
Nel 2026 le compravendite immobiliari aumenteranno tra l’1% e l’1,5%, superando le 770.000 transazioni registrate ne 2025, mentre i prezzi saliranno di circa il 2%. A trainare il mercato sarà il settore residenziale già edificato, a causa della carenza di nuove unità e di soluzioni riqualificate.
Le previsioni arrivano dal Sentiment Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d’affari) relativo al 1° quadrimestre 2026, che sul fronte delle locazioni stima una crescita dei canoni, dovuta al perdurare di una domanda superiore all’offerta, all’interno di un mercato che tende ad essere orientato verso formule contrattuali maggiormente flessibili.
L’indagine, realizzata dall’ufficio studi della Fimaa, è dedicata a Il mercato immobiliare residenziale in 90 città italiane nel primo quadrimestre 2026. E indica nella casa ancora l’investimento prioritario delle famiglie italiane, registra anche un crescente interesse da parte di investitori stranieri.
“Il Sentiment evidenzia un mercato residenziale strutturato, con possibili oscillazioni territoriali, ma comunque solido – afferma Santino Taverna, presidente di Fimaa Italia -. Si assiste alla carenza di prodotto nuovo o rigenerato che influisce sui valori delle unità. La domanda è orientata anche verso tipologie diverse dal passato: soluzioni flessibili, spese di gestione contenute e servizi di prossimità in risposta alle mutate esigenze del mercato. Bilocali e trilocali sono le unità maggiormente richieste da lavoratori mobili, studenti, famiglie non più numerose e persone della terza età. Il mercato della locazione continua invece a mostrare forti segnali di tensione su tutto il territorio nazionale”.
Le compravendite nei primi 4 mesi del 2026
Per quanto riguarda le compravendite, nel primo quadrimestre del 2026, il 35% degli operatori Fimaa rileva che l’offerta stia rallentando, mentre il 54% ritiene l’offerta assestata sugli stessi livelli con una domanda stabile.
Un terzo degli operatori ritiene che i prezzi possano aumentare. Il numero delle compravendite rimane stabile per il 50% degli operatori mentre per il 27% le transazioni potrebbero aumentare. Fimaa sottolinea che il principale motore del mercato rimane l’acquisto della prima casa (30%), che potrebbe crescere con la maggior facilitazione dell’accesso al credito. A frenare le intenzioni di acquisto per l’usato da riqualificare sono principalmente i costi elevati di ristrutturazione (33%) e la ridotta capacità di spesa delle famiglie erosa dall’aumento dei costi energetici e dall’inflazione (25%). Le transazioni di nuova costruzione sono circa 54.000 unità, pari al 7% del mercato.
“Questo trend è determinato da una serie di fattori, a iniziare dai prezzi più elevati del nuovo e della maggiore competitività determinata dai costi di riqualificazione dell’usato – precisa Andrea Oliva, responsabile dell’ufficio studi di Fimaa Italia -. Dal 2010 ad oggi, i prezzi delle abitazioni nuove sono cresciuti del 30%, mentre quelli dell’usato sono calati mediamente dell’11%. Dall’analisi, inoltre, emerge un clima di prudenza, legato alla diminuzione della capacità di spesa dettata dal costo dell’energia e dall’inflazione”.
Locazioni, l’offerta va incontro a un’ulteriore contrazione
Per quanto riguarda le locazioni, la Federazione prevede una contrazione dell’offerta. I canoni di locazione dovrebbero crescere in media tra il 3 e il 4%, con i contratti concordati che potrebbero subire aumenti più sostanziosi (5% studenti).
Il report evidenzia ancora un marcato squilibrio tra domanda e offerta anche per i mesi a venire. Per il 64% degli operatori la richiesta sarà in crescita, mentre per il 58% l’offerta continuerà a diminuire.
“Anche se, nel 2025, la locazione di lungo periodo è rimasta la tipologia più utilizzata (39%), il suo peso si è progressivamente ridotto – conclude Gian Luca Sondali, delegato dell’ufficio studi al comparto residenziale e urbano di Fimaa Italia -. Risultano in crescita invece per i contratti transitori (29%) a conferma di una domanda sempre più orientata alla flessibilità abitativa. I contratti agevolati infine, raggiungono circa il 32% del totale, con un ruolo significativo sia del concordato (25%) che per gli studenti (7%)”.
























