Coronavirus, seconda indagine Osservatorio Cribis – Workinvoice: fatturato in calo di oltre il 20% per il 67% delle imprese

Imprese pmi aziendeFatturato in calo oltre il 20% per il 67% delle imprese e riduzione della domanda per il 45%. Sono queste le principali evidenze che emergono dalla seconda indagine condotta dall’Osservatorio Cribis-Workinvoice, focalizzato sul working capital delle imprese italiane.

Mentre la prima indagine aveva evidenziato sul fronte delle imprese l’urgente richiesta di liquidità e il timore di ritardi nell’erogazione degli interventi previsti con i Decreti Cura Italia e Liquidità, questo secondo sondaggio, spiega una nota, si è focalizzato sull’entità del danno subito per il lockdown e sulla probabilità di una rapida ripresa.

Le risposte al questionario hanno evidenziato l’impatto pesante del lockdown. Il 25,1% delle imprese intervistate dichiara di prevedere un fatturato 2020 inferiore rispetto a quello del 2019 di oltre il 30%, mentre il 42,2% dichiara una perdita di fatturato probabile tra il 20% e il 30%. Solamente l’8,1% del campione ha dichiarato effetti nulli o addirittura positivi. Le percentuali sono risultate sostanzialmente simili anche all’interno delle classi dimensionali delle imprese.

 

Le ricadute negative sulla redditività 2020 sono ugualmente importanti: il 47,9% delle imprese prevede una perdita di bilancio, significativa per il 25,6% e tale da richiedere una ricapitalizzazione per il 2,4%. Interessante però anche il dato che vede un 15,6% delle imprese con un’aspettativa di utile simile o superiore a quello del 2019. Perdite significative sono state indicate dal 38,2% delle micro-imprese contro il 13% delle medie (fascia 20-50 milioni) e il 25% delle grandi (oltre 50 milioni di fatturato).

 

Quanto alla velocità della ripartenza post-Covid il dato incoraggiante arriva dal 30,4% di imprese che dichiara un portafoglio ordini intatto o in leggero aumento (15,2%), mentre una lieve riduzione è prevista dal 32,1%. Pertanto, solo il 37,5% delle imprese intervistate segnala un forte calo del portafoglio ordini. La situazione è nettamente peggiore per le piccole imprese che presentano casi di grave riduzione nel 41,2% dei casi contro il 35% delle grandi.

Importanti in prospettiva le attese sulla domanda, che sono risultate molto differenziate: il 19% si attende un aumento, il 20,8% prevede stabilità, mentre la riduzione è prevista dal 45,3% delle imprese. Il 10,2% si attende invece una significativa modifica del mix di prodotti venduti e solamente il 4,7% ha segnalato una modifica dei canali di vendita, un dato questo cha fa sorgere interrogativi su effetti a lungo termine. Micro e piccole imprese sembrano avere la minore fiducia sulla ripresa della domanda con percentuali rispettivamente del 53,8% e 59%.

Capitolo molto interessante quello legato al tema della puntualità dei pagamenti, a cui CRIBIS dedica massima attenzione.

Il rischio di pagamenti ritardati da clienti è considerato in peggioramento dal 72,7% degli intervistati contro un 27,3% che lo vede come stabile o basso. I valori sono risultati molto simili nelle diverse fasce di fatturato.

Infine, il 70% delle imprese che hanno risposto ha ritenuto che i finanziamenti a medio-termine siano la forma migliore per coprire i fabbisogni finanziari innescati dal lockdown, contro un 30% che ha invece indicato anticipo fatture e sconto con invoice trading, preferendo forme più a breve e flessibili.

Tuttavia, occorre notare che il 37,1% delle imprese (con punte fino al 44% per le grandi) ha indicato che la misura prioritaria nella gestione post-Covid risiede nella gestione oculata del capitale circolante. Valori nettamente più bassi per le micro-imprese, più orientate al taglio dei costi (le micro per il 37%).

Complessivamente emerge un quadro serio in relazione all’entità del danno subito sui fatturati 2020 con cali di oltre il 20% per due imprese su tre e per l’impatto sui profitti dell’esercizio in corso. Decisamente più ottimistiche le aspettative sulla velocità di ripresa e sulla tenuta del sistema dei pagamenti B2B, sostanzialmente puntuali – ha sintetizzato Fabio Bolognini di Workinvoice -. La gestione preventiva del capitale circolante e il supporto collaborativo tra fornitori e clienti restano chiavi strategiche per affrontare l’uscita dall’emergenza”.

Il capitale circolante è la vera sfida che le aziende, in particolare le pmi, devono vincere per superare la crisi del Covid. Solo infatti la capacità di differenziare le proprie fonti di approvvigionamento e di usare in modo efficiente le fonti interne consentirà alle pmi di avere le risorse necessarie per investire e recuperare almeno in parte il fatturato perso nei mesi del lockdown”, ha commentato Marco Preti, amministratore delegato di Cribis.