Federconfidi, Caputo: riorganizzare il settore per rilanciare credito a pmi

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Federconfidi LogoCome cambierà il futuro dei confidi? Quali importanti decisioni occorre prendere per promuovere una nuova cultura del credito e garantire la sopravvivenza dell’intero sistema? A queste domande ha cercato di dare risposta lo scorso 4 luglio la consulta dei presidenti di Federconfidi, che riunisce i confidi di area confindustriale e rappresenta 24 consorzi e cooperative di garanzia collettiva fidi distribuiti sull’intero territorio nazionale, per un totale di oltre 190.000 piccole e medie imprese, garantendo ad esse finanziamenti per circa 6 miliardi di euro.

L’incontro ha coinvolto autorevoli esponenti del mondo dell’imprenditoria, della finanza e delle istituzioni del nostro Paese, che si sono confrontati sul delicato tema dell’accesso al credito per le imprese italiane.

Ogni volta che si parla di confidi due sono le parole che maggiormente ascoltiamo: riorganizzazione ed evoluzione. Sicuramente dovremo procedere con le riorganizzazioni intensificando le fusioni, ma non è tempo più di ingannare noi stessi. Perché le fusioni saranno utili solo se accompagnate da una inevitabile modifica delle strutture che porti da subito l’innalzamento dei volumi finanziari garantiti, una forte riduzione del cost/income e il miglioramento del margine operativo”, ha spiegato il presidente di Federconfidi, Rosario Caputo.

Per Caputo è necessario accompagnare la crescita strutturata dei confidi. “Anche se l’evoluzione del sistema non riuscirà a produrre i suoi effetti migliori se non procediamo ad una attenta condivisione sulle peculiarità che ormai caratterizzano il sistema dei confidi maggiori e confidi minori – ha aggiunto il presidente di Federconfidi -. Creando, in tal modo, poli di interesse e di rappresentanza che seppur agendo in modo parallelo si facciano carico delle specifiche finalità e che siano responsabili dei risultati rispetto all’attuale contesto di mercato. In sostanza un nuovo assetto aggregativo, purché realizzato tra strutture omogenee, potrebbe essere il preludio ad un reale cambiamento dell’attuale sistema di rappresentanza, rendendolo più forte e strutturato”.

Gli ha fatto eco il presidente della Piccola Industria di Confindustria Carlo Robiglio: “Il credito è sempre stato fattore strategico e lo è ancor di più in un contesto nel quale le imprese devono continuare ad investire, conquistare nuovi mercati, cambiare pelle per rimanere competitive. Oggi il tema della cultura del credito impone innanzitutto una riflessione sulle tendenze evolutive delle relazioni tra banche, confidi e Pmi, alla luce dei significativi cambiamenti dell’attuale contesto normativo a livello internazionale e nazionale”. Tra le novità in grado di produrre esiti positivi c’è, secondo Robiglio, la riforma del Fondo di Garanzia per le pmi, entrata in vigore lo scorso marzo, che valorizza il ruolo dei confidi, in particolare quelli più strutturati. “Le imprese dovranno prepararsi a questi cambiamenti per non esserne spiazzate – ha concluso -. E i confidi potranno, anzi, dovranno, assumere una funzione strategica di veri e propri mediatori culturali per le piccole e medie imprese e per farlo sarà necessario proseguire nel percorso di rafforzamento patrimoniale e organizzativo intrapreso già da tempo”.