Credit crunch, tra contesto ed opportunità

In riferimento proprio alla qualità e quantità del credito erogato, è bene sottolineare come scadenze, tassi ed ammontare è strettamente necessario che siano correlati efficientemente alla gestione dell’attività d’impresa e che ritornino ad esserlo in una fase in cui spesso accade che l’impresa non venga finanziata secondo le proprie necessità e richieste ma per importi e scadenze inferiori a quelle che ne rendono efficiente la gestione finanziaria.

Il tutto, è da ascriversi anche alla particolare morfologia assunta dal mercato del credito negli ultimi anni. Tendenzialmente si riscontrano, infatti, maggiori accentuazioni nei criteri (restrittivi) di concessione del credito nella maggior parte degli operatori bancari di maggiori dimensioni che risultano caratterizzati da una certa centralizzazione delle funzioni creditizie, a differenza delle banche locali più legate al territorio e di quelle operanti a livello nazionale ma dotate di un certo grado di decentralizzazione delle funzioni.

Questo certamente a causa di un differente ricorso, in termini di peso ponderale all’interno del processo istruttorio, a ciascuna delle due ‘classi’ di informazioni solitamente utilizzate: informazioni di credit scoring (merito creditizio) o informazioni soft (desunte dal territorio e dal contesto del rapporto banca-impresa).

A questa stessa tipologia di attori dimensionalmente minori, sarebbe necessario rivolgere una attenzione maggiore, essendo gli stessi quelli che maggiormente hanno manifestato difficoltà a cogliere le opportunità offerte dai mercati emergenti, poiché la loro struttura non è stata efficientemente capace nell’avviare o nello sviluppare un processo di internazionalizzazione tale da assicurare una maggiore tenuta nella fase recessiva che ha interessato il mercato interno e quello europeo. Piccole e microimprese scontano, inoltre, una minore capacità di accesso a fonti di finanziamento alternative quali quelle rappresentate, per esempio, dalle emissioni obbligazionarie.

Tuttavia, è da notare come anche le caratteristiche tipiche di questa categoria di imprese, non favorisca l’accesso al credito. I livelli di patrimonializzazione esigui, infatti, tendono a tenere più elevati i livelli di rischio che le aziende di credito devono assumersi.

Sarebbe quindi necessario innescare una rivoluzione ‘culturale’ nel mondo dell’imprenditoria nazionale, tale per cui, a fronte di sostenuti livelli di ricchezza privata, si inneschi un processo di iniezione di capitale proprio nelle imprese, che avrebbe come conseguenza quella di liberare ulteriori risorse finanziarie, a fronte di livelli di rischio più contenuti, da parte delle banche.

Una via di uscita immediata potrebbe essere quella di avviare una massiccia attività di finanziamento del capitale circolante e di sostegno agli investimenti finalizzati alla innovazione nonché alla diversificazione di prodotto e di mercato. Si potrebbe tentare di realizzare, nell’immediato, un ‘doppio canale’ finanziario attraverso l’operare in sinergia di differenti operatori creditizi specializzati: società di factoring ed operatori ‘tradizionali’. Le prime attive nell’attività di finanziamento al circolante (crediti e magazzini hanno risentito e risentono del calo della domanda e dell’allungarsi dei tempi medi di pagamento), i secondi attivi nel finanziamento degli investimenti di lungo termine, ben indirizzati, questi ultimi, alla crescita derivante da un alto grado di innovazione. Punto focale da valutare attentamente nell’ottica di un processo di avvio di una nuova fase di espansione del credito e dell’attività economica, potrebbe essere, il ricorso a figure di intermediazione specifiche (es. gli intermediari finanziari ‘parabancari’ minori, i confidi) e strettamente legate ad un circoscritto  territorio di riferimento, maggiormente in grado di cogliere le peculiarità delle realtà produttive più piccole, operando in sinergia (anche finanziaria) con gli istituti bancari a maggior vocazione territoriale, come le banche di credito cooperativo, il tutto all’interno di un sistema che non solo potrebbe godere, ad un livello diverso rispetto a quello attuale, di garanzie a valere su fondi pubblici e/o statali ma che potrebbe dar luogo ad un sistema di competenze interconnesse e multidisciplinari alla base di un nuovo modello di credito, decentrato nelle valutazioni, a vocazione territoriale e settoriale, assolutamente complementare ed integrato nel sistema nazionale. Ovvio, però, che andrebbe ridefinita una strategia di riforma di questo particolare segmento del settore, finalizzata all’innalzamento non solo della professionalità specifica nel comparto creditizio ma anche nella capacità di lettura ed analisi delle diverse situazioni di vita di una impresa impegnata in uno specifico settore produttivo (e su un particolare territorio) piuttosto che in un altro.

Con lo sguardo rivolto al futuro si potrebbe pensare poi di facilitare l’emissione di titoli di debito anche per le imprese di non elevate dimensioni, sempre attraverso l’intervento di operatori specializzati del settore (le stesse banche) con la duplice funzione di offrire un supporto consulenziale all’emittente e di ricollocare lo stesso strumento di debito.

Nel contempo si potrebbe favorire anche il ricorso a strumenti alternativi come il crowdfunding (specie per la fase di start-up d’impresa) o come agli angels investors per il capitale di rischio. In quest’ultima circostanza si otterrebbe anche un beneficio diverso da quello strettamente finanziario, poiché si introdurrebbe in azienda il know-how che questa tipologia di figure si porta dietro.

Roberto Bramato – Operation Manager presso Milliora Finanzia Spa

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Credit crunch, tra contesto ed opportunità ultima modifica: 2013-05-20T18:34:08+00:00 da Flavio Meloni

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