Credito, Bce: prestiti al settore privato in aumento

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Bce Banca Centrale EuropeaNel mese di ottobre il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti al settore privato ha registrato un lieve aumento, consolidando la sua graduale ripresa. Secondo l’ultimo bollettino economico della Banca centrale europea (Bce), il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti delle istituzioni finanziarie monetarie (Ifm) al settore privato (corretto per l’effetto di cessioni, cartolarizzazioni e per il notional cash pooling) è salito lievemente al 3,7 per cento, rispetto al 3,6 per cento di settembre.

Ciò è riconducibile soprattutto all’aumento del tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti alle società non finanziarie (Snf), salito in ottobre al 3,8 per cento, rispetto al 3,6 per cento di settembre, consolidando così la sua stabilizzazione su livelli prossimi al 4 per cento a partire dalla metà del 2018. I prestiti erogati alle imprese dei servizi, fra cui quelle che offrono servizi immobiliari, rappresentano la quota più significativa della crescita dei prestiti alle Snf. La crescita sull’anno dei prestiti alle famiglie ha proseguito la sua tendenza a un graduale rialzo, beneficiando soprattutto di condizioni di erogazione del credito favorevoli e dell’andamento del mercato immobiliare.

Il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti alle famiglie è lievemente salito al 3,5 per cento a ottobre, dal 3,4 per cento di settembre. La dinamica dei prestiti alle imprese e alle famiglie continua ad essere caratterizzata da una notevole eterogeneità fra i paesi, che riflette, fra l’altro, le differenze fra paesi nella crescita economica nel corso del tempo, la diversa disponibilità di fonti di finanziamento alternative, il livello di indebitamento delle famiglie e delle società non finanziarie e l’eterogeneità nelle dinamiche dei prezzi delle abitazioni nei vari paesi.

Le condizioni di finanziamento della provvista bancaria sono rimaste favorevoli. Nel terzo trimestre del 2019, il costo composito del finanziamento mediante ricorso al debito da parte delle banche dell’area dell’euro, diminuito dall’inizio dell’anno in linea con gli andamenti dei tassi di riferimento di mercato, è rimasto a livelli molto contenuti. Tale andamento è da attribuirsi a un considerevole calo tendenziale dei rendimenti sulle obbligazioni bancarie, nonostante una lieve ripresa dei rendimenti obbligazionari registrata a partire da settembre, che riflette un aumento dei tassi privi di rischio. Allo stesso tempo, i tassi dei depositi bancari dell’area dell’euro hanno raggiunto a ottobre un minimo in termini storici. Sebbene, riflettendo le misure di politica monetaria della Bce, gli andamenti del costo del finanziamento bancario sono stati simili fra i maggiori paesi dell’area dell’euro, il livello dei costi della provvista bancaria si è mantenuto eterogeneo.

Secondo le risposte all’indagine sul credito bancario della Bce di ottobre, le banche dell’area dell’euro prevedono che la ripresa degli acquisti netti nell’ambito del Paa faciliti un ulteriore allentamento delle condizioni di finanziamento sul mercato, contribuendo così a migliorare ulteriormente le condizioni di raccolta. Inoltre, la pressione al ribasso sui margini tra prestiti e depositi per tali banche, che influenza negativamente la redditività degli enti creditizi, è controbilanciata dall’aumento dei volumi erogati, e l’effetto complessivo sul reddito netto da interessi (prodotto tra margini e volumi di intermediazione) è stato lievemente positivo.

Nonostante i progressi compiuti sul piano del consolidamento dei bilanci, ad esempio attraverso la riduzione dei crediti deteriorati, il livello di redditività delle banche dell’area dell’euro rimane basso nel confronto storico e internazionale, e questo può porre una sfida alla loro capacità di intermediazione e di trasmissione dei segnali di politica monetaria. In tale contesto, alcune delle misure di politica monetaria non convenzionali introdotte di recente dalla Bce, come le OMRLT III e il sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve, sono rivolte a sostenere l’intermediazione bancaria.

Le condizioni di finanziamento favorevoli continuano a sostenere la crescita economica. Negli ultimi mesi, i tassi compositi sui prestiti bancari alle Snf sono rimasti sostanzialmente invariati, in linea con gli andamenti dei tassi di riferimento di mercato, mentre è proseguito il calo dei tassi sui prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni.

