Credito bancario in Italia: prestiti in ripresa, NPL ai minimi, banche più solide

Banca d'italia l'economia italiana- n breve L’ultimo numero de L’economia italiana in breve, pubblicato da Banca d’Italia, restituisce un quadro del sistema creditizio in miglioramento su più fronti.

I prestiti al settore privato tornano a crescere dopo la fase di stagnazione 2023-2024, i tassi sui nuovi finanziamenti si stabilizzano dopo i rialzi del biennio precedente, i crediti deteriorati restano su livelli storicamente bassi e gli indicatori di capitale e liquidità del sistema bancario, aggiornati a marzo 2026, confermano un buffer patrimoniale ampio rispetto ai requisiti regolamentari. Per intermediari, reti di agenti e mediatori creditizi si tratta di indicazioni operative dirette, soprattutto in vista della programmazione dell’offerta di credito per l’ultimo trimestre dell’anno.

Il credito al settore privato torna a crescere

Dopo la contrazione registrata tra il 2023 e il 2024 – conseguenza del rapido rialzo dei tassi ufficiali della Banca centrale europea e dell’irrigidimento delle condizioni di offerta – i prestiti bancari a famiglie e imprese sono tornati su un sentiero di crescita su base annua, anche se ancora a ritmi contenuti rispetto ai livelli ante 2022. Il recupero riguarda sia il comparto delle società non finanziarie sia quello delle famiglie consumatrici, con un andamento più dinamico per queste ultime, trainate dalla domanda di mutui per l’acquisto di abitazioni.

Coerente con questa dinamica è il miglioramento degli indici sulle condizioni di accesso al credito rilevati dalle indagini Banca d’Italia, Istat e dalla Bank Lending Survey: dopo il picco di irrigidimento del 2022-2023, le imprese di tutte le classi dimensionali segnalano condizioni meno restrittive, pur non ancora tornate ai livelli distesi del 2019.

Tassi sui nuovi prestiti in fase di stabilizzazione

Sul fronte del costo del credito, i tassi di interesse sui nuovi prestiti – sia alle imprese sia alle famiglie per l’acquisto di abitazioni – dopo aver toccato punte superiori al 5% nel corso del 2023, si sono progressivamente ridotti e negli ultimi mesi si muovono tra il 3 e il 3,5%, con valori italiani ormai allineati a quelli medi dell’area dell’euro. Questo riavvicinamento riduce il differenziale di costo che per lungo tempo ha penalizzato la provvista delle famiglie e delle imprese italiane rispetto ai concorrenti europei.

Il contesto resta però condizionato dall’inflazione, che ad agosto 2026 si è attestata al 3,2% su base annua in Italia (dato preliminare), sopra la media dell’area dell’euro nei mesi precedenti e su un percorso di risalita rispetto all’inizio dell’anno. Un’inflazione più persistente del previsto potrebbe rallentare l’allentamento delle condizioni monetarie e, di conseguenza, la discesa dei tassi sui nuovi finanziamenti nei prossimi trimestri.

Crediti deteriorati ai minimi storici


Tassi NPL Banca d'Italia Il quadro sulla qualità del credito resta il dato più favorevole del bollettino. Il tasso di deterioramento dei prestiti – la quota di crediti in bonis che scivola in default nel corso dell’anno – si mantiene su livelli contenuti sia per le famiglie consumatrici sia per le imprese, ben lontano dai picchi registrati durante la crisi del debito sovrano e la successiva fase recessiva. Di riflesso, l’incidenza dei crediti deteriorati (NPL ratio) sul totale dei prestiti del sistema bancario italiano è scesa in area di pochi punti percentuali, un valore ormai prossimo a quello medio dell’area dell’euro: una convergenza che segna la fine, quantomeno nei numeri aggregati, di una delle anomalie strutturali più discusse del sistema bancario nazionale nell’ultimo decennio.

Per il comparto degli operatori NPL e del recupero crediti, questo significa flussi di nuove sofferenze più contenuti in ingresso, con una possibile ricomposizione dell’attività verso la gestione degli stock residui e delle posizioni Utp piuttosto che verso l’acquisizione di grandi portafogli di nuova formazione.

Patrimonio e liquidità: il sistema resta ben capitalizzato

I dati più recenti su capitale e liquidità, riferiti a marzo 2026, fotografano un sistema bancario italiano solido nel confronto storico. Per il totale del sistema, la media ponderata degli indicatori segnala:

  • CET1 ratio al 15,43%;
  • Total Capital Ratio al 19,47%;
  • Leverage Ratio al 6,29%;
  • Liquidity Coverage Ratio al 174,09%;
  • Net Stable Funding Ratio al 131,51%.

Si tratta di valori ampiamente superiori ai requisiti minimi regolamentari, con le banche meno significative che mostrano mediamente coefficienti di capitale più elevati rispetto ai grandi gruppi vigilati direttamente dalla Banca Centrale Europea, mentre queste ultime presentano leverage ratio leggermente più contenuti, in linea con modelli di business più orientati all’intermediazione creditizia su larga scala.

Cosa cambia per gli operatori

Il combinato di credito in ripresa, tassi in discesa e qualità dell’attivo migliorata compone uno scenario relativamente favorevole per l’attività di intermediazione, ma resta condizionato da una crescita economica ancora modesta: le previsioni convergenti di Banca d’Italia, Commissione europea, FMI e OCSE collocano l’espansione del PIL italiano nel 2026 attorno allo 0,5%, con un’inflazione media intorno al 3%. In questo contesto, il vero banco di prova per banche, agenti e mediatori sarà la capacità di trasformare la maggiore disponibilità di credito in una domanda effettiva da parte di famiglie e imprese, in un anno in cui i margini di crescita dei consumi e degli investimenti restano comunque limitati.