Credito al consumo, le strategie da mettere in atto in tempi di crisi. L’analisi di Monte dei Paschi e Consum.it

Dopo tre trimestri di cali a doppia cifra, il quarto trimestre 2009 dovrebbe segnare una parziale tenuta per il mercato del credito al consumo italiano, con un graduale ritorno a segni positivi nel 2010 grazie anche al possibile rinnovo degli incentivi auto. Il report “Analisi e previsioni sul mercato del credito al consumo in Italia”  mostra come il mercato italiano, partito in ritardo rispetto agli altri paesi europei, presenti un gap rispetto ai principali paesi Ue: “in termini di incidenza sul PIL il  credito al consumo italiano (seppur in recupero a partire dal 2000) è ancora alle spalle di tutti i maggiori mercati (Italia al 6,9% vs UK al 18%, Spagna al 9,5%, Francia al 9%)”. Un divario che in termini pro capite è quantificabile in circa 530 euro rispetto ai principali paesi europei e in circa 2.300 euro rispetto all’Inghilterra.

Le erogazioni e l’effetto degli incentivi statali

In particolare, secondo le rilevazioni di Assofin, nei primi 8 mesi del 2009 le erogazioni di credito al consumo sono state di quasi 37 miliardi di euro (-11,8% a/a), ma con molte differenziazioni a seconda dei prodotti: i prestiti personali e finalizzati (80% circa delle totale consistenze) sono scesi del 16% circa; hanno registrato invece un aumento le carte di credito (1%) e la cessione del quinto (10%). Una situazione destinata a durare, pur con qualche miglioramento, fino alla fine dell’anno. E il bilancio sarebbe stato ancora più negativo in assenza degli incentivi auto, secondo BMPS: “gli incentivi hanno già portato (agosto 2009) nelle casse dei prestiti circa 600 milioni di euro e per fine anno il contributo potrebbe attestarsi intorno al miliardo di euro – si legge nello studio -. Ecco perché gli incentivi (insieme ai consumi) restano una variabile cruciale anche per il 2010; se non venissero rinnovati le stesse previsioni sui prossimi trimestri sarebbero meno rosee”.

Plastic money e cessione del quinto

Sebbene a metà 2009 gli italiani mostrino ancora un forte gap rispetto ai principali paesi europei, sia in termini di “operatività” che di possesso di carte (mediamente una famiglia italiana possiede 1,6 carte, praticamente la metà di quelle possedute dai principali paesi europei), i tassi di crescita del numero e del valore delle transazioni nel 2009 sono però significativi. L’Italia è infatti l’unico tra i principali paesi a mostrare un segno positivo dopo che già nel 2008 si era assistito ad una crescita ben superiore ai principali peers. Discorso analogo per la cessione del quinto, le cui erogazioni sono cresciute negli ultimi cinque trimestri (a partire dall’inizio della crisi) ad un tasso medio del 37%, mentre tutto il mercato del credito al consumo scendeva mediamente del 6%. BMPS si concentra poi sull’intera rischiosità del business: su questo fronte prudenza e ottimismo appaiono obbligati a camminare di pari passo (viste le non rosee previsioni sul tasso di disoccupazione); la difficoltà a rimborsare le rate (ritardi di pagamento superiori a 180 giorni) oggi interessa il 4,6% dei crediti (era circa il 2,6% nel 2006, fonte Assofin) e solo gradualmente potrebbe ritornare nel 2010 a livelli medi del 4,3%, proprio dopo aver toccato proprio a fine 2009/inizio 2010 il picco delle difficoltà.

Fotografia del mercato e strategie per il futuro

L’analisi effettuata infine da BMPS sui bilanci delle principali società del credito al consumo (23 società, pari a circa l’80% del settore in termini di consistenze) fotografa un business che ha chiuso il 2008 con una redditività contenuta (Redditività sugli attivi, ROA,  pari a 0,25%) a seguito dalla crescita del costo del credito (pari all’ 1,70% degli impieghi) e da una struttura dei costi non troppo efficiente (cost/income medio del 53%). In previsione di un 2009 con contenzioso in forte aumento e redditività ridotta dal calo delle erogazioni, appare indispensabile da qui a fine 2010 porre molta attenzione ad alcuni temi quali il cost cutting e la gestione/recupero dei crediti. Proprio su quest’ultimo punto risulterà sempre più necessario migliorare la strumentazione per l’underwriting e per il recupero crediti, con l’adozione di approcci differenziati per cliente e per cluster di credito e l’introduzione di modelli statistici anche nel recupero.  Nonostante le importanti concentrazioni degli ultimi due anni proprio queste tematiche potrebbero spingere ad un ulteriore consolidamento del settore, che ad oggi vede i primi 5 operatori controllare circa il 47% del mercato, quota che nel panorama bancario è controllata dai primi 3 players.

Credito al consumo, le strategie da mettere in atto in tempi di crisi. L’analisi di Monte dei Paschi e Consum.it ultima modifica: 2009-11-11T10:05:50+00:00 da Flavio Meloni

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