Como, GdF: tre arresti per usura. Tassi fino al 600%

Gdf, Guardia di Finanza Usura Frode Fiscale Abusivismo finanziarioTre uomini sono stati arrestati questa mattina dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Como nell’ambito dell’operazione denominata “Chi vuol esser milionario” con l’accusa di usura, non in concorso tra loro, ai danni di uno stesso imprenditore. Secondo le indagini della procura della Repubblica di Como, in un arco temporale di almeno 4 anni, P. B., dipendente di una società cooperativa, G.P. e G.G., pensionati, hanno prestato all’uomo somme di denaro, pretendendo tassi di interesse annui oscillanti tra 80% e 600%.

Il primo, P.B., è accusato di avere prestato all’imprenditore 300.000 euro, ottenendo la restituzione di 500.000 euro, comprensiva di interessi sino al 20% su base mensile (equivalente al tasso annuale del 240%) nel periodo compreso tra il 2016 e il 2019. Secondo l’accusa, a fronte di prestiti di 5.000 euro richiedeva la restituzione di 7.000 euro dopo due mesi.

P.B. è accusato inoltre di usura ai danni di un’altra imprenditrice e del suo compagno, dai quali avrebbe preteso interessi superiori al 19%, a fronte di un prestito di 80.000 euro, arrivando a farsi trasferire dai debitori, titolari di un bar, il diritto di proprietà di un immobile ad Argegno, per un corrispettivo di 153.000 euro, concordando con i predetti il successivo riacquisto per il corrispettivo di 265.000 euro. “Si è accertato che altre situazioni debitorie sono state ripianate con la cessione di immobili siti in varie località (Inverigo, Alzate Brianza, Cadorago) ma per queste non si è raggiunta la prova della applicazione di tassi usurari”, dichiara la Guardia di Finanza con un comunicato stampa.

Il secondo, G.P. è accusato di avere prestato alla vittima un importo complessivo di 150.000 euro ottenendo la restituzione di 230.000 euro, comprensivi di interessi pari al 6,67% su base mensile (pari al tasso annuale dell’80%) tra il 2016 e il 2018. “Le prestazioni usurarie imposte venivano perfezionate attraverso il rilascio di assegni post datati in garanzia, impegni personali rilasciati da parte di un terzo soggetto e pagamenti in contanti”, si legge in un comunicato della guardia di Finanza.

G.P. è inoltre accusato di una serie di episodi di usura caratterizzati dall’applicazione di tassi di interesse annui individuati del 13,7%, del 20% e del 23% ai danni di altri tre debitori (tra questi la titolare della gestione di una casa vacanze). “In due casi, i prestiti sono stati garantiti dai debitori rispettivamente con la concessione di un’ipoteca volontaria su di un immobile a Nesso per un valore di 60.000 euro, con l’impegno alla restituzione in 120 rate da 500 euro ciascuna a fronte di un prestito di circa 26.000 euro, con la concessione di un’ipoteca volontaria di 100.000 euro a fronte di un prestito di pari importo iscritta su di un’abitazione di Como successivamente trasferita dall’usurato in favore di una delle figlie dell’indagato in data 16.04.2012 in base ad una vendita simulata per un corrispettivo di 173.000 euro (mai versato in quanto l’assegno bancario emesso dall’acquirente è risultato non negoziato ed annullato per distruzione) – prosegue la nota -. Nel terzo caso, a fronte di un prestito di 60.000 euro, il P. otteneva dal debitore il trasferimento in favore di una delle proprie figlie del diritto di proprietà di un immobile a Capiago Intimiano del valore di 152.900, simulando il pagamento della differenza, pari a 92.900 euro, con l’emissione di un assegno bancario mai incassato. Stipulava, altresì, con il debitore, un accordo di riacquisto dell’immobile, nel termine di 5 anni, mediante versamento di 60 rate mensili da 400 euro ciascuna e di una rata finale di 128.600 euro”.

Il terzo accusato, G.G., secondo gli inquirenti, avrebbe concesso tra il 2015 e il 2019 all’imprenditore in questione prestiti per un importo complessivo di 400.000 euro, ottenendo la restituzione di 600.000 euro, comprensivi di interessi sino al 50% su base mensile (equivalenti al tasso annuale del 600%) corrisposti anche tramite emissione di assegni tratti sui conti correnti delle società gestite dalla vittima. “A fronte di prestiti periodici di 10.000 euro, l’indagato richiedeva la restituzione di 15.000 euro dopo un mese. A fronte di tali prestiti, costringeva altresì D.B. (rendendosi quindi responsabile anche dei reati di estorsione ed agevolazione della permanenza illegale in Italia di una cittadina extracomunitaria) ad assumere, fittiziamente, presso … … … una cittadina nigeriana (al fine di permetterle di ottenere il permesso di soggiorno in Italia) e a corrisponderle, sotto forma di retribuzione senza che questa svolgesse alcuna attività (al fine di occultare la natura usuraria degli obblighi), un importo non inferiore a 58.238,50 euro, versati su conti correnti intestati alla donna”, precisa la Guardia di Finanza.

A fronte dei plurimi episodi di usura contestati e di ulteriori prestiti accertati (per i quali non si è raggiunta la prova della sussistenza di interessi usurari), P. e B. sono accusati, ai sensi dell’art. 132 del T.U. bancario, di avere abusivamente esercitato, a partire dal 2012, una attività finanziaria”, conclude.