Credito al consumo, flessione dell’11,2% nel 2009. I mutui scesi del 14,2%

Debolezza della domanda, forte incertezza delle prospettive economiche derivante dalla flessione del reddito disponibile e dei consumi, tensioni sul mercato del lavoro. Questi i fattori principali che, secondo il ventottesimo Osservatorio sul credito al dettaglio realizzato da Assofin, Crif e Prometeia, hanno portato nel 2009 a una sensibile riduzione delle erogazioni di credito alle famiglie italiane, un settore ha continuato a manifestare nel corso di tutto l’anno passato segnali di evidente fragilità.

Il calo registrato ha riguardato sia i prodotti di credito al consumo che i mutui, anche se si è evidenziato un trend in graduale miglioramento nel quarto trimestre del 2009 e nel primo trimestre del 2010.

Il credito al consumo

Il comparto del credito al consumo ha chiuso il 2009 con una contrazione dell’11,2% rispetto all’anno precedente (contro una crescita dell’1,3% registrata a fine 2008). Il calo delle erogazioni ha interessato la quasi totalità dei prodotti: i finanziamenti finalizzati all’acquisto di autoveicoli e motocicli mostrano una contrazione pari al 16,7% rispetto all’anno precedente, del tutto simile a quella dei finanziamenti finalizzati all’acquisto di altri beni e servizi (arredamento, elettronica ed elettrodomestici, ciclomotori viaggi, servizi ed altri beni e servizi finanziabili), equivalente al 16,9%. Anche la concessione di prestiti personali e di credito veicolato tramite carte rateali/opzione registra un’evoluzione negativa (rispettivamente -13,9% e -0,6% in confronto al 2008). Si rileva infine un deciso rallentamento nell’attività della cessione del quinto dello stipendio/pensione (+4,1% contro il +39,3% del 2008). I dati dell’Osservatorio mostrano comunque una mitigazione del calo delle erogazioni nel quarto trimestre 2009, che prosegue anche nel primo trimestre 2010 (-4,9%). Il miglioramento registrato a gennaio, febbraio e marzo è da attribuire in larga misura all’evoluzione positiva dei finanziamenti auto (+2,3%) che, grazie alla coda degli incentivi statali ancora in vigore nel primo trimestre di quest’anno e non ancora operanti nello stesso periodo del 2009, hanno beneficiato del buon andamento delle immatricolazioni. La tendenza sembra tuttavia destinata a invertirsi con il venire meno delle misure di incentivazione. Nello stesso periodo gli altri finanziamenti finalizzati e i prestiti personali hanno visto ridursi la loro flessione rispetto al 2009 (-7,6% e -14,2% rispettivamente), mentre quelli contro cessione del quinto e le carte rateali/opzione hanno fatto registrare una contrazione piuttosto sostenuta del flussi erogati (-11% e -3,8% rispettivamente).
I mutui immobiliari

