Factoring, Assifact: nel 2019 crescita del 6,4%. Ma per contrastare l’effetto Covid-19 serve “un contesto normativo che faciliti la cessione dei crediti”

FactoringNel corso del 2019 il settore del factoring ha continuato a crescere, segnando un +5,4% a livello mondiale (per un totale di 2.917 miliardi di euro), un +8% a livello europeo (per un totale di 1.976 miliardi) e un +6,4% in Italia (per un totale di 263 miliardi). Sono questi alcuni dei dati principali mostrati da Fausto Galmarini e Alessandro Carretta, rispettivamente presidente e segretario generale dell’Assifact, nel corso della relazione letta durante l’assemblea annuale dell’Associazione italiana per il factoring che si è svolta oggi.

In un contesto caratterizzato da un netto deterioramento dello scenario economico dovuto all’emergenza sanitaria scatenata dal Covid-19, il mercato italiano del factoring resta ai vertici della classifica europea e mondiale. “L’Italia ha una quota significativa del mercato mondiale  e di quello europeo, rispettivamente del 9,03% e del 13,33% – ha sottolineato il presidente Galmarini -. L’incidenza del factoring sul Pil, pari al 14%, conferma l’importante supporto fornito  all’economia reale”.

L’avvio positivo del 2020 si è comunque interrotto a fine marzo a seguito delle misure emergenziali, che hanno causato marcati rallentamenti nel turn over. Se a gennaio il settore del factoring ha fatto segnare una crescita dell’1,68% e a febbraio dell’1,18%, a marzo si è avuto un calo dello 0,45%, divenuto del 5,53% ad aprile. “Le stime per il primo semestre dell’anno parlano di un calo complessivo intorno al 12%, che potrebbe però essere compensato nella seconda parte dell’anno – ha spiegato Carretta -. Molto dipenderà ovviamente da quale misure saranno adottate a livello di Paese”.

A ricorrere al factoring nel corso dell’anno passato sono state  quasi 35.000 imprese cedenti attive. Il 60% di queste sono pmi e il 29% sono attive nel settore manifatturiero.

Il 56,7% dei crediti in portafoglio al 31 dicembre 2019 è vantato verso imprese private. Il settore pubblico rappresenta uno dei principali debitori ceduti: quasi 9,5 miliardi di crediti in essere al 31 dicembre 2019; 16% del monte crediti totale; 35% rappresentato da enti del settore sanitario; 33% del totale scaduto (i 2/3 della percentuale risultano scaduti da oltre un anno).

“La qualità del credito rimane un fattore distintivo dell’attività di factoring e si mantiene alta – ha aggiunto Carretta -. Le esposizioni deteriorate lorde al 31 dicembre 2019 si riducono al 4%rispetto al totale delle esposizioni lorde, dato nettamente inferiore rispetto a quello del settore bancario, pari al 6,7%. L’incidenza delle sofferenze, pari all’1,83%sul totale delle esposizioni per factoring, si colloca sui livelli minimi degli ultimi anni, in ulteriore calo rispetto all’anno precedente e, anche nel 2019 su livelli ben più contenuti nel confronto con l’attività bancaria nel suo complesso che registra sofferenze  pari al 3,5% dei crediti”.

L’assetto finanziario delle imprese evidenzia ulteriore spazio di intervento per il factoring, “strumento ideale per la gestione del capitale circolante e fondamentale per sostenere le imprese in occasione di mutamenti di rilievo dello scenario economico, come quello causato dal Covid – ha specificato Galmarini -. Ma un contesto normativo che faciliti la cessione dei crediti, e che almeno la consenta dove ancora non è possibile potrebbe consentire all’industria del factoring, che è sempre stata a fianco delle imprese anche nelle situazioni di crisi, di dare un contributo ancora maggiore al rilancio dell’economia e del Paese”.

Per questo motivo “l’industria del factoring chiede al governo di completare il quadro delle misure a sostegno della liquidità delle imprese – ha proseguito Galmarini -. In particolare Assifact, in vista del dibattito per la conversione in legge del prossimo Decreto Rilancio, propone di:

  • estendere la garanzia Sace, che il Decreto Liquidità ha introdotto per le operazioni di cessione dei crediti “pro solvendo” (salvo buon fine) anche a quelle “pro soluto”, in cui il rischio di insolvenza del debitore è trasferito alla società di factoring; Includere nella garanzia Sace anche le società di factoring cosiddette captive, che fanno le medesime operazioni ma non sono più intermediari finanziari dalla riforma del 2010 perché operano nell’ambito esclusivo di filiere produttive;
  • abrogare la disposizione contenuta nel comma 4 dell’art. 117 del Decreto che per i pagamenti degli enti sanitari introduce il blocco o la sospensione delle azioni esecutive e l’impignorabilità delle rimesse finanziarie;
  • traferite dalle Regioni alle aziende del proprio servizio sanitario. Secondo Assifact si tratta di una misura “notoriamente incostituzionale e lesiva della parità delle parti, in sfavore delle imprese e degli altri creditori, nonché sproporzionata e controintuitiva rispetto agli obiettivi e tale da favorire possibili comportamenti opportunistici degli enti a ulteriore svantaggio dei legittimi creditori;
  • non reintrodurre, al comma 4 bis dell’art. 117, le disposizioni che condizionano e impediscono la cessione dei crediti vantati verso il servizio sanitario nazionale.

Al governo Assifact chiede anche una serie di semplificazioni strutturali, burocratiche e operative, che renderebbero le operazioni di cessione dei crediti più veloci ed efficaci senza determinare costi a carico della finanza pubblica. Tra le proposte, la possibilità di cedere a banche e società di factoring (con relativa anticipazione degli importi), i crediti vantati nei confronti dell’Inps dalle imprese che hanno anticipato ai dipendenti della Cassa integrazione, e la creazione di una piattaforma digitale per la cessione dei crediti, con la collaborazione di tutti i soggetti interessati, che consentirebbe di snellire tutte le operazioni.