Economia Emilia Romagna, Abi: mancata crescita e calo degli investimenti

ABI

Abi – Associazione Bancaria Italiana

Non si arresta la fase di indebolimento delle attività produttive in Emilia Romagna. Secondo l’Abi “l’andamento del prodotto ha risentito della marcata flessione della domanda interna, sia nella componente dei consumi sia in quella degli investimenti. Le esportazioni, pur in forte rallentamento, in connessione con la decelerazione del commercio mondiale, sono state l’unico sostegno alla domanda, attenuandone la caduta (+3,1% la variazione annua nel 2012; +1,4% nel primo semestre del 2013). La decelerazione si è accompagnata a un calo dei flussi di ingresso nel mercato del lavoro, specie nell’industria”.

“Nel commercio – continua l’associazione – si è avuto un calo significativo, particolarmente accentuato per i beni durevoli; anche l’attività turistica è diminuita, per effetto della contrazione della componente domestica. L’incertezza sulle prospettive di ripresa e i bassi livelli di utilizzo della capacità produttiva hanno determinato una nuova diminuzione degli investimenti.

Concentrando pertanto l’attenzione sull’evoluzione del credito, emerge che a luglio 2013 i finanziamenti bancari destinati principalmente alle famiglie e alle imprese della regione hanno superato i 174,6 miliardi di euro: complessivamente, la recessione frena l’opportunità di investimenti e quindi di erogazione di risorse con una contrazione annua intorno al -3,8% rispetto al 2012 (trend comunque in linea rispetto alla media complessiva dell’Italia Nord-Orientale a -3,5%). In particolare, alle imprese sono andati oltre 102,6 miliardi e alle famiglie 42,8 miliardi.

I dati delineano un quadro nitido in vista dell’incontro di sabato 19 ottobre a Modena, settima tappa – dopo Messina – del Road Show Italia. L’iniziativa è stata avviata dall’Abi per raggiungere i territori, attraverso un modello di partecipazione diretta, e “spiegare” da vicino cosa fanno ogni giorno le Banche per il Paese.

Pur in un contesto di difficoltà dell’economia reale, le banche sono vicine alle imprese, convinte delle loro capacità di tenuta e delle potenzialità di crescita. In questo scenario, importante è un adeguato rapporto “banca – impresa”. Le imprese bancarie italiane, negli ultimi anni, hanno modificato il proprio modello organizzativo e di offerta nei confronti del mondo imprenditoriale, adeguandolo alle mutevoli esigenze delle imprese, specie di piccole e medie dimensioni. Allo stesso tempo le banche hanno sostenuto le famiglie, supportandole sia con la messa a disposizione di risorse finanziarie sia nei loro piani di investimento e nella gestione del risparmio”.

Banche in Emilia Romagna

La struttura del settore bancario regionale, secondo i dati più recenti, vede attive sul territorio 121 banche per un totale di 3.362 sportelli.

Gli Atm (sportelli bancomat) sparsi sul territorio sono 4.350 unità; i Pos (apparecchiature necessarie per pagare con il Bancomat direttamente nei negozi) 125.202.

Nella regione i lavoratori bancari sono il 10,4% del totale nazionale di settore che ha toccato le 320.000 unità. 

Finanziamenti a famiglie e imprese

I finanziamenti delle banche alle imprese locali (comprese le famiglie produttrici) hanno superato i 102,6 miliardi di euro a luglio 2013, (-4,4% rispetto a luglio 2012; -4,3% l’Italia Nord-Orientale); alle famiglie consumatrici sono andati 42,8 miliardi (-0,4% la variazione annua, -0,5% l’Italia Nord-Orientale).

A fronte di ciò, il settore bancario sconta ancora la difficile congiuntura economica sul territorio con il risultato che a luglio 2013 il rapportosofferenze/impieghi ha raggiunto il 7,5%, con sofferenze per oltre 13,1 miliardi di euro.

In questa fase di crisi, il consolidamento del rapporto tra banche e imprese ha prodotto risultati importanti: l’Avviso comune per la sospensione dei mutui ha rappresentato la prova più tangibile di quanto le banche siano vicine alle imprese. Con le “Nuove misure per il credito alle Pmi”, avviate a febbraio 2012, le banche hanno sospeso 106.000 finanziamenti a livello nazionale (che si aggiungono ai 260.000 dell’Avviso comune scaduto il 31 luglio 2011), pari a 32,3 miliardi di debito residuo (in aggiunta ai 70 miliardi dell’Avviso comune) con una liquidità liberata di 4,3 miliardi (oltre ai 15 miliardi di euro con l’Avviso comune). All’Emilia Romagna è riconducibile il 10,7% del totale delle operazioni sospese e il 13,1% dell’ammontare complessivo delle quote capitali sospese.

Sempre nell’ambito dell’Accordo “Nuove misure per il credito alle Pmi”, da gennaio 2013 è pienamente operativa l’iniziativa “Progetti investimenti Italia” avviata da Abi e tutte le associazioni rappresentative del mondo imprenditoriale (alla presenza del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero dello Sviluppo Economico) al fine, tra l’altro, di favorire la crescita degli investimenti delle imprese. A fine luglio sono state presentate 5.782 domande per un importo globale pari a 2,1 miliardi di euro. L’82,3% delle domande presentate riguarda investimenti in beni materiali. Sono state accolte 4.339 domande di finanziamento (75% del totale delle richieste pervenute) per un controvalore 1,5 miliardi di euro. In Emilia Romagna sono stati erogati 368 finanziamenti per 115,2 milioni di euro pari al 10,4% del totale nazionale.

Con la moratoria dei mutui alle famiglie, dal periodo di avvio della sospensione del rimborso delle rate di mutuo sino a marzo 2013, le banche hanno sospeso circa 98.781 mutui, pari a 10,9 miliardi di debito residuo con una liquidità liberata di 690 milioni di euro. In Emilia Romagna i contratti di mutuo che hanno usufruito di questa opportunità sono stati 11.787. Ciò significa una liquidità in più per le famiglie sul territorio colpite dalla crisi pari a 78,6 milioni di euro, circa il 10,5% dell’ammontare complessivo sospeso.

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Economia Emilia Romagna, Abi: mancata crescita e calo degli investimenti ultima modifica: 2013-10-18T16:41:16+00:00 da Redazione

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