Credem: nel 2019 utile netto +7,8%, prestiti +4,7% e raccolta +9,8%

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Credem LogoIl consiglio di amministrazione di Credem, presieduto da Lucio Igino Zanon di Valgiurata, ha approvato i risultati individuali e consolidati preliminari del 2019.

Nel corso del 2019 il Gruppo Credem ha continuato a sviluppare il modello di banca assicurazione che si rivela particolarmente efficace nella gestione delle molteplici necessità della clientela: si rafforza, in tal senso, la vocazione assicurativa del Gruppo con la raccolta assicurativa in crescita del 6,8% a/a a 7,4 miliardi di euro ed in particolare i premi assicurativi legati a garanzie di protezione vita e danni, pari a 62 milioni di euro, che registrano un incremento del 17% a/a. Il Gruppo ha proseguito inoltre nel sostegno all’economia del Paese, con i prestiti in crescita del 4,7% a/a (rispetto all’andamento di sistema che risulta invariato nello stesso periodo) raggiungendo i 26,7 miliardi di euro. I mutui casa alle famiglie, in particolare, registrano flussi erogati pari a 1.464 milioni di euro (+66% a/a). La raccolta complessiva è in progresso del 9,8% a/a e si attesta a 84,6 miliardi di euro, mentre la raccolta complessiva da clientela è in progresso del 9,7% a/a e si attesta a 71,6 miliardi di euro.

La raccolta gestita del Gruppo a fine 2019 ha raggiunto 28,1 miliardi di euro (+12,6% a/a). Particolarmente positiva la raccolta su fondi e Sicav del Gruppo (+14,9% a/a).

Confermata anche a fine 2019 l’elevata redditività del Gruppo Credem con l’utile netto consolidato in crescita del 7,8% rispetto a fine 2018 e che si attesta a 201,3 milioni di euro.

Tale valore comprende 30,8 milioni di euro, al lordo dell’effetto fiscale, di contributi ai fondi a supporto della gestione delle banche in difficoltà. Il ROTE è pari a 9%, il ROE si attesta a 7,6%. La redditività è stata accompagnata anche dalla crescita dei principali aggregati patrimoniali in un contesto di costante attenzione alla qualità dell’attivo che si è mantenuta ai vertici del mercato, con il rapporto tra crediti problematici lordi ed impieghi lordi (NPL Ratio) al 3,76% rispetto al 7,3% della media delle banche significative italiane ed adottando livelli di copertura ai vertici del sistema (livello di copertura comprensivo dello shortfall al 62,9% sui crediti problematici ed all’85,4% sulle sofferenze). Il costo del credito si è mantenuto a livelli estremamente contenuti pari a 24 bps.

Sempre elevata la solidità del Gruppo con un CET1 Ratio a 13,5% con 553 bps di margine rispetto al livello minimo normativo (comprensivo del requisito addizionale SREP assegnato dalla Banca Centrale Europea) pari all’8% per il 2019 (requisito più basso tra le banche commerciali europee vigilate direttamente da BCE). Il 28 gennaio 2020 la Banca Centrale Europea ha comunicato per la prima volta la lista dei requisiti patrimoniali addizionali (Pillar 2 Requirement) assegnati, ad ogni banca da lei vigilata, nell’ambito del processo annuale di revisione prudenziale (Supervisory Review and Evaluation Process – SREP) che si è svolto nei
mesi scorsi. Il Gruppo Credem risulta la banca commerciale europea con il requisito patrimoniale più basso in assoluto, pari a 1%, a testimonianza della solidità del business model e dell’attenzione alla gestione del rischio che caratterizzano il Gruppo, avendo contestualmente supportato costantemente l’economia italiana nel corso degli ultimi anni aumentando progressivamente gli impieghi di oltre il 40% da fine 2010 (7,8 miliardi di euro di incremento).

All’interno del panel complessivo delle 108 più importanti banche europee che hanno autorizzato la Banca Centrale Europea a pubblicare il proprio requisito patrimoniale addizionale (sulle 117 banche vigilate), solo due altre banche estere (una specializzata sugli investimenti e controllata direttamente dallo Stato, l’altra specializzata nel rifinanziamento dei mutui residenziali) presentano un requisito patrimoniale addizionale inferiore (0,75% vs. 1%).

