Economia Emilia Romagna, Banca d’Italia: si attenua nel primo semestre la flessione dei prestiti bancari

Banca Italia LogoNel primo semestre del 2015 si è progressivamente attenuata in Emilia Romagna la flessione dei prestiti bancari. Secondo l’analisi periodica dedicata dalla Banca d’Italia all’economia della regione, a giugno la diminuzione del credito al settore privato non finanziario è stata dell’1,5 per cento su base annua (-2,3 alla fine del 2014).

Tale dinamica ha beneficiato del graduale recupero della domanda; anche le condizioni di offerta praticate sono migliorate, pur continuando a risentire dell’elevata rischiosità del credito. Secondo dati preliminari nei mesi estivi il calo dei prestiti bancari si è ulteriormente attenuato. I prestiti alle imprese sono diminuiti del 2,2 per cento, un calo più contenuto rispetto a quello di fine 2014; per le piccole imprese la diminuzione è stata leggermente più accentuata (-2,5 per cento). I prestiti alle famiglie consumatrici sono moderatamente aumentati dopo oltre due anni di flessione.

Il credito alle imprese
In giugno i prestiti alle imprese, compresi quelli erogati dalle società finanziarie, sono diminuiti del 2,2 per cento (-3,1 alla fine del 2014). Tale andamento riflette dinamiche divergenti fra i principali comparti di attività economica: la contrazione dei finanziamenti alle imprese del manifatturiero si è annullata, beneficiando della ripresa dei livelli di attività; nei servizi e nelle costruzioni la flessione è proseguita a tassi simili a quelli di fine 2014 (-2,7 e -5,2 per cento, rispettivamente). Al netto delle sofferenze, tra le diverse forme tecniche la flessione si è significativamente attenuata per i finanziamenti a scadenza, la cui dinamica è stata favorita dall’andamento positivo delle nuove erogazioni finalizzate agli investimenti. Secondo l’indagine della Banca d’Italia presso i principali intermediari che operano in regione (Regional Bank Lending Survey, RBLS), la ripresa della domanda di credito delle imprese, in atto dal primo semestre dello scorso anno, si è intensificata nella prima metà del 2015. Il recupero ha interessato le imprese manifatturiere e, in misura minore, quelle dei servizi, mentre la domanda del comparto edile è rimasta debole. Le nuove richieste sono state sostenute anche dal graduale aumento della domanda di finanziamenti per investimenti produttivi; la dinamica delle nuove richieste per la ristrutturazione del debito ha invece rallentato. Nelle previsioni degli intermediari l’aumento della domanda di credito dovrebbe proseguire anche nella seconda metà del 2015. Dal lato dell’offerta, le condizioni di accesso al credito sono moderatamente migliorate nel primo semestre dell’anno in corso, anche sotto l’impulso della politica monetaria espansiva della Bce; l’orientamento rimane tuttavia prudente, soprattutto nei confronti delle imprese delle costruzioni. L’allentamento si è tradotto in un aumento delle quantità offerte e in una riduzione dei tassi applicati, che ha in parte coinvolto anche le posizioni più rischiose. Per il secondo semestre del 2015 le banche prevedono condizioni di credito in ulteriore miglioramento. I risultati del sondaggio condotto dalla Banca d’Italia su un campione di imprese dell’industria e dei servizi confermano condizioni di accesso al credito leggermente più distese. Nei giudizi delle imprese, al contenimento dei tassi praticati si sarebbero tuttavia contrapposti criteri di accesso al credito ancora restrittivi sul fronte delle garanzie richieste e dei costi accessori dei finanziamenti. Nel secondo trimestre del 2015 il tasso di interesse medio a breve termine praticato alle imprese è stato pari al 5,1 per cento, in calo rispetto alla fine dello scorso anno (5,5); la riduzione è stata più marcata per le imprese più grandi e per quelle manifatturiere. Come in passato, i tassi praticati continuano a essere più elevati per le piccole imprese e per quelle delle costruzioni (7,3 e 6,4 per cento, rispettivamente). Nello stesso periodo, il tasso medio sui nuovi prestiti a medio e lungo termine è stato pari al 2,6 per cento, circa quattro decimi di punto in meno rispetto alla fine del 2014.

