Credito, Fondazone Cs Mare e il professor Edward Altman presentano al Parlamento Ue nuovo strumento per valutare rischio per Pmi

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Segnalazione Credito 5 Cessione del quintoUna maggiore competitività delle piccole e medie imprese sarà un obiettivo raggiungibile solamente tramite la sinergia tra le istituzioni europee e le associazioni di imprese, assicurando da un lato un equo accesso al credito e ai finanziamenti e dall’altro lavorando insieme per adeguare la cultura, la formazione e le competenze delle Pmi agli standard richiesti da cambiamenti di grande impatto come decarbonizzazione edigitalizzazione.

Esigenze e opportunità per le imprese sono state analizzate da rappresentanti europei, esperti del rischio di credito e associazioni durante “Destinazione Pmi e il Quadro Finanziario Pluriennale: quale rotta per le Pmi per accedere ai fondi e al credito?”, l’evento al Parlamento Europeo organizzato da Fondazione Cs Mare e dal Gruppo di Iniziativa Italiana (Gii) in collaborazione con il vicepresidente dell’emiciclo Fabio Massimo Castaldo.

Pur rappresentando oltre la metà del valore aggiunto totale nell’economia delle imprese non finanziarie europee, infatti, le Pmi affrontano regolarmente notevolidifficoltà nell’accesso ai finanziamenti europei e nazionali e al credito bancario, due strumenti vitali per crescere e innovare. Difficoltà in parte causate anche dall’assenza di parametri efficaci per una valutazione accurata dell’affidabilità creditizia di un’impresa, aspetto essenziale per determinare i rischi e quindi i costi del credito.

Una possibile soluzione è stata proposta dal professor Edward Altman, guru della finanza d’impresa e inventore nel 1968 dello Z-Score, indice tuttora ampiamente utilizzato per valutare lo stato di salute finanziario di una azienda. Altman ha sottolineato come le performance di una Pmi vengono misurate con strumenti non uniformi e inadatti, che non tengono conto di importanti elementi intangibili che ne sono propri come ad esempio le relazioni industriali, l’esperienza e le skills tecniche del personale, e ha presentato un nuovo modello di valutazione del rischio pensato specificatamente per le Pmi. A questo, secondo Altman, si devono necessariamente legare una maggiore consapevolezza delle stesse Pmi del proprio valore intangibile e una reale capacità di fare sistema tra loro.

I rappresentanti delle principali istituzioni dell’Ue – Fabio Massimo Castaldo (vicepresidente del Parlamento), Alessandro Carano (esperto di gabinetto del commissario ai Trasporti Violeta Bulc), Andrea Beltramello (membro di Gabinetto del commissario per la Stabilità finanziaria, i Servizi finanziari e il Mercato unico dei capitali Valdis Dombrovskis), Armando Melone (Dg Grow della Commissione Europea), Milena Messori (Eib, Banca Europea degli Investimenti), Alberto Mazzola (Gii – Gruppo di Iniziativa Italiana), l’europarlamentare Paolo De Castro e Michele Quaroni, Rappresentante Permanente Aggiunto d’Italia presso l’Unione – hanno invece illustrato le novità e i canali di finanziamento che la programmazione europea 2021-2027, nonostante le incognite della Brexit, ha in serbo per favorire le Pmi, con strumenti specifici che stimolano la combinazione di risorse pubbliche e private per rendere più appetibile gli investimenti nel settore.

Fondi disponibili, dunque, ma le piccole e medie imprese registrano ancora difficoltà nel rapporto con gli investitori a causa della scarsa conoscenza reciproca: un problema serio dato che oltre il 99% delle imprese europee sono Pmi, la cui futura competitività coincide di fatto con quella dell’Unione Europea. I rappresentanti delle varie istituzioni hanno quindi ricordato la necessità per gli operatori di essere supportati da fondazioni e associazioni di imprese, al fine di adattarsi correttamente ai nuovi scenari riducendo i gap esistenti, tangibili e intangibili, e valorizzando i propri asset.

“Per effetto delle progressive decarbonizzazione e digitalizzazione, entro i prossimi 5-10 anni le Pmi dovranno necessariamente trasformarsi, investendo in formazione e innovazione, o finiranno per essere fuori contesto, una situazione peggiore dell’essere fuori mercato. Le associazioni di imprese sono la giusta soluzione per aiutare le singole Pmi a colmare il proprio gap – ha detto Evelin Zubin, presidente di Fondazione Cs Mare, intervenuta in apertura e in chiusura di confronto, chiedendo l’impegno delle istituzioni europee affinché – questa rotta venga mantenuta in Europa come in Italia, perché le Pmi possano credere in un equo accesso al credito che tiene conto degli elementi intangibili più importanti, garantendosi un accesso ai futuri mercati”.

Durante l’evento Fondazione Cs Mare ha distribuito la sua nuova pubblicazione “Destination: SMEs access to finance”, che riepiloga le difficoltà incontrate oggi dalle PMI nell’instaurare un rapporto efficace con il mondo finanziario e presenta alcune soluzioni per affrontare efficacemente la profonde trasformazioni portate da decarbonizzazione e digitalizzazione.