A ottobre 2019, il tasso composito sui prestiti bancari alle Snf si è attestato all’1,56 per cento, solo lievemente al di sopra del suo minimo storico, mentre il tasso composito sui prestiti bancari per l’acquisto di abitazioni ha raggiunto un nuovo minimo storico, toccando l’1,44 per cento. Le pressioni concorrenziali e i costi della provvista bancaria più favorevoli hanno influenzato al ribasso i tassi sui finanziamenti alle Snf e alle famiglie nell’area dell’euro. Nel complesso i tassi compositi sui prestiti bancari alle Snf e alle famiglie sono diminuiti in misura significativa a seguito dell’annuncio del pacchetto di misure di allentamento del credito da parte della Bce nel giugno del 2014.

Tra maggio 2014 e ottobre 2019 i tassi compositi sui prestiti alle Snf e alle famiglie per l’acquisto di abitazioni sono diminuiti rispettivamente di circa 140 e 150 punti base.

Il flusso annuo del finanziamento esterno totale alle Snf dell’area dell’euro è rimasto solido nel terzo trimestre del 2019. Nel complesso, grazie alle condizioni di finanziamento al momento favorevoli, i flussi di finanziamento alle Snf mediante ricorso diretto al debito hanno dato prova di una discreta tenuta a fronte dell’attuale debolezza economica. A tal proposito, nell’indagine sull’accesso al credito delle imprese (Safe) le piccole e medie imprese, che dipendono in misura cruciale dai finanziamenti bancari, segnalano un’alta propensione da parte delle banche ad accordare loro prestiti. I finanziamenti esterni a favore delle Snf sono aumentati nel terzo trimestre del 2019, beneficiando di costi contenuti e in diminuzione sugli strumenti di finanziamento. Nel terzo trimestre del 2019 l’emissione netta di titoli di debito da parte delle Snf è aumentata, portando l’emissione registrata finora nel 2019 prossima ai massimi in termini storici. L’accelerazione dell’emissione netta di titoli di debito nel terzo trimestre del 2019 si inserisce in un contesto di graduale ripresa del credito complessivo alle Snf, inclusi i prestiti delle Ifm, e di un ulteriore miglioramento delle condizioni di finanziamento delle obbligazioni societarie, più pronunciato rispetto a quello delle condizioni del credito bancario. Da una prospettiva di medio periodo, la ripresa delle emissioni di titoli di debito nel 2019 ha condotto il flusso annuale di emissioni nette registrato a settembre ai livelli raggiunti nella primavera del 2018 e ben al di sopra del livello minimo toccato a dicembre 2018.

L’emissione netta di azioni quotate a settembre è stata positiva ma per il complesso del terzo trimestre del 2019 è rimasta in territorio negativo, riflettendo una stagnazione delle attività di fusione e acquisizione e un aumento del costo del finanziamento azionario durante tale periodo. Dati di mercato recenti suggeriscono che a ottobre e novembre le emissioni nette di titoli di debito si siano mantenute elevate e restino dominate dagli emittenti di qualità più elevata (investment-grade), per quanto sarebbero aumentate anche le emissioni ad alto rendimento (high-yield).

A settembre 2019 i costi di finanziamento per le SNF si sono mantenuti prossimi al minimo storico raggiunto ad aprile 2019. A settembre il costo nominale complessivo del finanziamento esterno alle SNF, comprensivo di prestiti bancari, emissioni di debito sul mercato e finanziamenti azionari, si è attestato al 4,6 per cento. Tale livello, superiore di 9 punti base rispetto al punto minimo toccato lo scorso aprile, è ancora molto favorevole.

Si stima che a fine novembre i costi di finanziamento complessivi siano rimasti sostanzialmente invariati rispetto al valore di settembre. Tale andamento è attribuibile a un più contenuto costo del capitale di rischio, compensato da un lieve aumento del costo del debito sul mercato. La più bassa stima del costo del capitale di rischio è stata determinata soprattutto dalla riduzione dei premi per il rischio, dovuta a sua volta al miglioramento del clima di fiducia a livello mondiale. Nel contempo, il lieve incremento del costo del debito sul mercato è stato dovuto all’aumento nei tassi privi di rischio, mentre nel medesimo periodo di riferimento i differenziali di rendimento sulle obbligazioni societarie sono diminuiti.