Farina, Ania: “Bene incentivi fiscali per messa a norma antisismica ma serve certificazione indipendente”

Ania Logo“Ania saluta con favore l’applicazione degli incentivi fiscali alla ristrutturazione e messa a norma antisismica per una platea quanto più ampia di soggetti. Bene, dunque, che i bonus si applichino oltre che a costruzioni adibite ad abitazione anche a costruzioni adibite ad attività produttive. Solo così, infatti si sarà in grado di incentivare l’adeguamento antisismico dell’intero patrimonio edilizio nazionale, con effetti positivi tanto per la sicurezza pubblica quanto per il bilancio dello Stato. Basti solo pensare, infatti, che negli ultimi 50 anni sono stati spesi, in media, tre miliardi di euro all’anno per gli interventi straordinari di sussidio alle popolazioni terremotate e di ricostruzione”. Così Bianca maria Farina, presidente dell’Ania, nel corso di un’audizione davanti alle commissioni congiunte della Camera e del Senato

“Perché la misura raggiunga l’effetto sperato, peraltro, è indispensabile che vi sia una certificazione indipendente della qualità dei lavori effettuati, per evitare che le risorse pubbliche vengano male impiegate e le opere finanziate non servano a mettere in sicurezza il patrimonio edilizio e, ancor di più, a garantire la sicurezza dei cittadini – ha aggiunto la numero uno dell’associazione -. Il caso dell’istituto alberghiero di Amatrice è un esempio di ciò. La certificazione della qualità dei lavori e della loro idoneità a conseguire un rilevante miglioramento antisismico deve essere effettuata da un terzo indipendente, come appena affermato, e secondo metodologie scientificamente rigorose. È noto che sono da tempo in fase di elaborazione proposte normative per la classificazione del rischio sismico. È infatti dell’ormai lontano 17 ottobre 2013 il decreto di nomina, da parte del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di un Gruppo di studio incaricato di formulare “una o più ipotesi normative per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni, finalizzata all’incentivazione fiscale di interventi per la riduzione dello stesso rischio, anche individuando le modalità di applicazione di incentivi fiscali a beneficio della riduzione del rischio ottenuta in virtù dell’intervento materialmente eseguito, valutate anche mediante l’adozione di una idonea metodologia di classificazione”.

I lavori del Gruppo di studio non hanno a tutt’oggi portato all’auspicata adozione di una normativa in materia. Cionondimeno, non si ritiene di poter condividere né la scelta di attribuire gli incentivi fiscali a prescindere da qualunque controllo sull’esecuzione a regola d’arte degli interventi, il che porterebbe al rischio di abusi appena evidenziato, né quella di rinviare la certificazione all’adozione di una normativa che potrebbe anche tardare ancora ad essere adottata, mentre l’Italia ha bisogno da subito di interventi concreti ed efficaci a sostegno del patrimonio edilizio. Si auspica, pertanto, una soluzione più rigorosa che faccia riferimento ad un sistema di certificazione di qualità affidato a soggetti esperti e certificati, i quali dovrebbero adottare, ai fini dell’attestazione, le migliori prassi disponibili allo stato dell’arte, nonché la normativa emanata ed emananda.

Si coniugherebbero in tal modo gli obiettivi di flessibilità operativa, celerità e certificazione degli interventi e, conseguentemente, del corretto impiego delle risorse finanziarie a disposizione dello Stato. L’intervento sopra sintetizzato bene si sposerebbe, poi, con incentivi fiscali all’assicurazione indennitaria decennale stipulata dall’appaltatore a favore del proprietario contro i danni materiali e diretti all’immobile, compresi i danni i terzi, cui l’appaltatore sia tenuto ai sensi dell’articolo 1669 del codice civile, nonché all’assicurazione contro il rischio sismico. Tali incentivi potrebbero sostanziarsi in una rinuncia da parte dello Stato all’imposta sui premi assicurativi che attualmente si attesta sulla gravosa aliquota del 22,25%. Il conseguente auspicato progressivo aumento del ricorso alla protezione assicurativa sgraverebbe lo Stato, per il futuro, di una parte anche consistente delle spese per il ripristino post-evento sismico che, invece, oggi sono a carico della parte pubblica.

Ania ritiene che potrebbe proficuamente valutarsi l’estensione dell’obbligatorietà delle coperture sopra descritte al di là di quanto già previsto dal D. Lgs. 20 giugno 2005, n. 122, per coprire i lavori effettuati in base alle regole sopra illustrate. Si avrebbe così la certezza che il denaro pubblico utilizzato per incentivare tali lavori è bene investito, escludendosi in tal modo la necessità dell’intervento dell’Erario nel caso di nuovi eventi sismici che dovessero colpire le unità strutturali oggetto dei lavori in questione. Se prendiamo comunque in considerazione le assicurazioni ad oggi sottoscritte contro il rischio sismico a copertura delle abitazioni e degli immobili adibiti ad attività produttive, si stima un minor gettito dello Stato derivante alla rinuncia all’imposta sui premi assicurativi, di 69,5 milioni di euro (18,6 milioni relativi ai premi per le assicurazioni per le abitazioni, 50,8 per quelli per le polizze su immobili destinati ad attività produttive). Il minor gettito derivante dagli incentivi fiscali sull’assicurazione indennitaria decennale stipulata dall’appaltatore può ritenersi trascurabile, data la scarsa diffusione, ad oggi, della copertura”.

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