Il credito alle famiglie
In giugno i prestiti alle famiglie consumatrici, compresi quelli erogati dalle società finanziarie, sono diminuiti dello 0,3 per cento su base annua (-0,6 a fine 2014). Il credito al consumo è aumentato dell’1,4 per cento. Sull’andamento ha inciso favorevolmente l’aumento delle vendite di beni durevoli. La flessione degli stock di prestiti per l’acquisto di abitazioni, la componente più rilevante del debito delle famiglie, si è attenuata: il calo a giugno è stato dello 0,9 per cento (-1,5 a fine 2014). Nella prima metà del 2015 sono stati erogati nuovi mutui per circa 1,4 miliardi di euro, in decisa crescita rispetto ai valori registrati negli ultimi semestri; l’incremento è solo in parte attribuibile ai contratti di surroga che hanno rappresentato circa un quinto dei nuovi mutui. La ripresa delle erogazioni è stata sostenuta dalla crescita della domanda per acquisto di abitazioni e dalle migliori condizioni di costo, specie per i contratti a tasso fisso. Le informazioni tratte dalla RBLS confermano tali tendenze, evidenziando un aumento delle richieste sia di mutui residenziali sia, in misura meno marcata, di credito al consumo. Secondo le previsioni degli intermediari, l’espansione dovrebbe protrarsi anche nella seconda metà dell’anno. Dal lato dell’offerta è proseguita la tendenza all’allentamento dei criteri di accesso al credito che si è manifestata attraverso il miglioramento degli spread applicati, soprattutto per i mutui meno rischiosi. Nelle intenzioni delle banche le condizioni praticate alle famiglie dovrebbero rimanere distese anche per la seconda metà dell’anno.

La qualità del credito
Il quadro congiunturale più favorevole non si è ancora pienamente riflesso sulla qualità del credito che stenta a migliorare. Il rapporto fra le nuove sofferenze e i prestiti è stato pari al 3,1 per cento nella media dei quattro trimestri terminanti in giugno, sostanzialmente in linea con il dato di fine 2014, ma circa il triplo rispetto ai livelli precedenti la crisi (fig. 6). Il tasso di ingresso in sofferenza si è lievemente ridotto per le imprese (dal 4,1 al 4,0 per cento). Il calo riflette la modesta riduzione dell’indicatore per le costruzioni, che resta tuttavia su livelli storicamente molto alti (10,6 per cento), a fronte di una sostanziale invarianza negli altri settori. Per le famiglie consumatrici l’indicatore è rimasto stabile e su livelli più contenuti (1,6 per cento). L’indice di deterioramento netto riferito alle imprese, misurato dal saldo tra la quota di prestiti la cui qualità è peggiorata e quella dei prestiti in miglioramento, è stato pari al 5,9 per cento, in diminuzione rispetto a fine 2014 (6,8). Il leggero miglioramento è quasi interamente attribuibile alla diminuzione della quota dei prestiti in bonis che, negli ultimi dodici mesi, hanno manifestato anomalie nel rimborso. Gli elevati tassi d’ingresso in sofferenza hanno continuato ad alimentare l’aumento delle consistenze di crediti deteriorati per tutte le categorie di prenditori. L’incidenza di tali aggregati, che includono le sofferenze e le altre partite anomale, sul totale dei prestiti si è attestata a giugno al 25,0 per cento (23,5 alla fine del 2014). Il rapporto ha superato il 30 per cento per le imprese e il 57 per quelle edili, a fronte di valori più contenuti per le famiglie (poco meno del 14 per cento).

Consulta l’analisi della Banca d’Italia

 

Economia Emilia Romagna, Banca d’Italia: si attenua nel primo semestre la flessione dei prestiti bancari ultima modifica: 2015-11-06T18:42:35+00:00 da Redazione

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