Farina, Ania: “Il settore assicurativo è solido ma la vigilanza deve essere semplificata”

Ania LogoA fine 2015, i premi raccolti dall’industria assicurativa italiana hanno superato i 145 miliardi (più 2,5% rispetto al 2014), con un’incidenza sul Pil pari al 9%. I premi dei rami vita hanno sfiorato i 115 miliardi (circa l’80% del totale), in crescita del 4% rispetto all’anno precedente, proseguendo così un trend positivo pluriennale (più 22% nel 2013 e +30% nel 2014). I premi dei rami danni, pari a 32 miliardi di euro, sono risultati nel 2015 in calo per il quarto anno consecutivo. Tale andamento è dovuto in larga parte all’evoluzione del ramo r.c. auto, il più importante fra i rami danni, i cui premi sono risultati ancora in forte riduzione (-6,5%). Gli altri rami danni, invece, diversi dalla r.c. auto, hanno evidenziato nel 2015 una crescita (+1,1%), dopo il lieve recupero già registrato nel 2014. Questi i dati emersi nel corso dell’audizione del presidente dell’Ania, Maria Bianca Farina, davanti alla commissione Finanze della Camera dei Deputati in occasione dell'”Indagine conoscitiva sulle tematiche relative ai rapporti tra gli operatori finanziari e creditizi e la clientela”.

“Per avere un’idea della dimensione del servizio prestato alle imprese assicuratrici si può guardare alle somme corrisposte a favore degli assicurati per sinistri e prestazioni, pari nel 2015 a 147 miliardi di euro, cifra servita a tenere indenni famiglie e imprese dalle conseguenze economiche di eventi avversi – ha aggiunto Farina -. Nel settore operano 220 imprese di assicurazione stabilite in Italia; circa un terzo del mercato è detenuto da imprese facenti capo a soggetti economici esteri, soprattutto europei. Si tratta, dunque di un mercato aperto, in cui da anni operano anche grandi gruppi internazionali. Sul fronte della distribuzione, i canali sono molteplici e variegati: nei rami vita prevale la bancassicurazione e nei rami danni gli agenti, ma in entrambi i comparti operano anche broker e canali di vendita diretta, nei rami vita promotori finanziari. Lo sviluppo di canali relativamente nuovi e la riduzione del peso relativo dei canali tradizionali fa parte di una tendenza verso la multicanalità che caratterizza, con diverse modalità, tutti i mercati assicurativi europei. È una tendenza che riflette il diversificarsi dei bisogni degli assicurati e l’obiettivo degli assicuratori di rispondere nel modo più adeguato con prodotti e canali opportunamente diversificati. Dopo anni di sviluppo significativo, in particolare nei rami vita, l’assicurazione italiana ha recuperato solo parzialmente il ritardo che la caratterizza rispetto ai principali Paesi europei. Se si considera il rapporto tra premi raccolti e Pil, un indicatore che dà un’idea dell’incidenza del settore assicurativo sull’economia del Paese, le differenze sono molto evidenti. Nel settore delle assicurazioni danni il valore di tale rapporto è in Italia molto basso. In particolare, se dal totale premi delle assicurazioni danni escludiamo quelli del settore auto (copertura ovunque obbligatoria), il ritardo dell’Italia rispetto agli altri Paesi europei risulta del tutto evidente. Nel 2015, infatti, il rapporto tra premi danni non auto e Pil era pari allo 0,9% per l’Italia, mentre era il doppio in Spagna; Germania (2,5%), Francia (2,4%) e Regno Unito (2,1%, dato 2014) presentavano anch’essi valori nettamente superiori. Il relativo ritardo nella diffusione dell’assicurazione rappresenta un fattore di debolezza per l’intero sistema Paese. È un fatto che accresce la vulnerabilità delle nostre famiglie e delle nostre imprese, rende meno stabile il percorso di crescita economica”.

È essenziale, ha aggiunto Farina “che il quadro normativo persegua la stabilità del sistema, garantendo piena tutela ai risparmiatori e agevolando il finanziamento delle attività economiche. Gli articolati presidii di stabilità, sicurezza e tutela degli assicurati, seppur meritevoli di semplificazione e razionalizzazione, hanno dimostrato nel corso degli anni di funzionare, consentendo alle imprese di assicurazione di soddisfare gli impegni assunti nei confronti degli assicurati”.

L’industria delle assicurazioni è solida, con un patrimonio netto che a fine 2015 ammontava a 66 miliardi, con un indice di solvibilità (Solvency I) che si piazzava a “livelli di assoluta sicurezza”, mentre i primi dati calcolati secondo Solvency II attestano “un ulteriore miglioramento”. La resilienza del comparto (evidente nelle crisi del 2008 e del 2011-2012) è merito sia di un quadro regolamentare ben strutturato sia del comportamento “prudente”, degli operatori.

Il modello di business “ha costituito una potente salvaguardia contro la volatilità estrema dei mercati e contro le logiche finanziarie di breve periodo”. Secondo Farina, inoltre, Solvency II offre tutti i presidi prudenziali necessari per mantenere la stabilità finanziaria nel tempo (un caso d’insolvenza ogni 200 anni), e l’eventuale introduzione di requisiti patrimoniali specifici per il rischio sovrano, cosa di cui in sede Eiopa si parla da tempo, “potrebbero invece intaccare tale modello, mettendo in crisi un sistema assicurativo che ha sempre dato prova di grande stabilità”.

Farina, Ania: “Il settore assicurativo è solido ma la vigilanza deve essere semplificata” ultima modifica: 2016-07-14T16:53:07+00:00 da Redazione

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