Confidi: pubblicati risultati della ricerca di rete Fidi Nord Est su impresa e credito

Come evidenziano i dati raccolti, “la quasi totalità delle Imprese del campione (98%) intrattengono rapporti con le banche. La scelta della controparte bancaria con cui intrattenere rapporti di lavoro si suddivide equamente tra le tre diverse tipologie di Intermediari. Le casse rurali/ banche di credito cooperativo (50%) sono meno utilizzate rispetto ai grandi gruppi bancari e alle banche popolari (entrambe oltre il 60%), probabilmente a causa del forte legame territoriale (concentrato in molti casi in ristrette aree territoriali) e dal numero più limitato di sportelli rispetto alle banche di maggiori dimensioni. Numerose le imprese nel campione che ricorrono contemporaneamente a più tipologie di banche o a tutte e tre, segnale dell’ancora diffusa consuetudine tra le imprese venete di piccola dimensione di utilizzare contemporaneamente più rapporti bancari”.

In questo quadro “non è peraltro trascurabile l’incidenza delle imprese che invece denunciano difficoltà, anche gravi, nelle relazioni con le banche (42%), chiaro segnale di una perdurante tensione. Nell’analisi puntuale sull’accesso al credito, i risultati raccolti segnalano una situazione molto diversa rispetto al precedente quesito, con una netta maggioranza delle Imprese intervistate (66%) che riferiscono di trovare difficile (45%) o molto difficile (21%) accedere al credito”.

Lo scenario che emerge “conferma le profonde criticità rilevate nel precedente quesito. La maggioranza (56%) delle Imprese intervistate riferisce, infatti, difficoltà, anche gravi, ad approvvigionarsi delle fonti finanziarie necessarie al sostegno dell’attività e ciò, per il 16% del campione, rappresenta un grave problema per la continuità dell’impresa. Preoccupa non poco il livello delle Imprese del campione (25%) che segnalano revoche o mancati rinnovi degli affidamenti, segnale che sta proseguendo a ritmi serrati l’azione di espulsione dal canale finanziario dei soggetti più deboli e compromessi dalla crisi. Un’impresa su 4 riferisce, infatti, di essere stata privata in tutto o in parte delle fonti finanziarie di sostentamento, situazione che, nella maggioranza dei casi, è propedeutica ad un rapido default. In testa alla classifica delle banche che revocano maggiormente gli affidamenti alle piccole imprese si posizionano saldamente i grandi gruppi bancari seguiti, ex equo, dalle banche popolari (38%); le banche di credito cooperativo dimostrano invece maggiore tolleranza (25%)”

Il costo del credito

Su interventi per liquidità a breve termine (nei 18 mesi), lo spread medio applicato dalle banche in aumento al parametro Euribor, si colloca per il 66% tra i 4 e i 10 punti percentuali; Il 22% è posizionato tra i 10 e i 15 punti percentuali, mentre un residuale 6% va oltre i 15 punti percentuali. Su interventi per lo smobilizzo dei crediti commerciali a breve termine (nei 18 mesi), lo spread medio applicato dalle banche in aumento al parametro Euribor, si colloca per l’84% tra i 2 e gli 8 punti percentuali, con un minor costo rispetto agli interventi per liquidità del 50% circa. Su operatività a medio e lungo termine (oltre i 18 mesi), lo  spread medio applicato dalle banche in aumento al parametro Euribor, si colloca per il 44% tra i 4 e i 6 punti percentuali, suddividendo quasi tutta frazione rimanente tra la fascia 2/4% (25%) e 6/8% (22%). Il dato ricomprende anche gli interventi ipotecari e di finanza agevolata, che mediamente rilevano tassi d’interesse più contenuti rispetto ad operazioni ordinarie. Dalla comparazione dei dati raccolti, risulta che il costo finanziario degli interventi a medio lungo termine risulta inferiore di circa il 50% rispetto a interventi di liquidità a breve termine, uguagliando il costo finanziario degli interventi di smobilizzo dei crediti commerciali (cd. autoliquidanti). Solo il 4% ritiene il livello delle commissioni adeguato, il 52% lo ritiene elevato e ben il 44% si divide equamente in giudizio “molo elevato” o “eccessivo”.

Il ruolo dei confidi 

Tra coloro che se ne avvalgono solo in parte:

– il 16% ottiene garanzie dai Confidi a copertura pressoché totale dei propri affidamenti;
– il 36% ottiene garanzie dai Confidi tra il 50 e il 75% dei propri affidamenti totali;
– il 15% tra il 20 e il 30%;
– i rimanenti sono equamente distribuiti tra le altre fasce percentuali, al di sotto del 50%

La metà delle imprese intervistate (49%) riferisce che l’intermediazione dei Confidi ha consentito l’ottenimento di migliori condizioni economiche dalle banche. Del rimanente 51%, il 26% dichiara di non conoscere la risposta, pertanto di può desumere che solo il 25% del campione intervistato non ritiene di aver tratto benefici dall’intermediazione dei Confidi. I dati confermano che l’intervento dei Confidi contribuisce sensibilmente a comprimere lo spread applicato in una fascia compresa tra i 2 e i 10 punti percentuali, abbattendo altresì la volatilità nell’applicazione delle condizioni. Infatti, solo il 25% di chi è assistito dai Confidi supera i 10 punti base di spread, mentre tra le imprese che non si avvalgono dei Confidi, la quota di chi supera i 10 punti percentuali sale al 35%, con punte superiori ai 15 punti percentuali per il 10% delle imprese (4% per chi si avvale dei Confidi).

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Consulta la ricerca

Confidi: pubblicati risultati della ricerca di rete Fidi Nord Est su impresa e credito ultima modifica: 2013-07-23T15:36:34+00:00 da Flavio Meloni

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli che potrebbero interessarti: