Fabio Rufini, dirigente vigilanza Enasarco: “La sentenza del Consiglio di Stato sugli obblighi contributivi dei collaboratori dei mediatori creditizi ha confermato principi che sostenevamo da tempo”

37

Rufini EnasarcoCon sentenza n.2570 del 14 giugno scorso il Consiglio di Stato ha confermato quanto statuito dal Tar del Lazio con la sentenza n.2698 del 17 febbraio 2015: “l’attività dei collaboratori dei mediatori creditizi è un’attività di promozione degli affari inquadrabile nello schema del contratto di agenzia”. Un’attività soggetta dunque all’obbligo di contribuzione Enasarco, con  buona pace di tutti coloro che da anni si battono contro quella che ritengono una vessazione causata dal doppio versamento contributivo nei confronti dell’Inps e della Fondazione. Con l’aiuto di Fabio Rufini, dirigente del servizio vigilanza e coordinamento uffici periferici dell’Enasarco, ripercorriamo le tappe che hanno portato alla pronuncia dell’organo di ultimo grado della giustizia amministrativa.

Quella del Consiglio di Stato era una sentenza già scritta?
Diciamo che non ha sorpreso la Fondazione. Il decreto legislativo 141 del 2010 e i successivi decreti legislativi 218 e 169, rispettivamente del 2010 e del 2012, avevano già sgomberato il campo da ogni dubbio circa l’obbligo di contribuzione Enasarco, oltre che per gli agenti in attività finanziaria, anche per i collaboratori degli agenti in attività finanziaria e per i mediatori creditizi. Come ormai noto, l’articolo 17, comma 4-octies del 141/2010 prevede che, ai fini della disciplina di settore, per collaboratori di agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi si intendono coloro che operano in forza di un incarico conferito ai sensi dell’articolo 1742 del Codice Civile. È evidente quindi, che, in ragione di tale disposizione, tutti i collaboratori di agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi, laddove non operino in forza di un contratto di lavoro subordinato, sono agenti. Tale previsione normativa ha determinato l’effetto di far rientrare nella platea degli iscritti Enasarco non solo gli agenti in attività finanziaria, vale a dire coloro che promuovono e concludono contratti relativi alla concessione di finanziamenti o alla prestazione di servizi di pagamento su mandato diretto di intermediari finanziari, istituti di moneta elettronica, banche o Poste Italiane, ma anche tutti i collaboratori degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi.

Però su questo punto un sindacato aveva presentato un interpello al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali…
Sì, e il ministero ha confermato la sussistenza dell’obbligo di contribuzione Enasarco per i collaboratori dei mediatori creditizi ai sensi dell’articolo 17 che ho poc’anzi citato.

A quel punto è stato presentato un ricorso al Tar del Lazio…
Ma il tribunale amministrativo ha respinto tale ricorso con la sentenza n. 2698 del febbraio 2015, che ha confermato quanto espressamente previsto per legge: i collaboratori dei mediatori creditizi sono agenti e, in conseguenza, sono obbligatoriamente iscritti all’Enasarco. Peraltro il Tar ha evidenziato che “la finalità del legislatore è quella di perseguire la tutela dei consumatori che entrano in contatto con gli intermediari finanziari per il tramite di queste figure […]; pertanto la legge ha previsto che i collaboratori dei mediatori creditizi che entrano in contatto con il pubblico siano legati ai medesimi da un rapporto dotato di determinate caratteristiche di stabilità e di non occasionalità, e quindi da un rapporto di lavoro dipendente (art. 2094 c.c.) o da un rapporto di agenzia (art. 1742 c.c.)”.

Da ultimo è arrivato l’appello al Consiglio di Stato…
I giudici di Palazzo Spada hanno confermato la sentenza di primo grado chiarendo che l’attività di mediazione creditizia è imputabile unicamente alle società di mediazione iscritte nell’elenco, mentre l’attività materiale dei collaboratori dei mediatori creditizi è un’attività di promozione degli affari del mediatore creditizio inquadrabile nello schema del contratto di agenzia. Nel respingere le richiesta dell’appellante il Consiglio di Stato ha ribadito che “il regime previdenziale degli agenti di commercio, composto obbligatoriamente da un regime base (gestione separata Inps) e da un regime integrativo (gestito dall’Enasarco), trova la sua giustificazione nella particolare condizione degli agenti, i quali si trovano in una situazione di debolezza socio-economica diversa rispetto a quella dei lavoratori autonomi tout court e, pertanto, necessitano di una forma di protezione sociale diversa e aggiuntiva rispetto a quella ritenuta sufficiente per questi ultimi. In questa finalità di protezione sociale trova fondamento e giustificazione il regime integrativo Enasarco”. Questa pronuncia non ci ha colti di sorpresa ma ha piuttosto confermato principi ormai da tempo sostenuti dagli ispettori della Fondazione.