Catania, la Guardia di Finanza arresta due persone per usura

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Gdf, Guardia di Finanza Usura Frode Fiscale Abusivismo finanziarioArresti domiciliari per 2 persone indagate per usura aggravata ai danni di un piccolo imprenditore. Questa la conclusione delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza del Nucleo P.E.F. di Catania e sviluppate attraverso l’esecuzione di intercettazioni telefoniche, ambientali, accertamenti bancari, che hanno consentito di raccogliere precisi indizi sull’applicazione di tassi di interesse usurai fino al 2.000% su piccoli prestiti concessi dagli arrestati a far data dal 2011.

Come specificato nel comunicato della Guardia di Finanza, ai domiciliari sono finiti Camillo Scuderi, che “vanta legami parentali con esponenti della criminalità organizzata quali il padre Salvatore Scuderi (cl.1963), clan Santapaola-Ercolano, oggi in regime di libertà vigilata, condannato per la sua partecipazione a cosa nostra etnea, per produzione, spaccio e traffico di stupefacenti, rapina, sequestro di persona a scopo di rapina nonché per estorsione aggravata dal metodo mafioso e il suocero Alessandro Di Pasquale, scarcerato nel 2015 dopo essere stato tratto in arresto per traffico di stupefacenti”, e Alfonso Giovanni Angiolini “titolare dell’omonima ditta individuale esercente il commercio al dettaglio ambulante prevalentemente di bevande ma anche di profumi, cosmetici, saponi; l’impresa in questione, nell’ultimo triennio, non ha prodotto redditi da assoggettare a imposte”.

Secondo la ricostruzione della Guardi di Finanza Scuderi avrebbe erogato alla vittima 10 prestiti per un ammontare complessivo di 18.000 euro in contanti pretendendo quale compenso, oltre ovviamente la restituzione del capitale interessi per oltre 23.000 euro, calcolati con un tasso oscillante tra il 117% e il 1997%. Angiolini avrebbe invece concesso 3 prestiti alla vittima, per complessivi 14.000 euro, applicando un tasso variabile tra il 108% e il 650%, con interessi per oltre 11.000 euro.

La vittima si è rivolta a Scuderi nel 2011 in quanto, non disponendo di redditi ufficiali e continuativi, non poteva avere agevole accesso a piccoli prestiti bancari. Al fine di sostenere i costi iniziali per l’avvio di un’istruttoria per la concessione di un mutuo bancario per l’acquisto della prima casa, il piccolo imprenditore si è affidato a Scuderi, noto per essere “persona che concedeva prestiti usurai”.

Il patto criminale, spiega il comunicato della Guardi di Finanza “prevedeva il versamento del denaro contante alla vittima sottraendo già dal capitale la prima rata d’interessi mensili calcolati al 10%. In pratica, la persona offesa, richiesto un prestito di 1.000 euro, acquisiva la disponibilità immediata di euro 900 con l’obbligo di versare interessi mensili di 100 euro, senza limiti temporali, ma sino all’integrale restituzione dell’intera somma mutuata da corrispondere in un’unica soluzione”.

La pressione esercitata da Scuderi per il recupero dalla vittima del capitale prestato “era costante e non vi era stato mai motivo che sfociasse in atti intimidatori espliciti in quanto la
perentorietà delle ingiuste condizioni contrattuali imposte non veniva mai posta in discussione; anzi è lo stesso Scuderi ad ingegnarsi per escogitare nuove formule che gli favorissero il rientro del capitale ‘investito’. In un’occasione, per la restituzione di un prestito di 2.000 euro (a fronte del quale erano già stati corrisposti 3.000 euro di interessi),
il malcapitato” è stato costretto “ad accendere un finanziamento per 3.000 euro con un istituto bancario a nome della sua convivente (con addebito diretto sul conto corrente di quest’ultimo di 12 rate mensili da 270 euro) per l’acquisto di porte di una nuova abitazione in uso a Scuderi”. Nel caso specifico, l’usurato, per la restituzione del capitale di 2.000 euro, è stato costretto costretto a contrarre un finanziamento per un importo ben maggiore.

La “soluzione” adottata da Scuderi per l’acquisto delle porte è stata ripetuta anche per la restituzione di un capitale di 3.000 euro, per la quale la persona offesa è stata costretta ad
accendere un finanziamento di 4.800 euro circa in modo da consentire al creditore di acquistare un nuovo scooter. Da ultimo, anche per l’acquisto di un’autovettura del valore di
15.000 euro, Scuderi, per velocizzare la restituzione dei suoi capitali dati a prestito, ha imposto alla vittima l’accensione del solito finanziamento a carico della convivente. Per la concessione del prestito in questione, Scuderi è intervenuto direttamente nella procedura di accensione “presentando buste paga fasulle per conto del soggetto a cui poi sarebbero state addebitate le rate di finanziamento”.

A partire dal 2015, già stretta nella morsa usuraia, la persona offesa, nel frattempo esercente una piccola attività professionale, si è vista costretta a rivolgersi anche ad Angiolini, che gli ha concesso, in tre distinte circostanze, prestiti per 4.000, 6.000 e ancora
4.000 euro in contanti. La rata usuraia pretesa quale corrispettivo, spiega la Guardia di Finanza “ammontava complessivamente per i 3 prestiti a 450 euro settimanali, pari a un tasso oscillante tra il 108% e il 520%”.

Per la restituzione di un capitale residuo di 6.900 euro, invece, la vittima si è vista costretta a cedere in garanzia la propria attività professionale ad Angiolini, valutandola 15.000 euro, “valore sottostimato rispetto a quello reale di mercato, ricavandone, in contanti, la differenza pari a 8.000 euro. La vittima ha potuto continuare a esercitare la sua professione pur avendo ceduto, solo informalmente, l’impresa, pagando un affitto di 100 euro settimanali”.

Il piccolo imprenditore, pur restando intestatario della licenza, aveva perso anche l’azienda, per riacquistare la quale era stato pattuito che dopo il pagamento dei canoni di locazione, per cinque anni, “avrebbe avuto la possibilità di riscattarla a un prezzo di 15.000 euro“.

La vittima, in più circostanze, “ha tentato di far valere le proprie ragioni sottolineando agli strozzini che non era più nelle condizioni di poter adempiere ai pagamenti impostigli e che comunque aveva corrisposto agli stessi interessi pari ad almeno il doppio del capitale ricevuto. Ciò nonostante i due soggetti arrestati non hanno desistito dai loro propositi criminali”.