Confidi, Osservatorio Comitato Torino Finanza 2021: grande dinamismo dei flussi con Fondo Garanzia pmi. Aumentano operazioni a rischio moderato

I confidi 106 e i confidi 112 sono attori di mercato dinamici, capaci di recuperare un rapporto con il sistema bancario durante la crisi pandemica. È quanto emerge dall’ Osservatorio nazionale sui Confidi, presentato ieri dal Comitato Torino Finanza, costituito presso la Camera di Commercio di Torino.

Secondo il Comitato Torino Finanza, mentre tutti e 34 i confidi maggiori hanno utilizzato in modo significativo il Fondo di garanzia per le pmi, lo ha fatto solo una porzione numericamente ridotta dei confidi minori (100 su 170 iscritti al 25 marzo 2021 nell’elenco ex art 112 t.u.b.), per lo più costituita dai soggetti più strutturati e consapevoli di quanto, per poter restare sul mercato, sia importante assicurare alle banche, grazie alla controgaranzia del Fondo, la ponderazione zero (cioè l’azzeramento -per la quota coperta dalla garanzia del Fondo- degli accantonamenti prudenziali che insistono sul patrimonio di vigilanza, la risorsa scarsa alla quale è correlato il razionamento del credito).

I confidi e il Fondo di garanzia per le pmi durante la crisi pandemica

Analizzando i dati di fonte Mise/Mcc, il Comitato Torino Finanza evidenzia come per i confidi si registri una crescita nella percentuale dei flussi garantiti (cioè ammessi alle riassicurazioni/controgaranzie) pari all’86% per i confidi maggiori e al 158% per i confidi minori. Un dato che deve far riflettere perché “è sugli importi garantiti (e non sul numero delle operazioni o sull’ammontare dei finanziamenti sottostanti) che si porta qui maggiore attenzione poiché è la grandezza più esplicita con riguardo al rischio assunto dallo Stato e dai confidi”.

Si registrano inoltre una crescita dell’ammontare del flusso dei finanziamenti sottostanti le garanzie pari al 42% per i confidi maggiori e all’81% per i confidi minori e una crescita nell’importo medio dei finanziamenti sottostanti che raggiunge in media 87.952 euro per i confidi maggiori e 62.851 euro per i confidi minori.

Il confronto tra i risultati del 2020 e quelli del 2019 indica che:

  • nel caso dei confidi maggiori, per 31 intermediari su 34, l’incremento delle garanzie accordate è stato in media del 99%, con valore mediano pari all’88%. I confidi che hanno ridotto il flusso garantito sono soltanto tre, con una variazione media del 23%;
  • per 64 confidi minori sui 100 che utilizzano il Fondo di Garanzia per le pmi, il flusso garantito è aumentato in media del 253,5%, con variazioni positive che presentano un valore mediano del 174%. Va tenuto conto che 10 di questi confidi sono “esordienti”. Altri 36 hanno subito una riduzione dei flussi delle riassicurazioni/controgaranzie, in media del 31 per cento.

Il significativo potenziamento dei meccanismi di garanzia attivabili direttamente dal sistema bancario alla luce dell’art. 13 D.L. 23/2020 Liquidità, anche sulle operazioni di importo inferiore ai 30.000 euro (garantibili al 100 per cento), avrebbe anche potuto portare a un ridimensionamento del ruolo dei confidi – precisa l’analisi -. In queste pagine si propongono all’attenzione del lettore alcuni elementi utili a comprendere se la crescita delle operazioni riassicurate ai confidi è avvenuta solo per effetto della forte domanda di garanzie pubbliche oppure anche perché una parte significativa dei confidi ha colto l’occasione per rafforzare il rapporto con le banche partner”.

Sistemi di valutazione e tassi di default

L’osservatorio sui confidi del Comitato Torino Finanza sottolinea, inoltre, che, a differenza dei sistemi di valutazione delle banche “basati su algoritmi e database dotati di criteri molto severi nell’esprimere giudizi sintetici su micro o piccole imprese digitalmente opache cioè non tenute al deposito dei bilanci (ditte individuali, società di persone, imprese artigiane) e/o prive di storia creditizia”, i confidi sono abili collettori di soft information, su cui vantano il massimo vantaggio informativo. “Numerosi studi empirici dimostrano infatti che quando la valutazione della banca è integrata da quella del confidi, i tassi di default sono sensibilmente inferiori rispetto a quelli delle operazioni valutate dalla sola banca nel medesimo segmento”, precisa lo studio.

Banche e confidi: la composizione del bouquet di operazioni con diversi profili di rischio

Il confronto tra le operazioni del 2020 in garanzia diretta e quelle ammesse alla riassicurazione “evidenzia risultati per nulla scontati, soprattutto dal lato delle operazioni veicolate dai confidi”. Su queste basi emerge che:

  • le banche hanno veicolato al Fondo il 49,3% delle garanzie dirette relative a operazioni con basso profilo di rischio contro il 37,7% del 2019. Questo ha comportato, ovviamente, una diversa distribuzione percentuale degli importi garantiti tra le altre classi di rischio rispetto all’anno precedente, sempre considerando che, nel contesto emergenziale, è stato consentito l’accesso al Fondo anche alle imprese (della classe 11 e 12) molto rischiose. Le operazioni riferibili al “rischio medio” rappresentano invece il 34,3% degli importi garantiti (contro il 40,9% del 2019), mentre le percentuali di operazioni a rischio elevato e molto elevato (insieme a quelle non ancora valutabili, nell’ordine dell’1,5%) sono rispettivamente del 13,4% (contro il 21,4 del 2019) e del 4,3%;
  • i confidi, nel 2020, hanno invece veicolato una quota molto più rilevante di operazioni a rischio moderato (29,2% contro il 18%), mentre la percentuale di quelle a rischio medio è rimasta pressoché invariata (40,4% nel 2020 contro il 43%) con conseguente riduzione della quota delle operazioni rischiose (25,6% contro il 38,9% del 2019). Le operazioni a rischio molto elevato rappresentano invece il 4,8%.