Crisi, Istat: fiducia delle imprese in aumento. Ma i poveri sono ai massimi dal 1997 e quasi un pensionato su due non arriva a 1.000 euro

Istat LogoA dicembre la fiducia delle imprese italiane ha registrato un leggero rialzo, con l’indice che passa a 83,6 da 83,4. Lo ha reso noto l’Istat. Si tratta del secondo aumento mensile consecutivo, che porta il livello ai massimi da luglio 2012. Una risalita trainata dal settore delle costruzioni, con lievi miglioramenti per le aziende manifatturiere e dei servizi di mercato. Nel mese delle feste natalizie resta invece ferma la fiducia nel commercio al dettaglio.

Secondo i dati raccolti dall’Istituto di statistica, a novembre l’indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali diminuisce dello 0,1% rispetto a ottobre e dell’1,8% su base annua. Lo rileva l’Istat, registrando così il nono calo consecutivo in termini tendenziali, anche se la caduta rallenta leggermente a confronto con il mese precedente (-2,0%).

I salari sono saliti solo di 4 euro nel 2012,  fermandosi a una media di 1.304 euro. Nel 2012 la retribuzione mensile netta è di 1.304 euro per i lavoratori italiani e di 968 per gli stranieri. Rispetto al 2011, il salario è rimasto quasi stabile per gli italiani (4 euro in più) mentre risulta in calo di 18 euro per gli stranieri.

Nel 2012 la povertà assoluta colpisce il 6,8% delle famiglie e l’8% degli individui. I poveri in senso assoluto sono raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord (dal 2,5% al 6,4%).Questo il drammatico che emerge dal quarto Rapporto sulla Coesione sociale. Nel 2012 l’indicatore sintetico “Europa 2020”, che considera le persone a rischio di povertà o esclusione sociale, ha quasi raggiunto in Italia il 30%, soglia superata, tra i paesi dell’Europa a 15, solo dalla Grecia.

Si trova in condizione di povertà relativa il 12,7% delle famiglie residenti in Italia (+1,6 punti percentuali sul 2011) e il 15,8% degli individui (+2,2 punti). Si tratta dei valori più alti dal 1997, anno di inizio della serie storica.

Il numero medio di lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato nel 2013 è diminuito rispetto all’anno precedente (-1,3%) attestandosi a quota 10.352.343. Il fenomeno ha riguardato soprattutto i lavoratori più giovani (under30) che sono diminuiti del 9,4%. Nel periodo 2010-2013 il peso dei giovani rispetto al complesso dei lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato è passato dal 16,8% al 14,0%. Anche questo dato emerge dal rapporto sulla Coesione sociale presentato da Istat, Inps e ministero del Lavoro.

Il lavoro dipendente conta nel 2013 circa 11 milioni 963 mila occupati, in diminuzione rispetto agli oltre 12 milioni dell’anno precedente, anche se il 2013 è da considerarsi provvisorio in quanto riferito alla media dei soli primi sei mesi. La diminuzione riguarda tutto il Paese ed è particolarmente accentuata nelle Isole (-5,2%) e nel Sud (-4,0%), mentre il Centro (-2,7%), il Nord-Ovest (-1,7%) e il Nord-Est (-2,1%) presentano un calo minore.

In questo contesto quasi un pensionato su due (46,3%) ha un reddito da pensione inferiore a mille euro, il 38,6% ne percepisce uno fra mille e duemila euro, solo il 15,1% dei pensionati ha un reddito superiore a duemila euro. Dal 2010 al 2012 il numero di pensionati diminuisce mediamente dello 0,68%, mentre l’importo annuo medio aumenta del 5,4%.

Crisi, Istat: fiducia delle imprese in aumento. Ma i poveri sono ai massimi dal 1997 e quasi un pensionato su due non arriva a 1.000 euro ultima modifica: 2014-01-02T11:32:23+00:00 da Redazione

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