Coronavirus, Studio Deloitte: il 42% degli italiani ha paura di perdere il posto di lavoro

Deloitte LogoQuando torneremo alle abitudini sociali? Quando ci sentiremo sufficientemente sicuri per rientrare in ufficio, andare al ristorante, vedere uno spettacolo a teatro o viaggiare? Sono alcune delle domande a cui lo studio globale Deloitte State of the Consumer Tracker vuole rispondere, un osservatorio quindicinale che ha preso il via lo scorso 15 aprile, con l’obiettivo di monitorare e raffrontare volontà e azioni dei consumatori in 13 paesi nel mondo.

Se si parla di ansie e preoccupazioni dal punto di vista sanitario i paesi che risultano essere più sensibili oggi sono Cina e India, seguiti da Spagna, Canada e Giappone. In Italia il 50% dei rispondenti dice di essere preoccupato per la propria salute, il 66% per quella di un familiare, dati leggermente più bassi rispetto a quelli raccolti nel primo giro di interviste a metà aprile (rispettivamente 56% e 69%), segno che sembra iniziare a delinearsi un quadro più positivo.

Oltre la salute, cosa impensierisce? Se guardiamo ai rischi economico/finanziari in Italia spaventa maggiormente l’ipotesi di non poter fare importanti acquisti per lungo tempo (54% vs 52% nella prima indagine), seguita dall’idea di perdere il lavoro (42% vs 48%) e non rispettare i pagamenti e indebitarsi (35% vs 43%). Nel complesso, timidi segnali di rassicurazione rispetto alla propria situazione finanziaria.

I paesi invece che sulla base dei dati raccolti sembrano essere più tranquilli sullo status occupazionale sono Francia e Olanda, mentre i più angustiati dalle scadenze dei pagamenti Olanda e Giappone.

“Questi primi dati a confronto vanno interpretati come un, seppur debole, segno di ripartenza che ci fa ben sperare per le settimane a venire. I consumatori torneranno inevitabilmente a comprare, anche se in modi diversi e con velocità diverse, la domanda dipenderà molto dallo stato d’animo. Sicuramente, anche in base all’intensità dell’impatto della crisi economica, ci sarà una revisione delle priorità che si rifletterà nella vita quotidiana e nella scelta di come e quanto spendere”, ha dichiarato Patrizia Arienti, consumer industry leader di Deloitte.

Le abitudini di acquisto

La situazione relativa alle abitudini di acquisto degli italiani sembrerebbe iniziare a normalizzarsi. Ci si sente leggermente più sicuri ad effettuare acquisti in store (32% vs 28%), così come inizia a ridimensionarsi l’abitudine di fare scorte e rifornimenti per più settimane (44% vs 50%). Rimane costante l’intenzione di acquistare local (42%), da brand che hanno reagito bene alla crisi (35%), così come rimane stabile la preoccupazione nei confronti della condivisione dei propri dati durante lo shopping online (27%).

La propensione ad acquistare online beni essenziali quali medicine, grocery e articoli casalinghi di uso quotidiano cala leggermente, pur rimanendo intorno al 40%, in linea con l’approssimarsi delle riaperture dei negozi e l’accrescere della sicurezza dei consumatori ad acquistare in store. Aumenta la disponibilità all’e-commerce di cibo e bevande da asporto (39% vs 32%), grazie anche al progressivo attrezzarsi dei ristoranti per le consegne a domicilio. Aumenta, seppur marginalmente, la propensione dell’acquisto online per libri (37% v 36% – anche se alcune librerie sono aperte), abbigliamento (30% vs 28%) ed elettronica (34% vs 33%), categorie per le quali gli store resteranno chiusi più a lungo.

Le motivazioni per preferire il pagamento online con ritiro al negozio restano piuttosto stabili: si sceglie questa modalità di acquisto per avere in cambio maggior rapidità (33% vs 35%), sicurezza (31% vs 33%), nonché per supportare i negozi locali (29% vs 30%) e per ridurre lo stress da shopping in store (28% vs 29%), come evitare contatti con altre persone, rispetto delle regole sanitarie etc.

La maggioranza dei consumatori continua a preferire i brand di fiducia (49% vs 51%), a fronte di un leggero aumento di preferenza per i prodotti private label che vengono ritenuti efficaci (24% vs 22%).

Con l’approssimarsi della fine del lock-down e l’inizio delle riaperture, gli italiani iniziano lentamente a ridurre l’uso dei servizi digitali. In particolar modo inizia a calare al scelta dello streaming entertainment (55% vs 60%), che comunque resta utilizzato da più della metà del campione, e l’uso di corsi online dalla ginnastica alla formazione (34% vs 38%).

Infine, un lievissimo segnale di ripresa anche nelle intenzioni di spesa di beni non necessari, che rimane comunque ad oggi negativo. Con l’approssimarsi delle riaperture, si inizia a vedere infatti un leggero aumento negli acquisti di carburante per auto (-48% vs -38%), ordinazioni online dai ristoranti (-31% vs -40%), abbigliamento (-29% vs -38%) e arredamento (-51% vs -59%). L’acquisto dei prodotti essenziali rimane legata allo store fisico (medicine, groceries, household goods) mentre l’online è il canale più usato per acquisto di libri ed elettronica. Con l’approssimarsi della ripresa delle attività, ritorna ad esserci una preferenza per lo store fisico, e cresce anche la preferenza per la modalità di acquisto “misto” sia online che instore.

La mobilità e i viaggi

In linea con l’aumento dell’intenzione di rimandare acquisti importanti, aumenta anche la volontà degli italiani di tenere l’attuale veicolo più a lungo di quanto preventivato (59% vs 56%), così come sono rimandate le opere di manutenzione (44% vs 51%), mentre resta valida l’ipotesi di vagliare l’acquisto online anche per l’auto (16%).

Per quanto riguarda i trasporti, gli italiani hanno dichiarato di voler limitare per i prossimi 3 mesi l’uso dei mezzi pubblici (71% vs 68%) e servizi di guida con conducente (62% vs 61%), mentre rimane alta l’idea di possedere un veicolo (82% vs 84%).

Infine, guardando al settore viaggi si evidenzia come prevalga la cautela. Il passare della fase acuta della crisi sanitaria e la progressiva sensazione di sicurezza non incidono in maniera netta sull’intenzione di viaggiare. Rimane infatti bassa la quota di coloro che si sentono sicuri a volare (20% vs 19%), soggiornare in hotel (24% vs 21%) e ancora pochissimi pianificano viaggi (13% vs 14%).