6 milioni del 2014, evidenziando uno sviluppo annuo del 3,5%. Il comparto è sostenuto dalle commissioni nette (379,2 milioni nel 2014) che registreranno un incremento annuo pari al 5,8%; in particolare nel 2014 le commissioni attive sono attese a 415,6 milioni, quelle passive a 36,4 milioni. “Il contributo delle poste finanziarie (dividendi, utili/perdite da negoziazione, plus/minus da valutazione) è stimato pari a 41,4 milioni rispetto ai 62,8 milioni del 2010 p.f. (cagr: -9,9%) – prosegue l’analisi -. Il margine di intermediazione si attesterà così a 1.446 milioni a fine 2014, corrispondente ad una crescita media del 7,5% nell’arco di Piano. Dato il contesto ancora difficile, le rettifiche di valore nette per deterioramento di crediti sono previste in crescita dai 115,8 milioni del 2010 p.f. ai 155 milioni del 2014, rappresentativi di un tasso medio annuo del 7,6%; coerentemente il costo del rischio rapportato agli impieghi è prudenzialmente previsto in salita dallo 0,45% allo 0,5%”.

I costi operativi evidenzieranno una crescita dai 648,3 milioni del 2010 p.f. ai 727,8 milioni del 2014, in crescita ad un tasso annuo del 2,9%, con le spese per il personale che aumenteranno ad un tasso annuo del 3,3% (1,3% la crescita core, escludendo il piano sportelli e effetti non ricorrenti). Le altre spese amministrative, pari a fine quadriennio a 310,9 milioni, aumenteranno ad un tasso medio annuo del 3,9%, in relazione ai consistenti investimenti in tecnologia (2,9% escludendo il piano sportelli).
Sulla base di tali previsioni, il cost/income ratio risulterebbe pari al 50,3% nel 2014, in diminuzione rispetto al 60% del 2010 p.f.

L’utile dell’operatività corrente al lordo delle imposte si attesterà quindi a 472,3 milioni nel 2014 (+15,5% annuo), mentre l’utile netto registrerà un’evoluzione dai 179,4 milioni nel 2010 p.f. ai 263,2 milioni nel 2014, pari al 10,1% annuo.

Nel periodo coperto dal Piano Strategico,  il Roe (Return on equity) crescerà dal 5,1% del 2010 p.f. al 6,6% del 2014. Deducendo dal patrimonio il valore della riserva di rivalutazione AFS relativa alla partecipazione in Banca d’Italia, il Roe rettificato aumenterà dal 6,6% del 2010 p.f. all’8,1% del 2014. Il Rote (Return on tangible equity), calcolato rapportando l’utile al patrimonio al netto delle immobilizzazioni immateriali, aumenterà dal 10,1% del 2010 p.f. all’11,5% del 2014 (17,5% al netto della partecipazione in Banca d’Italia).

Dal punto di vista della patrimonializzazione, l’obiettivo del gruppo è quello di allinearsi quanto prima ai più stringenti requisiti patrimoniali richiesti dalla nuova normativa di Basilea: al riguardo, è stata da tempo avviata un’attività di capital management allo scopo di raggiungere un Common Equity ratio intorno all’8% già a fine 2013, includendo i benefici della conversione del prestito obbligazionario 2010-2015 soft mandatory, convertibile a partire da settembre 2011 – aggiunge la nota-. Massima attenzione verrà prestata al profilo della liquidità con il pieno rispetto anche dei nuovi indicatori previsti da Basilea 3, mediante la raccolta da investitori retail e istituzionali”.

In merito alle risorse funzionali alla realizzazione del Piano, la crescita organica realizzata mediante l’apertura di 48 sportelli amplierà la rete fino a 715 filiali (1.155 i punti vendita previsti, includendo le agenzie assicurative). “Grazie anche agli efficientamenti dei processi operativi, le risorse umane, comprensive di oltre 500 nuovi ingressi necessari per coprire in parte i programmi di uscita volontaria e le esigenze per le nuove aperture si collocheranno a circa a 6.100 unità – conclude -. L’innovazione tecnologica continuerà a rappresentare una risorsa strategica alla quale saranno destinati circa 300 milioni tra investimenti e spese correnti”.

Carige, via libera al piano strategico 2011-2014 ultima modifica: 2011-05-30T07:20:00+00:00 da Flavio Meloni

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