Federpromm: consulenza finanziaria, superare il contratto di agenzia per favorire un ricambio generazionale

Federpromm LogoL’età media dei consulenti finanziari si attesta intorno ai 50 anni. I giovani con meno di 30 anni rappresentano solo il 2% della forza lavoro. Per questo motivo Federpromm-Uiltucs sottolinea la necessità di un ricambio generazionale nel comparto.

Recentemente tali problematiche sono state sollevate da una vasta platea di interlocutori: dalle associazioni di tendenza e organizzazioni di categoria che, preoccupate degli scenari futuri e quindi della perdita di una forza lavoro intellettuale per la professione svolta dal consulente finanziario, scalpitano per trovare soluzioni tampone al fine di mantenere un organico nelle reti di collocamento che sia in grado di potenziare il loro business e i loro affari”, si legge in una nota. 

Il sindacato di categoria pone l’accento sulla necessità di mettere in rilievo i veri problemi strutturali che hanno determinato nel tempo questa situazione. “Prospettare ipotesi solo sul piano formativo con le università, come spesso il dibattito in corso ha canalizzato gli interventi da fare, o invogliare i giovani con borse di studio e minimi appannaggi economici non fa altro che renderli precari nel circuito delle relazioni e della intelaiatura dei rapporti  contrattuali all’interno del sistema delle reti”, spiega il comunicato.

Federpromm-Uiltucs più volte è intervenuta sul tema mettendo in evidenza le reali contraddizioni che lo stesso sistema ha messo in piedi fin dal 1991 con la legge sulle Sim con l’applicazione del modello dei contratti di agenzia, senza rendersi conto che prima o poi tale sistema sarebbe entrato in tilt.

La professione di consulente presenta per un giovane momenti di difficoltà che non possono essere ignorati e primo fra tutti proprio la sua definizione a livello contrattuale: il contratto di agenzia. Il contratto di agenzia “porta necessariamente il consulente a individuare possibili potenziali sottoscrittori prevalentemente sui prodotti e servizi della casa mandante a cui è legato dal vincolo di monomandato, che non permette allo stesso consulente di prospettare al cliente una visione a tutto campo dei servizi e prodotti finanziari presenti sul mercato, anche se gli attuali obblighi normativi prevedono la best execution per la tutela dello stesso cliente”. 

Inolte, precisa Federpromm, quanto raccolto va a formare un pacchetto clienti la cui titolarità è della casa mandante e non del consulente, che se vuole esperire un nuovo percorso deve iniziare nuovamente l’iter della raccolta di nuove sottoscrizioni.

Pertanto “definire lavoro imprenditoriale la consulenza finanziaria attualmente è un po’ azzardato, nonostante sia importante navigare in tale direzione e cercare soluzioni adeguate che comunque vedano una revisione del contratto di agenzia e di conseguenza del rapporto di monomandatario”. La revisione, secondo il sindacato di categoria, non può essere risolta “dalla figura del consulente indipendente, aggiunta ad una garanzia di reddito per i primi mesi di attività messa potenzialmente in campo soprattutto dalle reti”.

Non si tratta di lavorare per alzare il numero dei consulenti “quanto piuttosto dare alla professione una dignità e un riconoscimento che ne premi la professionalità, importante per l’economia del Paese in quanto si tratta di assistere consigliare e indirizzare al meglio il risparmio delle famiglie italiane, e anche l’imprenditorialità che potrà essere declinata anche come una maggiore fidelizzazione alla attività”.