Elezioni cda Enasarco 2020, botta e risposta al vetriolo tra Fare Presto, Artènasarco e la Fondazione

Enasarco LogoBotta e risposta al vetriolo tra l’Enasarco e le coalizioni Fare Presto e Artènasarco, a cui oggi fanno riferimento le associazioni Confesercenti e Confartigianato, Anasf, Assopam, Fiarc e Federagenti.

A pochi giorni dall’esito delle elezioni per il rinnovo del cda della Fondazione, Fare Presto, che aveva presentato due liste, una per gli agenti di commercio, i consulenti e gli intermediari finanziari e una per le aziende mandanti e le agenzie di rappresentanza, e Artènasarco lo scorso 29 dicembre hanno diramato un comunicato stampa, denunciando il fatto che “con una decisione sorprendente ieri pomeriggio la commissione elettorale Enasarco ha deciso di rendere invalido uno dei voti espressi lo scorso 23 dicembre da uno dei delegati eletti in quota Fare Presto e Arténasarco col risultato di dare la maggioranza al gruppo che è espressione della governance uscente a scapito di chi aveva ottenuto la maggioranza nelle votazioni dello scorso ottobre, a cui avevano preso parte oltre 30.000 agenti e consulenti e più di 2.500 aziende mandanti”.

Le due coalizioni sostengono di aver ottenuto la maggioranza dei voti totali espressi dagli iscritti e di essere “espressione della maggioranza sia lato mandanti (dove Confesercenti e Confartigianato hanno ottenuto il 51% dei voti complessivi espressi nelle elezioni del 24 settembre – 7 ottobre) che lato agenti, dove la nostra coalizione è risultata la più votata in Assemblea”.

Fare Presto e Artènasarco sostengono che, preso atto della situazione di stallo che si era generata, avrebebro cercato, con responsabilità, un confronto con le altre componenti presenti in Enasarco. Ma dopo quanto accaduto, hanno deciso di voler “ricorrere in ogni sede avverso la decisione della commissione elettorale e per chiederne conto a chi ha voluto assumersene la responsabilità” e hanno manifestato l’intenzione di agire in tutte le sedi: giudiziarie e istituzionali. “Andremo in strada e manifesteremo, se necessario, ma non lasceremo che la democrazia e la volontà degli elettori, che si sono chiaramente espressi per il cambiamento in seno a Enasarco, venga calpestata”, hanno dichiarato ieri.

La Fondazione Enasarco ha replicato oggi al comunicato stampa, in merito allo svolgimento e all’esito delle elezioni.

Ha precisato che “le modalità di rinnovo degli organi di governo della Fondazione prevedono due distinte fasi. Nella prima, che si è svolta dal 24 settembre al 7 ottobre, è stata votata da tutti gli iscritti la nuova assemblea dei delegati, all’interno della quale si sono formati i seguenti raggruppamenti, secondo quanto comunicato dalle stesse organizzazioni di riferimento: 

  1. Anasf, Federagenti, Confesercenti-Fiarc, Confartigianato-Assopam. 
  2. Confcommercio-Fnaarc, Confindustria, Confcooperative, Confapi, Cgil, CISL, Uil e Usarci.

Successivamente, i due raggruppamenti hanno espresso il proprio voto, lo scorso 23 dicembre, sulla base delle liste presentate dalle singole componenti per il rinnovo del consiglio di amministrazione”.

E ha quindi indicato i risultati delle elezioni.

Per la componente agenti: 

Alleanza per Enasarco 16 voti 

Enasarco del futuro 5 voti 

Fare Presto Agenti 19 voti 

Ha inoltre precisato che “le liste “Alleanza per Enasarco” e “Enasarco del futuro” sono riconducibili al secondo raggruppamento, mentre la lista “Fare Presto Agenti” è riconducibile al primo”. 

Per la componente imprese: 

Fare Presto Confesercenti 6 Voti 

Progetto Enasarco 7 Voti 

Uniti per Enasarco 3 Voti 

Artènasarco 3 voti 

Le liste “Fare presto Confesercenti” e “Artènasarco” sono riconducibili al primo raggruppamento, mentre le liste “Progetto Enasarco” e “Uniti per Enasarco” sono riconducibili al secondo”, ha aggiunto. 

Infine la Fondazione Enasarco ha precisato che “uno dei voti espressi dai delegati è stato ritenuto non valido dalla commissione elettorale, in quanto reso successivamente alla chiusura della votazione dichiarata dal presidente, dopo un lasso di tempo significativo e ripetute chiamate telefoniche rivolte a sollecitare il voto di un delegato. Quest’ultimo, quindi, si è espresso non solo tardivamente ma anche fuori dalla videoconferenza, modalità prevista nella lettera di convocazione dell’assemblea dei delegati”.