Credito, Banca d’Italia: si attenua il calo dei prestiti. A marzo erogazioni di nuovi mutui in crescita del 15%

Banca Italia LogoNel corso del 2014 la flessione dei prestiti bancari al settore privato si è progressivamente attenuata, arrestandosi in dicembre. Lo scorso marzo la crescita era salita allo 0,8% per cento sui dodici mesi. A tale andamento hanno contribuito sia la minore contrazione dei prestiti alle società non finanziarie, sia la lieve accelerazione di quelli alle famiglie. Dalla fine del 2013 il costo medio dei nuovi prestiti alle imprese e quello dei nuovi mutui alle famiglie si sono ridotti di poco meno di un punto percentuale, attestandosi rispettivamente al 2 e al 2,3% lo scorso marzo. Secondo l’indagine sul credito bancario nell’area dell’euro (Bank Lending Survey), l’andamento dei prestiti nel corso del 2014 e nel primo trimestre di quest’anno ha beneficiato di un graduale allentamento dei criteri di offerta. Sulla base dei risultati della Survey on the access to finance of enterprises in the euro area, il miglioramento dell’accesso al credito si è concentrato fra le imprese di dimensioni medie e grandi, a fronte di condizioni che si sono mantenute difficili per le aziende più piccole. Sono alcune delle principali evidenze relative alle dinamiche del credito che emergono dalla Relazione annuale della Banca d’Italia.

Le condizioni di offerta sono progressivamente migliorate: dopo un biennio di sostanziale stabilità, dal febbraio 2014 i tassi di interesse sui nuovi prestiti bancari sono diminuiti di 120 punti base (2,3% a marzo del 2015), riflettendo le misure espansive dell’Eurosistema. La riduzione è stata più accentuata per le imprese italiane: il differenziale di tasso rispetto a quelle tedesche e francesi si è più che dimezzato rispetto ai massimi di due anni prima.

Credito al consumo

In linea con l’aumento della spesa, nel 2014 le erogazioni di credito al consumo sono tornate a crescere (3,5%) dopo sei anni di riduzione. Ciò si è riflesso in un’attenuazione del calo delle consistenze dei finanziamenti, in particolare dei prestiti finalizzati sostenuti dalla ripresa degli acquisti in beni durevoli; vi ha concorso la fine di una lunga fase di progressivo irrigidimento dei criteri di concessione dei prestiti. Nel primo quadrimestre del 2015 si sono consolidati i segnali di ripresa. Il clima di fiducia è ancora migliorato, soprattutto con riferimento alle valutazioni sul futuro e sulla situazione economica generale, tornando sui livelli prossimi a quelli degli inizi del passato decennio; le immatricolazioni di automobili sono aumentate di circa il 20% rispetto al minimo storico registrato nei primi quattro mesi del 2013. Nel primo trimestre del 2015 i nuovi prestiti per scopi di consumo sono cresciuti del 2,6% sul periodo corrispondente.

Mutui

La flessione dei prestiti per l’acquisto di abitazioni, la componente più rilevante del debito delle famiglie, si è fortemente attenuata (meno 0,3% a marzo 2015); nel complesso i prestiti alle famiglie consumatrici hanno smesso di scendere. Le erogazioni dei nuovi mutui, dopo tre anni di calo sostenuto, hanno registrato un aumento su base annua di oltre il 10%, rimanendo tuttavia ancora inferiori ai rimborsi; la tendenza è proseguita nei primi mesi del 2015 (15% in marzo). Sebbene con minore intensità, anche i nuovi mutui alle persone con meno di 35 anni, che più hanno risentito della precedente fase di restrizione dell’offerta, hanno ricominciato a crescere. La ripresa delle erogazioni è stata sostenuta dalla domanda, sospinta a sua volta dalle prospettive meno sfavorevoli del mercato immobiliare, e dalle migliori condizioni di finanziamento, soprattutto di costo.