Risultati economici consolidati
A fine 2019 il margine di intermediazione si attesta a 1.204,5 milioni di euro, in crescita del 4,1% rispetto a 1.157,4 milioni di euro nello stesso periodo del 2018 (al netto degli impatti legati all’entrata in vigore del principio IFRS16, il dato di fine 2019 sarebbe 1.208,3 milioni di euro, +4,4% a/a). All’interno dell’aggregato, il margine finanziario raggiunge 484,8 milioni di euro rispetto a 492,4 milioni di euro a fine 2018, -1,5% a/a (al netto degli impatti legati all’entrata in vigore del principio IFRS16, il dato di fine 2019 sarebbe 488,6 milioni di euro, -0,8% a/a).

Il margine da servizi è pari a 719,7 milioni di euro, +8,2% rispetto a 665 milioni di euro dell’anno precedente. Più in dettaglio le commissioni nette ammontano a 601,8 milioni di euro
(+12,9% a/a) di cui 408,9 milioni di euro di commissioni da gestione ed intermediazione (+15% a/a) e 192,9 milioni di euro di commissioni da servizi bancari (+8,7% a/a). Il trading in titoli, cambi e derivati si attesta a 36,5 milioni di euro (-27,6% a/a). Il risultato dell’attività assicurativa del ramo vita raggiunge infine 56,7 milioni di euro (-5,5% a/a).

I costi operativi si attestano a 719,6 milioni di euro, in calo del 2,6% rispetto a 739,2 milioni di euro nel 2018 (al netto degli impatti legati all’entrata in vigore del principio IFRS16, il dato di fine 2019 sarebbe 747,6 milioni di euro, +1,1% a/a). Nel dettaglio, le spese amministrative
ammontano a 209,3 milioni di euro, -10,7% a/a (al netto degli impatti legati all’entrata in vigore del principio IFRS16, il dato di fine 2019 sarebbe 237,3 milioni di euro, +1,2% a/a), mentre le spese relative al personale sono pari a 510,3 milioni di euro (+1,1% a/a).

Il cost/income risulta pari a 59,7% rispetto al 63,9% di fine 2018 (al netto degli impatti legati
all’entrata in vigore del principio IFRS16, il dato del 2019 sarebbe 61,9%).

Il risultato lordo di gestione è pari a 484,8 milioni di euro rispetto a 418,2 milioni di euro nell’anno precedente (+15,9% a/a). Gli ammortamenti, che scontano gli effetti negativi della recente revisione di alcuni principi contabili (IFRS16), sono pari a 81,9 milioni di euro rispetto ai 53,1 milioni di euro a fine 2018 (+54,3% a/a), in aumento anche a seguito della forte politica d’investimento del Gruppo (al netto degli impatti legati all’entrata in vigore del principio IFRS16, il dato di fine 2019 sarebbe 57,8 milioni di euro, +8,9% a/a).

Il risultato operativo si attesta a 402,9 milioni di euro rispetto a 356,1 milioni di euro a fine 2018 (+10,4% a/a).

Gli accantonamenti per rischi ed oneri sono pari a 13 milioni di euro rispetto a 12,1 milioni di euro nell’anno precedente. Le rettifiche nette di valore su crediti sono in aumento del 3,9% a/a e si attestano a 63,5 milioni di euro rispetto a 61,1 milioni di euro a fine 2018.

Il saldo delle componenti straordinarie è pari a -30 milioni di euro (-21,5 milioni di euro nello stesso periodo del 2018) e comprende tra l’altro 30,8 milioni di euro, al lordo dell’effetto fiscale, di contributo al Fondo di Risoluzione Unico e al Fondo di Tutela dei Depositi.

L’utile ante imposte raggiunge 296,4 milioni di euro rispetto a 270,4 milioni di euro a fine 2018 (+9,6% a/a), mentre le imposte sul reddito ammontano a 95,1 milioni di euro (83,7 milioni di euro nel 2018, +13,6% a/a). L’utile netto consolidato si attesta a 201,3 milioni di euro rispetto a 186,7 milioni di euro nello stesso periodo dell’anno precedente (+7,8% a/a).

Il ROTE è pari a 9%, ROE si attesta a 7,6%.