Crisi, tra il 2008 e il 2012 potere d’acquisto delle famiglie giù di quasi il 10%. Persone a rischio povertà vicine al 30%

CrisiTra il 2008 e il 2012 il potere d’acquisto delle famiglie italiane ha subito una contrazione del 9,4%. Tra il 2011 e l’anno scorso il calo è stato del 4,9%. Nei quattro anni considerati il reddito disponibile delle famiglie ha perso in media l’1,8% (cifra che sale al 2% tra il 2011 e il 2012). Sempre nel 2012 la spesa per gli ammortizzatori sociali è aumentata del 19% su base annua, superando quota 22,7 miliardi. Sono alcuni dei principali dati emersi dal bilancio sociale dell’Inps presentato oggi.

I numeri resi noti dall’Istituto nazionale di previdenza sociale mostrano, tra le altre cose, che attualmente quasi la metà dei pensionati Inps (per l’esattezza il 45,2%) percepisce un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro al mese.

Dei quasi 7,2 milioni di pensionati che non arrivano a 1.000 euro 2,26 milioni (il 14,3% del totale) non raggiunge i 500, mentre sono solo 650.000 i pensionati che possono contare su più di 3.000 euro al mese.

La riforma delle pensioni dell’ex ministro Fornero, spiega il dossier dell’Inps, ha “radicalmente modificato” il sistema, frenando i “nuovi pensionamenti”.

In questo quadro nel 2012 si sono registrati 629.774 nuovi trattamenti previdenziali, considerando anche le nuove pensioni ex Inpdap ed ex Enpals, con un calo complessivo del 7,4% rispetto al 2011. Il numero delle nuove prestazioni assistenziali (516.566) è invece cresciuto del 21,8% rispetto all’anno precedente (più 23,4% i trasferimenti agli invalidi civili).

Le pensioni liquidate l’anno scorso sono state complessivamente 1.146.340 (Il 55% pensioni previdenziali e il 45% prestazioni di natura assistenziale), con un incremento del 3,8% rispetto ai dodici mesi precedenti.

Nel corso dell’anno passato i lavoratori pubblici sono diminuiti di 130.000 unità, a causa del blocco del turnover e dei numerosi pensionamenti, passando da 3,23 milioni a 3,1 milioni (meno 4%). Parallelamente le entrate contributive ex Inpdap sono calate di 4,78 miliardi (meno 8,2%).

I lavoratori domestici iscritti all’Inps ammontavano nel 2012 a 686.880, con una riduzione di 12.077 unità rispetto al 2011 (meno 1,7%). La contrazione è stata più marcata per gli uomini (meno 6,7%) che per le donne (meno 1,1%). A livello geografico i lavoratori domestici sono concentrati per oltre il 51% nel Nord, per quasi il 30% al Centro e per la restante parte al Sud.

Il saldo tra entrate e uscite dell’Inps è stato negativo, con un disavanzo complessivo di 9,8 miliardi, Il disavanzo del 2012 è stato determinato, spiega il rapporto, da un aumento delle uscite complessive di oltre 17 miliardi, dovuto anche all’integrazione dell’ex Inpdap, di cui circa 7 miliardi per prestazioni istituzionali. Le entrate sono cresciute di 6,7 miliardi, incremento quasi interamente determinato dall’aumento del trasferimento dello Stato, più 9,7 miliardi e dalla riduzione delle entrate da contributi, meno 2,4 miliardi.

Le cifre fornite dall’Inps non possono non destare preoccupazione, soprattutto se poste in relazione con quelle pubblicate sempre oggi dall’Eurostat, secondo cui tra il 2008 e il 2012, mentre il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito drasticamente, la percentuale di individui “a rischio povertà o esclusione sociale” è arrivata al 29,9% dal 25,3 del 2008 e dal 28,2 del 2011, per un totale di 18,2 milioni di persone.

Stando a quanto rilevato dall’Istituto europeo di statistica, nell’Eurozona solo la Grecia starebbe peggio dell’Italia, con un 34,6%, mentre altri Paesi in difficoltà, come Spagna, Cipro e Portogallo se la caverebbero comunque meglio con, rispettivamente, 28,2, 27,1 e 25,3.

A incupire ulteriormente la fotografia della situazione socio-economica delle Penisola ci pensa anche l’Indicatore dei consumi di Confcommercio (Icc), che a ottobre è diminuito del 2,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Per Confcommercio “i modesti segnali di attenuazione della fase recessiva e di un possibile riavvio dell’attività economica nella parte finale del 2013 non si sono ancora trasferiti alle famiglie” e le incertezze sul versante fiscale rischiano di prolungare la crisi del consumo fino alla metà del 2014.

Crisi, tra il 2008 e il 2012 potere d’acquisto delle famiglie giù di quasi il 10%. Persone a rischio povertà vicine al 30% ultima modifica: 2013-12-05T18:52:34+00:00 da Paolo Tosatti

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