Focarelli, Ania: “Incentivare le adesioni alla previdenza complementare”

Ania Logo“La flessibilità dei requisiti pensionistici costituisce senz’altro un obiettivo condiviso, che facilita l’andata in quiescenza anticipata da parte dei lavoratori interessati favorendo al tempo stesso il ricambio generazionale e il conseguente trend occupazionale. Al di là dei meccanismi con i quali il governo intenderà finanziare l’anticipazione delle prestazioni in caso di maggiore flessibilità dei requisiti, un importante contributo può derivare dalla previdenza complementare, permettendo di utilizzare il montante previdenziale accumulato quale rendita temporanea in grado di finanziare, in tutto o in parte, la pensione per il periodo di anticipazione”. Così Dario Focarelli, direttore generale Ania, nel corso dell’audizoine davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Def, il Documento di economia e finanza.

Lo Stato, ha aggiunto Focarelli, può spingere in questo senso “mediante interventi in due direzioni: favorire maggiori livelli di adesione alla previdenza complementare in via generale e, in maniera più mirata, incentivare fiscalmente il ricorso alle risorse accumulate nei fondi pensione finalizzato all’anticipazione”.

Sebbene il 2015 abbia visto un ulteriore incremento delle adesioni alle forme previdenziali, oggi pari a 7,3 milioni di italiani, il risultato, per Focarelli “suscita una soddisfazione relativa, dato lo sviluppo ancora largamente inferiore alle attese e alle necessità della previdenza complementare, cui fanno riferimento risorse destinate alle prestazioni limitate a circa 138 miliardi, una quota marginale rispetto alle attività finanziarie complessive detenute dalle famiglie italiane. 

Sono livelli insufficienti per un paese che vuole dotarsi di un sistema di welfare moderno. L’esigenza di dotarsi di una pensione complementare rimane indifferibile, soprattutto per larga parte di giovani, donne, lavoratori delle piccole e medie imprese.

È necessario uno sforzo collettivo di tutte le parti interessate verso il comune obiettivo di rivitalizzare le adesioni. Occorre accrescere la consapevolezza dei cittadini sulle proprie esigenze previdenziali. L’Inps ha di recente introdotto la possibilità di stimare la pensione attesa e si appresta a inviare l’informativa a svariati milioni di cittadini. Il passaggio è positivo e può contribuire gradualmente a favorire maggiore responsabilizzazione da parte dei cittadini sulla necessità di dotarsi di una pensione complementare.

L’azione di sensibilizzazione dovrebbe estendersi anche a far conoscere i vantaggi connessi all’iscrizione a un fondo pensione, quali:

  • fiscalità di favore riconosciuta all’investimento previdenziale;
  • diversificazione dell’investimento rispetto al sistema previdenziale di base (ripartizione pura a capitalizzazione collettiva quello di base, capitalizzazione individuale quello complementare);
  • performance finanziarie di lungo periodo, in media premianti rispetto agli impieghi di breve termine;
  • pluralità dell’offerta, caratterizzata da costi di norma più contenuti rispetto ai comuni prodotti finanziari o assicurativi;
  • condizioni di flessibilità e liquidabilità della posizione previdenziale maggiori di quelle previste per il Tfr lasciato in azienda.

Andrebbero anche vinte le motivazioni alla base della mancata adesione di coloro che, pur essendo consapevoli della convenienza e dell’opportunità di aderire, non hanno fiducia in un sistema talvolta complesso e articolato. L’opera informativa non dovrebbe trascurare i datori di lavoro con riferimento alle misure compensative previste dalla legge a fronte della “perdita del Tfr” dei lavoratori che aderiscono alla previdenza complementare.

In più, sarebbe senz’altro opportuno semplificare le norme fiscali sui fondi pensione e ripensare la tassazione sui rendimenti. L’attuale disciplina fiscale è basata com’è noto su un sistema di tipo “Ett” (deducibilità dei versamenti, tassazione dei rendimenti finanziari in fase di accumulo e tassazione delle prestazioni al momento del pensionamento), a differenza di molti altri paesi che prevedono un sistema “Ett” in cui i rendimenti finanziari durante la fase di accumulo sono esenti da tassazione. Anche in Italia sarebbe utile passare a tale configurazione che, differendo la tassazione, potrebbe ulteriormente incentivare le adesioni, oltre a semplificare gli adempimenti gestionali per gli operatori di settore.

Invece, su questo fronte continuano a venire, come detto, segnali negativi e contrari, che hanno visto aumentare la tassazione sui rendimenti delle forme previdenziali.

Lo stesso limite di deducibilità fiscale dei contributi destinati alla previdenza complementare risale a circa vent’anni fa e risulta oggi obsoleto. Pur comprendendo le esigenze di finanza pubblica, tale tetto potrebbe essere indicizzato o aggiornato automaticamente nel tempo, specialmente in caso di aderenti che intendano iscrivere familiari, in caso di trasferimento intergenerazionale del risparmio a favore delle pensioni complementari dei più giovani, oppure quando il lavoratore intenda finanziare l’uscita anticipata.

Infine, andrebbe introdotto un “diritto di ripensamento” nel conferimento del Tfr maturando, in modo da rendere la scelta più flessibile e reversibile, con possibili effetti positivi sulla propensione ad aderire”.

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Focarelli, Ania: “Incentivare le adesioni alla previdenza complementare” ultima modifica: 2016-04-19T11:16:47+00:00 da Redazione

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