Nel corso dell’anno passato le erogazioni di mutui immobiliari alle famiglie hanno fatto registrare un andamento negativo (-14,2%), mentre sono cresciute le operazioni di surroga e sostituzione, favorite dalle misure sulla portabilità dei mutui. Durante l’arco dei 12 mesi è stata confermata la leggera ricomposizione della ripartizione per fasce di importo finanziato verso le classi di valore più contenuto, già registrata nel 2008, dopo una lunga fase di spostamento verso quelle di valore più elevato e coerentemente a tale dinamica; anche la tendenza verso l’allungamento delle durate contrattuali si arresta a partire dal 2008. L’inversione di tendenza relativa a importi e durate è da collegare alla maggior prudenza sia delle famiglie nel sottoscrivere impegni finanziari, sia degli operatori nel concederli, al fine di tenere maggiormente sotto controllo il rischio. La maggior cautela nelle politiche di offerta è testimoniata anche dalla quota di mutui con Loan to Value ratio oltre l’80% dell’immobile finanziato, pari ad appena il 5% dei flussi totali. Il 2009 ha anche segnato la fine della corsa al tasso fisso e il progressivo ritorno tra le preferenze della clientela dei mutui a tasso variabile, a seguito delle successive riduzioni operate dalla Banca centrale europea (Bce), che ha portato i tassi di riferimento ai minimi storici. I mutui indicizzati, infatti, hanno riguardato quasi la metà delle erogazioni (48% dei flussi) mentre nel 2008 rappresentavano appena un quinto dell’attività (18%). Al successo dei mutui indicizzati hanno contribuito, inoltre, le offerte di mutui a tasso variabile con un limite massimo all’innalzamento dei tassi di interesse (cap), proposte da un numero crescente di operatori. La riduzione dei flussi erogati si è interrotta nel primo trimestre del 2010, che ha fatto registrare una crescita rispetto al corrispondente periodo del 2009 (+19,7%).
La
rischiosità del mercato
Il 2009 si è caratterizzato come anno particolarmente critico per l’economia nel suo complesso e l’aspetto relativo alla rischiosità del mercato del credito ha assorbito inevitabilmente le difficoltà che le famiglie hanno incontrato nel mantenimento dell’equilibrio economico-finanziario. La riduzione dei posti di lavoro è stato il fattore che, più di altri, ha determinato la maggiore fragilità del segmento famiglie e la loro crescente difficoltà a rispettare le scadenze di pagamento dei finanziamenti. Nel complesso le più recenti erogazioni si stanno riposizionando tendenzialmente su una clientela caratterizzata da maggiore solidità economica. Domanda e offerta appaiono maggiormente prudenti e orientate verso una più accurata valutazione della sostenibilità del debito.
L’analisi del tasso di default (ovvero l’indice di rischio di credito di tipo dinamico che misura le nuove sofferenze e i ritardi di 6 o più rate nell’ultimo anno di rilevazione) per il credito al consumo mostra comunque un trend di crescita a piccoli passi visibile in tutto il 2009, che porta l’indicatore al 3,2%, per poi stabilizzarsi sullo stesso livello nel primo trimestre del 2010. Coerentemente con gli scenari delineati in precedenza, la rischiosità del credito al consumo riflette da un lato la contrazione delle nuove erogazioni, dall’altra l’aumento dei contratti a default. L’effetto congiunto di queste dinamiche ha prodotto un innalzamento del livello di rischio, che sebbene rimanga ancora sotto controllo, ha registrato un aumento di 0,6 punti percentuali nell’ultimo anno di rilevazione.
Anche l’analisi degli indicatori di rischio nel segmento dei mutui immobiliari mostra segnali dipeggioramento: dopo una breve parentesi di rientro della rischiosità rilevato nel secondo trimestre del 2009, il tasso di default si è attestato al 2,2% a dicembre 2009 e al 2,3% a marzo 2010. Gli interventi di politica economica, orientati all’alleggerimento dei piani di rimborso e di politica monetaria nel mantenimento dei bassi tassi di interesse, destinati prevalentemente a rilanciare l’economia e sfociati anche nell’abbassamento delle rate per i prestiti a tasso variabile, hanno mitigato solo temporaneamente il rischio di credito.
Le prospettive future

La domanda di finanziamenti delle famiglie, date le modalità e i tempi della ripresa economica avviata, si manterrà debole e non consentirà nei prossimi anni un deciso miglioramento nell’evoluzione del mercato complessivo del credito alle famiglie. La fase di regolamentazione in atto rivolta a migliorare la trasparenza e la sostenibilità del debito delle famiglie sta portando a tali cambiamenti nell’attività degli operatori da configurare un mercato più attento alle esigenze dei clienti, alla semplicità dei prodotti e alla qualità del credito. Saranno dunque necessari investimenti volti al mantenimento e allo sviluppo del business, che continua a mostrare nel medio periodo buone opportunità di crescita. In particolare, diventa di fondamentale importanza investire maggiormente sulla formazione dei soggetti preposti al collocamento dei prodotti creditizi oltre che sulla comunicazione rivolta al cliente.
La crescita del mercato del credito al consumo si manterrà moderata anche nel 2010, riflettendo la prosecuzione delle tendenze di ulteriore rallentamento in atto nei primi mesi dell’anno in corso (+3% le consistenze a fine 2010 rispetto al 2009). Del resto la ripresa dei consumi procede lentamente, a fronte di un contesto di perdurante incertezza delle famiglie in relazione al mercato del lavoro, che potrebbe ancora portare a una revisione al ribasso dei piani di spesa. Il consolidamento della ripresa economica nel biennio 2011-2012 dovrebbe invece condurre a un progressivo miglioramento della domanda delle famiglie, favorendo la crescita del credito al consumo, anche se con ritmi più contenuti rispetto al recente passato (+4,1% nel 2011 e un +5,2% nel 2012).
Per quanto concerne i mutui, l’andamento nel corso del 2010 rifletterà sia il perdurare della debolezza del quadro macroeconomico e la lenta ripresa del mercato immobiliare, sia l’incertezza delle famiglie in relazione all’evoluzione del mercato del lavoro e del reddito disponibile: la crescita del mercato si attesterà intorno a un più 5,9% alla fine dell’anno, in leggero rallentamento rispetto al 2009, e risulterà più contenuta rispetto agli anni precedenti anche nel biennio 2011-2012, con un incremento rispettivamente del 4,3% e del +3,5%.

Credito al consumo, flessione dell’11,2% nel 2009. I mutui scesi del 14,2% ultima modifica: 2010-06-24T08:00:46+00:00 da Flavio Meloni

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