Confidi, Osservatorio Comitato Torino Finanza: prosegue la contrazione dei player del settore. “Per vincere le attuali sfide del mercato i consorzi di garanzia devono mantenere il loro ruolo di sostegno alle Pmi”

Credito Confidi Cessione del Quinto BonificiAlla fine di settembre 2017 i confidi effettivamente attivi all’interno del settore delle garanzie mutualistiche erano complessivamente pari a 318 unità, delle quali 34 iscritte nell’apposito albo ex articolo 106 del Tub (Testo unico bancario), che complessivamente rappresentano poco più del 10% degli attivi, e 284 appartenenti all’elenco dei confidi minori, ex articolo 112 del Tub, il cui peso è pari all’89 per cento. Come dimostrano i dati raccolti all’interno dell’ultima edizione dell’Osservatorio sui confidi elaborato dal Comitato Torino Finanza, presentato questa mattina a Roma, a livello generale “prosegue il processo di progressiva riduzione dei player attivi nel settore accentuato non solo dal fenomeno delle aggregazioni, che interessano ormai anche i confidi 112, ma anche dalla prossima istituzione dell’Organismo di vigilanza sui confidi minori, tra i cui compiti vi è proprio quello di monitorare la permanenza dei requisiti necessari per il mantenimento di detta qualifica”. Nel 2016 i confidi attivi erano in tutto 334, di cui 39 ex articolo 106 e 295 ex articolo 112.

L’Osservatorio mostra che pur essendo numericamente minori rispetto a quanto registrato nell’edizione precedente “rimane ancora notevole la quota degli inattivi: circa un confidi su tre, pur essendo iscritto nell’elenco, non è infatti materialmente attivo nell’erogazione delle garanzie. Tra questi nettamente prevalenti sono i soggetti la cui inattività è desumibile dai relativi prospetti contabili, che rappresentano il 27% del campione, in lieve crescita rispetto a quanto registrato lo scorso anno”.

A livello geografico l’analisi del Comitato Torino Finanza evidenzia che, per quanto riguarda i soli 106, la loro presenza si rivela nettamente più marcata tra le regioni settentrionali, nelle quali sono infatti presenti complessivamente 21 istituti vigilati che rappresentano più del 60 per cento dei soggetti attivi, sebbene le istituzioni aventi sede nel Nord-Est risultino essere leggermente più numerose (35 per cento del campione). Anche le regioni centrali si caratterizzano per una buona presenza di confidi 106, accogliendo infatti poco più del 20 per cento dei soggetti attivi, mentre leggermente inferiore è il peso delle strutture vigilate nel mezzogiorno (18 per cento), peraltro concentrate in quattro delle otto regioni che compongono tale macroregione, con Sicilia e Sardegna che complessivamente accolgono quattro dei sei confidi 106 meridionali. Quanto appena descritto si capovolge completamente ponendo l’attenzione sui soli confidi non vigilati.

Anche a causa dell’elevata frammentazione del mercato, “le regioni meridionali sono caratterizzate da una massiccia presenza di 112, tanto da ospitare il 52 per cento dei non vigilati attivi su tutto il territorio nazionale. Tra queste spiccano per il numero di confidi presenti la Puglia che, con le sue 36 strutture, detiene il primato in termini di numero di 112 per regione, seguita da Abruzzo e Sicilia che vantano rispettivamente 30 e 28 unità. Degno di nota il fatto che le tre regioni appena citate accolgano congiuntamente un terzo dei 112 attivi. La restante metà del campione si divide in modo relativamente uniforme tra le altre tre macro aree del paese, sebbene il centro sia caratterizzato da una lieve maggior presenza, ospitando il 18 per cento dei non vigilati complessivi, rispetto al Nord-Ovest e Nord-Est, che ne accolgono rispettivamente il 15 e il 16 per cento. Alla luce della già vista netta maggioranza, in termini di numerosità complessiva, dei non vigilati rispetto ai 106, il quadro appena descritto per i 112 rimane essenzialmente valido anche considerando il sistema confidi nel suo complesso: il  Mezzogiorno rimane, infatti, l’area caratterizzata da una più densa presenza di confidi, accogliendone il 48 per cento, seguita del centro e dal Nord-Est, i cui confidi rappresentano per entrambe il 18 per cento del campione”.

