Federpromm: “Servono più visibilità e più diritti per le consulenti finanziarie”

Federpromm LogoÈ necessario dare più visibilità alla professione della consulente finanziaria, una carriera che può offrire buone possibilità di realizzazione ma che dovrebbe ricevere una tutela maggiore, dalla maternità al welfare , per offrire alle donne maggiore stabilità, considerato il ruolo che svolgono nell’ambito familiare e non solo”. Questo l’appello della Federpromm-Uiltucs nel giorno della festa delle donna.

La conciliazione ha di certo un costo ma, pure in tempi di difficoltà come l’attuale, si può comunque lavorare per l’attivazione di interventi innovativi e flessibili che valorizzino le specificità territoriali mettendo sinergicamente insieme i vari attori sociali per promuovere un riequilibrio delle responsabilità familiari fra i sessi ma anche per una riorganizzazione più mirata dei servizi sociali già esistenti”, aggiunge il sindacato di categoria.

L’organizzazione ricorda come le donne iscritte all’Albo unico dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede risultano essere nel 2019, 11.493 in diminuzione del 2,8% rispetto al 2018. Molto meno i dati al femminile che riguardano le iscrizioni all’Oam. “D’altronde è tutta l’offerta del lavoro al femminile a subire nell’era Covid una flessione: nel secondo semestre 2020 si registrano 470mila occupate in meno con un calo del 4,7% in particolare il 5,1,% nel lavoro autonomo. In merito non si può non rilevare come in questi anni si sia continuato a dare una considerazione insufficiente a come la partecipazione delle donne al mercato del lavoro sia una risorsa determinante a livello di competitività”, aggiunge la Federpromm-Uiltucs.

Per far crescere il Paese “si potrà anche e soprattutto mettere in atto tutti i programmi di politica economica come giustamente ci sono stati e ci vengono attualmente prospettati ma resta il fatto che la inversione di tendenza potrà essere avviata se il Paese sarà in grado di rivedere radicalmente una cultura del lavoro che, nonostante i progressi e le dichiarazioni di intenti di questi ultimi anni, colloca l’Italia, per quanto concerne l’occupazione femminile e la rappresentanza delle donne nelle istituzioni, nei posti di coda fra i Paesi europei”, conclude.