Cooperfin, Limoncelli: “Faremo fronte comune con le altre sigle associative di settore per proporre un “correttivo” alla circolare n.288”

Cooperfin Logodi Marco Limoncelli, presidente di Cooperfin S.p.a. e vice presidente della Fenafi 

La circolare che fa seguito al decreto attuativo della legge 141, arriva con 5 anni di ritardo sulla tabella di marcia e, sebbene rappresenta una necessaria regolamentazione del settore finanziario, causerà la “chiusura” di almeno il 70 % degli operatori di settore che avevano le sembianze di “società a carattere familiare” ma che, nell’erogazione del credito, consideravano il cliente come una persona fisica e non come un mero “numero” avente un “rating” non gradito al sistema bancario.

Ebbene, esaminando la predetta circolare 288, gli intermediari finanziari dovranno avere le medesime incombenze delle banche in ordine ai presidi ed alla vigilanza di Banca d’Italia ma, parimenti, dovrà essere garantito loro uguale accesso alle forme di “funding”, specie in ordine al “leverage”.

Quello che potrebbe apparire un lessico incomprensibile sarà il punto focale su cui noi della Fenafi, incentreremo le costruttive discussioni con la Banca d’Italia e con il Mef, affinché possa essere rappresentata l’esigenza dei nostri associati della parità di “opportunità” alla luce del medesimo controllo.

Da giorni leggo articoli che accolgono con “felicità” la predetta circolare ma, a mio modesto avviso e con la speranza di essere corretto da qualche mio omologo, da economista ritengo non rispettato il principio di “proporzionalità” ovvero di “equità” tra le società finanziarie e le banche.

I costi di consulenze per il presidio delle varie funzioni è identico tra società finanziarie e banche; altresì identico il contratto di lavoro per i dipendenti. Unica differenza, fino all’entrata in vigore di detta circolare, era rappresentato dal “maggior rischio di credito” assunto dalle Società Finanziarie a fronte di un maggior interesse applicato che remunerava, con “Delta Tasso del 4/5%”, anche l’istituto di credito fornitore del “funding” specifico (Plafond).

Pertanto è IMPOSSIBILE sostenere la medesima organizzazione bancaria con l’assenza di “ricavi sulla gestione del risparmio”, senza la “remurazione dei conti correnti” e senza l’auspicato accesso all’approvvigionamento dei fondi alle medesime condizioni di tasso interbancario.

Ma ancor più IMPOSSIBILE appare l’erogazione dei fondi con l’identica Credit Policy delle Banche poiché, mi chiedo, quale differenza funzionale esiste tra la banca e un intermediario finanziario?

Ebbene, alla luce di tutto ciò, faremo fronte comune, anche con le altre sigle associative di settore, affinché possa essere tempestivamente esaminato un “correttivo” alla predetta circolare che, in tale maniera, provocherà la “cessazione di attività” di tanti operatori che negli anni passati hanno svolto anche un intensa funzione sociale nel finanziare le fasce più deboli dell’economia italiana.

Cooperfin, Limoncelli: “Faremo fronte comune con le altre sigle associative di settore per proporre un “correttivo” alla circolare n.288” ultima modifica: 2015-05-25T21:48:03+00:00 da Redazione

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