Dalla fine del 2013 i tassi sui nuovi contratti di mutuo (TAEG) si sono ridotti di quasi un punto percentuale (scendendo al 2,9 per cento nel marzo del 2015); ne hanno tratto beneficio anche le famiglie già in possesso di un mutuo, che nel 2014 hanno rinegoziato le condizioni applicate ai prestiti in un numero maggiore di casi rispetto all’anno precedente (cfr. Rapporto sulla stabilità finanziaria, 1, 2015). La riduzione dei tassi di interesse è stata più forte per i mutui a tasso fisso, diminuiti di oltre un punto, al 3,4 per cento in marzo; la riduzione del tasso variabile è stata di 0,8 punti, al 2,4 percento. Conseguentemente l’incidenza dei mutui a tasso fisso sulle erogazioni è aumentata, in modo marcato a partire dalla seconda metà del 2014, raggiungendo circa il 30 per cento lo scorso marzo. I mutui a tasso variabile sono rimasti tuttavia prevalenti tra i nuovi contratti di prestito, anche per le aspettative di stabilità del tasso Euribor, cui questi contratti sono indicizzati.

Secondo l’Indagine regionale sul credito bancario condotta dalle Filiali della Banca d’Italia, il rapporto tra prestito e valore dell’immobile (loan to value) ha smesso di diminuire; alla fine del 2014 era in media pari a circa il 59 per cento. La quota di mutui che permettono di estendere la durata o di sospendere temporaneamente i pagamenti senza costi addizionali è aumentata di circa un punto percentuale, a poco meno del 21 per cento (14,5 del valore complessivo dei mutui in essere). In linea con le evidenze provenienti dagli intermediari, i risultati del sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni mostrano una maggiore facilità a ottenere un mutuo da parte delle famiglie: la quota di agenti immobiliari che individua nella difficoltà a reperire un mutuo una delle cause prevalenti di mancata realizzazione della compravendita è diminuita in marzo al 30,9 per cento, il valore minimo dall’inizio della rilevazione nel 2008. Nello stesso mese la quota di compravendite finanziata con un mutuo è aumentata al 65,2 per cento, dal 60,9 del 2013.

Gli intermediari creditizi

Nel 2014 e nei primi mesi del 2015 l’attività degli intermediari creditizi e degli investitori istituzionali ha risentito positivamente dell’abbondante liquidità sui mercati e dei bassi tassi di interesse. Il costo molto contenuto della provvista, sia all’ingrosso sia al dettaglio, ha consentito alle banche di ridurre significativamente il rifinanziamento presso l’Eurosistema. Nel 2014 gli investitori istituzionali hanno raccolto fondi per circa 110 miliardi, l’ammontare più elevato degli ultimi quindici anni, traendo vantaggio dalla domanda di rendimenti più alti da parte dei risparmiatori. I rischi di uno scenario di prolungati bassi tassi di interesse restano contenuti sia per gli intermediari sia per gli investitori istituzionali italiani, grazie al sostanziale bilanciamento della durata finanziaria e dei rendimenti di attività e passività (cfr. Rapporto sulla stabilità finanziaria, 1, 2015). La mancata ripresa dell’economia ha continuato a penalizzare fortemente gli intermediari creditizi. Nel 2014 i prestiti sono nuovamente diminuiti e la qualità del credito è peggiorata, anche se in misura inferiore rispetto al 2013. Emergono tuttavia segnali di miglioramento; ancora deboli sulla qualità del credito, più marcati sull’andamento dei prestiti. Il progressivo allentamento delle condizioni di offerta, rilevato dalle indagini qualitative sul credito dalla seconda metà dello scorso anno, è proseguito nei primi mesi di quello in corso. Indicazioni di una graduale ripresa del credito vengono anche dalle nuove erogazioni di prestiti, in aumento per le famiglie e, dall’inizio del 2015, per le imprese. Nel 2014 gli utili netti delle banche sono rimasti negativi, ma la patrimonializzazione degli intermediari si è rafforzata grazie agli aumenti di capitale realizzati nella prima parte dell’anno. La redditività è stata negativa anche per gli altri intermediari creditizi. È proseguita la riduzione del numero delle banche e degli sportelli per conseguire guadagni di efficienza. I costi, sia amministrativi sia del lavoro, sono tuttavia lievemente cresciuti; vi hanno contribuito gli oneri sostenuti per incentivare uscite anticipate di personale.

 

Credito, Banca d’Italia: si attenua il calo dei prestiti. A marzo erogazioni di nuovi mutui in crescita del 15% ultima modifica: 2015-05-26T21:02:54+00:00 da Redazione

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