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Le interviste di SimplyBiz

Le interviste dal settore dell’intermediazione creditizia, bancario, finanziario, assicurativo, immobiliare e dei confidi

Claudio Demozzi presidente nazionale dello Sna: “Il sindacato e le compagnie assicurative devono dialogare...

Gli ultimi dati pubblicati da Tecnocasa e Cf Assicurazioni confermano quanto noto da tempo: il mercato delle assicurazioni è quasi totalmente fermo. Non sta...
Ghirlandni, Figenpa

Ivo Ghirlandini, presidente Figenpa: “Puntiamo a crescere con le filiali territoriali e il canale...

Nata nel 1993 a Genova, Figenpa, Finanziaria Genovese Partecipazione, ha alle spalle una lunga storia fatta di intuizioni imprenditoriali, scelte talvolta rischiose ma lungimiranti,...

Severino Oliva, presidente Simedia: “Contenti della scelta di Catricalà. Dal nuovo board ci attendiamo...

“Siamo molto contenti della scelta di Antonio Catricalà come presidente dell’Oam. Si tratta di una figura di indubbio spessore, certamente dotata delle competenze e...
Vieri Bencini, Sigla Credit

Vieri Bencini, amministratore delegato di Sigla: “Abbiamo piani di sviluppo ambiziosi. Cresceremo insieme alla...

Soggetta alla direzione e al coordinamento di Sigla Luxembourg s.a., Sigla s.r.l. è una società nata nel 2005, con sede a Conegliano, in provincia...
De Vito, Afin

Gaetano De Vito, vice presidente Afin: “Positivo il giudizio sul primo triennio di vita...

Si conclude a giugno il primo “mandato” dell’Oam. Nei tre anni intercorsi dalla sua nascita l’Organismo degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori...
Matrigiani, Simedia e cda Enasarco

Luca Matrigiani, presidente Simedia: “Sulla vendita di prodotti creditizi e assicurativi servono regole chiare...

Offrire la possibilità di gestire conti correnti e carte di credito e di richiedere prestiti personali, polizze assicurative e altre forme di finanziamento entrando...
angeletti

Valerio Angeletti, presidente nazionale della Fimaa: “Ci stiamo battendo per l’affermazione della figura giuridica...

“Siamo sempre stati convinti che una riforma del settore della mediazione creditizia fosse assolutamente necessaria, perché l’impostazione originaria data dal legislatore presentava una serie di criticità che dovevano essere eliminate. Certo, da qui ad approvare una disciplina lacunosa e contraddittoria che porterà alla scomparsa di decine di migliaia di operatori attivi da anni nel comparto del credito, chiaramente, c’è un abisso. Per questo la Fimaa continua a non condividere l’impianto del decreto legislativo 141/2010”. Senza metafore né giri di parole Valerio Angeletti, presidente nazionale della Fimaa, torna ad esprimere tutte le perplessità che il secondo correttivo al D.Lgs. 141 non cessa di suscitare tra gli addetti ai lavori. “Quello che abbiamo ribadito più volte è che il processo di ristrutturazione delle società di mediazione creditizia, per come è stato concepito, presenta dei costi e degli oneri assolutamente sproporzionati per la maggior parte delle società”. Un fatto che sembra confermato dal numero esiguo di soggetti passati dal vecchio elenco al nuovo: al momento si parla di una cinquantina di società di mediazione, a fronte di un universo che in precedenza era costituito da circa 130mila soggetti, tra persone fisiche e persone giuridiche. Cosa accadrà a questi operatori? Come cambierà il comparto? Chi sarà tra i sommersi e chi tra i salvati? A SimplyBiz Angeletti spiega quali sono le sfide che in questo difficile momento i professionisti del settore della mediazione si trovano ad affrontare.

Che la riforma avrebbe portato a un restringimento del mercato era stato ampiamente previsto. Ora che si è entrati nella fase operativa, però, la realtà sembra molto peggiore delle aspettative. Il settore verrà veramente “falcidiato”, come molti temevano?

L’obbligo di costituire società con 120mila euro di capitale imposto dalla nuova disciplina porta necessariamente con sé un aumento dei costi di gestione, cui si aggiungono la necessità di affidarsi a dei revisori dei conti, di provvedere a una formazione professionale continua e di gestire processi interni di elevata complessità. Il discrimine che è stato individuato dal legislatore per riorganizzare il settore è stato quello della capacità di capitale, che però non può essere vista come l’unica garanzia di professionalità, perché in questo modo si obbligano di fatto decine di migliaia di professionisti a uscire dal mercato. E senza che ci sia un ricambio, visto che la disciplina non consente a soggetti giovani di potersi avventurare in un processo di costituzione societaria, considerato che i requisiti richiesti presuppongono un percorso professionale eccessivamente articolato, che in un contesto economico come quello attuale è di fatto quasi impossibile portare a compimento. Questo determina una situazione per cui giovani qualificati e intraprendenti, magari usciti dall'università con il massimo dei voti, si ritrovano impossibilitati a mettere in piedi una propria società. Non è certo questo il liberismo che l’Europa ci sta chiedendo di introdurre nel nostro Paese.

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Vincenzo Barba, amministratore delegato PrestitoSì Finance: “A gonfie vele nel primo semestre. Tante le...

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