Conti correnti, è scontro tra Antitrust e Abi sulla crescita dei costi

Dati divergenti, che è bene mettere a confronto.

Le stime dell’Antitrust
Catricalà ha riferito i risultati di un’indagine condotta per la Commissione europea nel 2009, in base alla quale il costo dei conti correnti in Italia è risultato il più alto d’Europa. Le spese medie annue per i correntisti italiani ammontavano a 253 euro, mentre il valore successivo era quello riferito alla Spagna, pari a 178 euro. Il costo medio a livello europeo era di 112 euro.
I dati relativi al gennaio 2011 mostrano un costo di tenuta conto annuo che va, nel caso di ricorso allo sportello, per la maggior parte delle operazioni, da poco più di 100 euro per i giovani a 155 euro per le famiglie, con aumenti per la famiglia media e il giovane superiori al 5% medio annuo dal 2006” ha precisato il presidente dell’Autorità. Con l’uso di canali alternativi, come il conto corrente online, la spesa si riduce passando da un minimo di 82 euro circa per i giovani a oltre 130 euro per le famiglie.
Mediamente però dal 2006 al 2011 i correntisti hanno subito un forte rincaro per alcuni servizi come i bonifici.
Catricalà ha concluso il suo intervento, affermando che esistono “ampi spazi di riduzione dei costi dei servizi bancari”, grazie alla spinta concorrenziale indotta dall’aumento della trasparenza sulle condizioni di conto corrente, a seguito delle iniziative della Banca d’Italia (introduzione dell’Indicatore sintetico di costo) e dello stesso mondo bancario (Patti Chiari).
Ha però aggiunto che finora non si è visto alcun risultato delle iniziative messe in campo. “L’Autorità è intervenuta più volte a valutare la congruità e a calmierare le commissioni interbancarie relative a vari servizi, quali pagamenti mediante Pagobancomat, prelievi Bancomat presso filiali di istituti diversi da quello del correntista, Rid, incasso assegni – ha dichiarato -. Purtroppo non si è ancora osservato il trasferimento alla clientela dei benefici derivanti da queste riduzioni; è dunque inaccettabile che esse si siano risolte unicamente in incrementi di profitto per le banche”.

La replica dell’Abi
L’Associazione bancaria italiana in risposta ha affermato che nel periodo 2006-2010 il costo dei servizi finanziari è cresciuto dell’1%, al di sotto del tasso annuo d’inflazione pari all’1,9%. “ Lo scarto appare ancora più significativo se confrontato ad altri specifici settori: elettricità e carburante (+3%), trasporti, alimenti e istruzione al +2,4%” specifica una nota.
Secondo l’Abi, dal 2006 ad oggi le famiglie con operatività media hanno visto ridursi i costi dei conti correnti del 30%, i giovani del 25%. “Ciò è proprio il frutto di un mercato tra i più competitivi e concorrenziali con regole a favore dei consumatori che pochi altri Paesi possono vantare: tra queste l’Indice sintetico di costo, che rappresenta il dato per specifici profili di clientela” si legge nel comunicato.
L’Abi evidenzia infine che “i dati, oggettivi e verificabili, dimostrano l’impegno delle banche a offrire servizi efficienti a costi adeguati ai loro clienti e ribadisce la disponibilità ad uno specifico e costruttivo dialogo con le Autorità”.

Conti correnti, è scontro tra Antitrust e Abi sulla crescita dei costi ultima modifica: 2011-03-01T08:03:00+00:00 da Flavio Meloni

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