Passando ad analizzare la capacità di associazione dei consorzi di garanzia collettiva dei fidi l’Osservatorio evidenzia che “la regione capace di annoverare il maggior numero di imprese associate è l’Emilia Romagna, vantando più di un quinto delle imprese affiliate agli enti di tale categoria, seguita da Lombardia e Lazio, la cui incidenza per entrambe è superiore al 15 per cento. A livello macroregionale è possibile osservare una distribuzione piuttosto uniforme tra le basi associative delle regioni settentrionali e del centro, a differenza di quanto accade invece per quelle meridionali che complessivamente sono in grado di affiliare poco più del 5 per cento delle imprese afferenti all’universo dei confidi vigilati. Per quanto riguarda il sistema dei non vigilati è possibile osservare un’incidenza nettamente più rilevante per i confidi residenti nel Mezzogiorno. Tra le tre regioni caratterizzate da una maggior numerosità in termini di imprese associate, due appartengono alla macroarea meridionale. Oltre alla Lombardia, che vanta oltre il 20 per cento delle imprese associate a enti non vigilati, significativa è anche la capacità associativa di Sicilia e Abruzzo, pari rispettivamente al 10,1 e al 9,2 per cento; quest’ultimo peraltro caratterizzato dall’assenza sul mercato regionale di strutture vigilate. Non trascurabile è anche la capacità associativa della Puglia (8,6 per cento), nonché quella di Liguria e Veneto pari rispettivamente al 6,7 e 6,5 per cento. Considerando il sistema confidi nel suo complesso, vista la più rilevante dimensione in termini di imprese associate dei 106, è evidente che la loro presenza nelle singole regioni sia determinante nel definirne la relativa capacità associativa. Anche in questo caso le due macroregioni settentrionali si confermano quelle con una base associativa più ampia, tra le quali spiccano Lombardia ed Emilia Romagna, le cui imprese associate rappresentano rispettivamente il 18,6 e il 13,6 per cento di quelle complessive. Degno di nota è anche il numero di imprese associate ai confidi laziali (11,2 per cento), sebbene a livello di macroarea centrale l’incidenza si riduca leggermente soprattutto causa dello scarso apporto dei confidi non vigilati toscani, il cui numero di associati si presenta significativamente inferiore a quello dei 106 residenti in tale regione. Si mantiene comunque ragguardevole anche il peso delle strutture meridionali, capaci di associare circa 18 per cento delle imprese affiliate al sistema, grazie soprattutto alla numerosità dei 112 che sopperisce alla più limitata incidenza dei 106″.

Se si prendono in considerazione le garanzie erogate “a livello complessivo, i circa 8,5 miliardi di garanzie erogati dai confidi appartenenti al campione sembrano essere distribuiti piuttosto uniformemente su tutto il territorio nazionale, essendo l’incidenza di ciascuna macroarea compresa tra un minimo del 22 per cento fatto registrare dai confidi residenti nelle regioni centrali e un massimo del 27 per cento che interessa il Nord-Est e il Sud. La dinamica generale appena descritta, tuttavia, assume sfumature anche considerevolmente differenti a seconda della categoria di confidi considerata. Più nel dettaglio, la già più volte commentata maggior dimensione delle strutture vigilate emerge ancora una volta in modo inequivocabile considerando gli stock erogati: ben il 64 per cento delle garanzie in essere presso l’intero sistema derivano da uno dei 34 confidi 106. Tra questi, nettamente preponderante lo stock fornito dagli istituti del Nord-Est, dai quali provengono poco meno di un quarto delle garanzie erogate a livello complessivo, a cui fanno seguito i volumi erogati dalle strutture centrali e del Nord-Ovest, il cui peso è pari rispettivamente al 18 e al 17 per cento. Nettamente minoritario, invece, il peso dei 106 meridionali, la cui incidenza si rivela inferiore al 10 per cento. Al contrario, focalizzandosi sui soli non vigilati, i confidi meridionali si distinguono per un’incidenza nettamente preponderante all’interno della categoria. Le garanzie da questi erogate, superiori alla metà di quelle complessivamente prestate dai 112, risultano essere il doppio dello stock in essere presso i vigilati della stessa macroregione, suggerendo come proprio il Mezzogiorno sia l’area del paese caratterizzata da una notevole maggior frammentazione nel mercato delle garanzie. Alla luce di quanto appena esposto, si riduce la rilevanza delle strutture non vigilate aventi sede nel Nord-Est e nel Centro, le cui quote di mercato, nettamente più limitate rispetto a quanto visto per i vigilati, si attestano rispettivamente attorno al 17 e al 12 per cento”.

A livello nazionale “i confidi del campione hanno garantito circa il 6,5 per cento dei prestiti concessi alle imprese di minori dimensioni. Anche in questo caso l’apporto maggiore in termini di copertura è fornito dai vigilati, il cui peso è superiore al 4 per cento, mentre più limitata risulta essere la copertura dei non vigilati, di poco superiore al 2 per cento. Scomponendo il quadro appena descritto a livello di singola macroarea, è interessante notare come le regioni settentrionali siano caratterizzate da una copertura decisamente inferiore rispetto alle altre macroaree, come testimoniato dalla quota di prestiti coperta dalle garanzie dei confidi in esse residenti, pari circa al 5 e al 5,5 per cento rispettivamente per Nord-Ovest e Nord-Est, peraltro in larga parte attribuibile alle sole strutture vigilate. Al contrario, tra le regioni meridionali, sono le istituzioni non vigilate a garantire una maggiore copertura. Del 10 per cento dei prestiti concessi alle imprese di tale area a cui è associata una garanzie mutualistica, una quota preponderante, pari al 6,5 per cento, proviene infatti da strutture 112”.

Dopo aver analizzato le caratteristiche strutturali e di funzionamento dei confidi l’Osservatorio si concentra, nel capitolo finale sull’analisi delle sfide che il sistema si trova davanti.

“Per affrontare le sfide del mercato attuale – scrivono gli autori dell’Osservatorio – il confidi dovrà conservare la sua mission di supporto alle Pmi nella facilitazione di accesso al credito, in modo tale da mantenere il proprio ruolo storico all’interno della catena del valore. Al contempo però dovrà avere un modello di business sostenibile dal punto di vista economico e che renda la struttura indipendente, non solo formalmente, da pressioni degli stakeholder, almeno per quanto riguarda la gestione operativa. Il raggiungimento di tale obiettivo non è semplice nell’attuale contesto di mercato, ed è inoltre reso più arduo dalla necessità dei confidi vigilati di mantenere una massa critica adeguata ad ammortizzare i costi fissi della vigilanza, tuttavia deve essere per il confidi un imperativo; in caso contrario il rischio è infatti quello di generare crisi che possono estendersi all’intero sistema con impatti potenzialmente molto negativi sulla collettività. Il confidi dovrebbe: tornare ad avere un ruolo utile all’interno della catena del valore del credito, recuperando il suo ruolo storico di facilitatore di finanza per le Pmi del territorio;  essere sufficientemente strutturato: la regolamentazione del mercato imposta non solo ai confidi maggiori ma anche a quelli minori determina costi di compliance che non lasciano spazio ai confidi piccoli e non strutturati. Ci sono più modi per diventare “grandi”, vanno bene anche gli accordi di rete se questi “centralizzano” e rendono efficienti, efficaci ed economiche certe attività core. Non è questione di forma giuridica è questione di sostanza; essere economicamente sostenibile: la strutturazione necessaria per il rispetto della compliance imposta dal quadro normativo di riferimento deve accompagnarsi a una strategia che abbia come obiettivo la sostenibilità economica del modello di business. Forse alcune norme che delimitano il perimetro dei servizi erogabili dai confidi meritano di essere ripensate. Non si propone una liberalizzazione incondizionata, semmai un ampliamento del perimetro subordinato alla sussistenza (e verifica) di requisiti di adeguatezza”.

Confidi, Osservatorio Comitato Torino Finanza: prosegue la contrazione dei player del settore. “Per vincere le attuali sfide del mercato i consorzi di garanzia devono mantenere il loro ruolo di sostegno alle Pmi” ultima modifica: 2018-03-13T14:46:54+00:00 da Paolo Tosatti

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli che potrebbero interessarti: