Draghi: le banche siano vicine alle imprese. Fiducioso sui risultati degli stress test

La parola d’ordine è ripresa economica. E non ci può essere crescita senza riforme politiche e senza un aiuto delle banche al sistema produttivo. Questo il messaggio lanciato da Mario Draghi in occasione del 50° anniversario dell’Abi lo scorso 15 luglio. Nel suo intervento il governatore della Banca d’Italia si è concentrato inoltre sue due importanti cambiamenti che si profilano all’orizzonte: le nuove regole di Basilea 2 e l’arrivo degli stress test.


Il sentiero della politica economica è oggi stretto e arduo – ha affermato il governatore della Banca d’Italia -. Non ci sono alternative al risanamento dei conti pubblici, al rientro dall’espansione monetaria, alla ricapitalizzazione del sistema bancario, al ritorno alla cultura della stabilità, che è la caratteristica fondante dell’area dell’euro”. Ma non c’è alternativa neanche alla ripresa economica. E questa è impossibile senza riforme, senza cambiamenti tecnologici delle imprese e senza sostegno delle banche.

Il ruolo degli istituti di credito

Il compito degli istituti di credito è quello di aiutare le imprese. “Le banche hanno un posto speciale nel sostegno alla crescita. Se forti, saranno, sono il suo pilastro – ha precisato Draghi -. Ma vogliamo anche banche che tornino a essere vicine al sistema produttivo come prima della crisi; non c’è che un modo: saper discernere l’impresa meritevole anche quando i dati non sono a suo favore”.

Per gli istituti di credito si prospetta un’agenda ambiziosa che richiede “analisi, conoscenze, disponibilità all’innovazione e al cambiamento fuori dell’ordinario”, ma che se “attuata con determinazione ed equità avrà il sostegno dei mercati, dei cittadini”.

Basilea 2

Il governatore ha ricordato come il G20, di fronte alle preoccupazioni che le riforme possano frenare la ripresa economica, abbia scelto di non attenuarne la portata; “piuttosto, di valutarne con cura i tempi di attuazione”. Valutando di volta in volta le condizioni di partenza delle istituzioni finanziarie nei diversi paesi. Varieranno gli strumenti specifici da adottare, data la varietà dei sistemi finanziari, ma “opportuni criteri comuni di valutazione delle diverse misure garantiranno la loro efficacia e il level playing field a livello internazionale”.

L’Italia comunque non ha nulla da temere dall’applicazione delle nuove regole. “Poiché il sistema bancario italiano resta ancorato al core business dell’intermediazione creditizia tradizionale, l’inasprimento dei requisiti di capitale a fronte dell’attività di trading e l’introduzione di limiti alla leva finanziaria avranno, a paragone di altri paesi, un impatto inferiore” ha affermato.

Draghi ha aggiunto che potrebbero essere più rilevanti gli effetti delle varie proposte di deduzione dal capitale delle attività per imposte anticipate. “Il loro valore è elevato in Italia a causa di inusuali vincoli alla deducibilità fiscale delle perdite su crediti – ha precisato -. Il legislatore, se lo riterrà opportuno al fine di evitare una ulteriore penalizzazione degli intermediari italiani, potrebbe valutare l’eliminazione dei limiti alla deducibilità delle perdite su crediti, con un’imposta equivalente in termini di gettito che abbia effetti meno discorsivi”.

Gli stress test

Nella primavera dello scorso anno, le prove di stress condotte sulle maggiori banche statunitensi

evidenziarono l’entità dei rischi delle singole banche, in particolare di quelli legati alla presenza negli attivi di titoli “tossici”. Oggi l’Europa si prepara ad effettuare un controllo simile, in condizioni di mercato meno estreme. “I test europei esaminano più fattori di rischio di quelli presi in considerazione nel caso americano – ha spiegato Draghi -. Assumono, oltre a condizioni macroeconomiche avverse, anche un aumento del rischio sovrano percepito dal mercato”.

Per la precisione, lo stress ipotizza una crescita del Pil inferiore di tre punti percentuali a quella attualmente stimata dalla Commissione europea per il biennio 2010-11; un aumento dei tassi di interesse a medio e a lungo termine maggiore di quello osservato nei primi giorni di maggio di quest’anno, durante la crisi greca. Inoltre, rispetto all’esercizio americano, che coinvolse 19 banche e tre autorità di supervisione, quello europeo è molto più complesso: riguarda 91 banche in 20 paesi.

Anche in questo caso, Draghi si è detto fiducioso sullo stato di salute degli istituti italiani e sul fatto che i risultati “mostreranno come le risorse patrimoniali delle singole aziende siano adeguate”.

I risultati dei test saranno pubblicati il prossimo 23 luglio. “Per quella data i governi europei dovranno essere pronti a intervenire con le opportune misure, qualora i risultati indichino debolezze patrimoniali e non siano disponibili soluzioni di mercato” ha auspicato il governatore.

Draghi: le banche siano vicine alle imprese. Fiducioso sui risultati degli stress test ultima modifica: 2010-07-19T07:01:10+00:00 da Flavio Meloni

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